Marta Vincenzi condannata a 5 anni, alluvione a Genova/ Le possibili motivazioni della sentenza

- Silvana Palazzo

Marta Vincenzi condannata a 5 anni, alluvione a Genova, l’ex sindaco “sono distrutta”, ipotesi domiciliari. Non dovrebbe finire in carcere l’ex primo cittadino del capoluogo ligure

firme false m5s
(LaPresse)
Pubblicità

Anche per Marta Vincenzi, ex sindaco di Genova condannata a 5 anni di reclusione per i reati di disastro, omicidio colposo plurimo e falso in relazione all’alluvione del 2011, vale il discorso che caratterizza ogni sentenza. Bisognerà dunque attendere di leggere le motivazioni per rendersi conto di quali siano state le ragioni che hanno portato i giudici alla condanna ma, come riportato da Il Secolo XIX, il convincimento è che all’ex prima cittadina del capoluogo ligure sia stata attribuita una “responsabilità precisa e non delegabile, che riguarda l’organizzazione della macchina d’emergenza di fronte a un disastro, che era stato previsto”. Un ruolo che d’altronde le spetta in qualità di capo e coordinatore della protezione civile come previsto dalla legge. Sconfitta la tesi dei suoi avvocati, i legali Stefano Savi e Franco Coppi, che hanno provato ad abbattere l’accusa sostenendo che un politico, in situazioni simili, non può che affidarsi ai tecnici. (agg. di Dario D’Angelo)

Pubblicità

VINCENZI NON ANDRA’ IN CARCERE PER IL “SALVA PREVITI”

E’ stata condannata a 5 anni per i reati di disastro, omicidio colposo plurimo e falso, l’ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi, per i fatti risalenti al 2011, l’alluvione che uccise sei persone. Scioccato l’ex primo cittadino del capoluogo ligure, che comunque, non dovrebbe fare neanche un giorno di carcere. Come sottolineato dal Secolo XIX, se la Cassazione confermerà la sentenza, per la Vincenzi si prospetteranno “cinque anni” ai domiciliari. In suo favore c’è infatti la norma “salva Previti”, che elimina il carcere alle persone che hanno compiuto almeno i 70 anni di età. Tale legge permette appunto alle persone anziane di non finire dietro alle sbarre, a meno che queste non siano pedofili o delinquenti abituali. L’iter dovrebbe prevedere attorno ai 9/12 mesi di domiciliari (scontati probabilmente per buona condotta), quindi un affidamento ai servizi sociali: «Dove – le parole degli gli avvocati della Camera Penale di Genova ai microfono de Il Secolo XIX – occorre attendere a oggi almeno 6 mesi per avere un pronunciamento». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

Pubblicità

IL COMMENTO DELLA VINCENZI

Sono cinque gli anni di reclusione ai quali è stata condannata l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi. Una pena che ha scosso tutti, in aula, dal suo avvocato difensore, rimasto letteralmente senza parole, al marito dell’imputata colto da malore al momento della lettura della sentenza. Intercettata dai microfoni dell’agenzia di stampa Ansa, la Vincenzi ha replicato con brevissime parole durante il rientro nella sua abitazione a Rivarolo: “Non so se riuscirò ad andare avanti”. Un dubbio che va a confermare quanto quella condanna, giunta oggi in modo sonoro, l’abbia particolarmente turbata. L’accusa ha ribadito come politici e tecnici, nonostante l’allerta 2 diramata, la mattina dell’alluvione decisero di non chiudere le scuole né chiusero con tempestività le strade, nonostante le notizie allarmanti giunte in modo ampiamente preventivo. Due ore, nello specifico, durante le quali si sarebbe potuto certamente evitare l’immane tragedia con alcuni accorgimenti che, tuttavia, secondo l’accusa non vennero messi in atto. E così, oltre a non fare quanto in loro dovere, scrisse il pm, i vertici del Comune “falsificarono il verbale alterando l’orario dell’esondazione” al fine di sostenere la tesi secondo la quale quel giorno in città si abbatté una bomba d’acqua non prevedibile. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

DIFESA SENZA PAROLE, MARITO SVIENE

Stefano Savi, l’avvocato difensore dell’ex sindaca Marta Vincenzi, subito dopo la sentenza che l’ha condannata in Appello a Genova a 5 anni di reclusione per i morti del Fereggiano del novembre 2011, ha voluto commentare l’esito del processo con un secco: “Non ho parole”. Lo riferisce il quotidiano La Stampa che riporta le prime reazioni a caldo del legale che ha aggiunto: “Dovremmo attendere la Cassazione per insistere sull’applicazione delle norme sull’omicidio colposo”. Intanto, subito dopo la lettura della sentenza di condanna, il marito dell’ex sindaca di Genova ha subito un malore svenendo in aula. Secondo le indiscrezioni, Bruno Marchese avrebbe iniziato a tremare e quindi si sarebbe accasciato a terra, mentre l’avvocato dell’imputata lo ha soccorso per primo, in attesa dell’intervento dei sanitari del 118 prontamente allertati dal personale del tribunale. In quel momento, Marta Vincenzi non era in aula. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

CONFERMATA PENA IN APPELLO PER EX SINDACA DI GENOVA

Marta Vincenzi, ex sindaco di Genova, è stata condannata anche dalla Corte d’Appello a 5 anni per l’alluvione del novembre 2011, quando persero la vita sei persone, 4 donne e 2 bambine. I giudici hanno quindi confermato la pena: di fatto questo è l’ultimo verdetto prima di un eventuale ricorso in Cassazione. Durante la lettura della sentenza comunque l’ex sindaco Marta Vincenzi non era presente in Aula, suo marito Bruno Marchese invece si è sentito male dopo. Sono stati momenti di paura in aula: è stato necessario l’intervento del 118 per il malore. L’uomo è stato soccorso anche dall’avvocato della moglie che gli ha prestato le prime cure. La vicenda legata all’alluvione di Genova va avanti da circa 7 anni. Secondo l’accusa, la tragedia poteva essere evitata: politici e tecnici genovesi non chiusero le scuole nonostante l’allerta 2 e la mattina dell’alluvione non chiusero tempestivamente le strade. 

ALLUVIONE GENOVA 2011, VINCENZI CONDANNATA A 5 ANNI

Dopo la tragedia venne aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo plurimo contro ignoti. Grazie alle testimonianze dei cittadini, alle loro foto e video, gli investigatori scoprirono che la verità contenuta nei verbali presentati dagli uffici comunali era ben diversa da quanto realmente accaduto. E quindi vennero ipotizzate le accuse in merito al verbale “taroccato”: falso e calunnia, perché gli imputati scrissero nel documento che il volontario di Protezione civile monitorava l’andamento dell’acqua, invece non arrivò mai sul posto. I vertici della macchina comunale dunque «falsificarono il verbale alterando l’orario dell’esondazione». Per gli inquirenti quel documento venne alterato per sostenere la tesi che quel giorno si abbatté una bomba d’acqua imprevedibile. Le vittime sono Shpresa Djala, 29 anni, conle figlie Gioia (8 anni) e Janissa di 10 mesi, Serena Costa (18), Angela Chiaramonte (40) ed Evelina Pietranera (50).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

I commenti dei lettori