SEXTORTION, COME FUNZIONA L’ESTORSIONE DELLE CHAT HOT/ Così in Marocco ricattavano gli italiani: 23 arresti

- Dario D'Angelo

Sextortion, cos’è e come funziona l’estorsione a sfondo sessuale. Marocco, ricattavano italiani: 23 arrestati. Le ultime notizie sul fenomeno: in Svezia è equiparato allo stupro.

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(LaPresse)
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“Sextortion”, estorsione sessuale via internet: si chiama così il nuovo fenomeno del web. “Strikeback” è invece il nome dell’operazione che ha portato all’arresto di 23 marocchini, accusati di estorsione a sfondo sessuale. Si tratta di una vera e propria organizzazione specializzata in questo tipo di ricatto via internet. La polizia postale ha dedicato un pool investigativo a questo fenomeno sin dal 2015. Gli investigatori però spiegano che «per la stessa natura di questo tipo di condotta criminale, chi cade nella rete spesso non denuncia la subita estorsione». Per questo i dati vanno presi con le pinze. Dal 2013 sono stati registrati oltre cinquemila casi, con una media di quasi tre al giorno, e un aumento delle denunce di oltre il 500% in tre anni. La Sextortion è un reato in crescita esponenziale in Italia. In Svezia però è equiparata allo stupro: nel novembre 2017 un uomo di 41 anni è stato condannato a 10 anni di carcere per aver violentato 26 minori in tre Paesi diversi, pur non avendo mai incontrato le vittime. (agg. di Silvana Palazzo)

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IL SELVAGGIO MONDO DELLE TRUFFE VIA SOCIAL

Un gruppo composto da 23 marocchini è stato arrestato dopo una serie di ricatti effettuati online. Come vi abbiamo già spiegato, si tratta di truffe a luci rosse, in cui il malcapitato di turno, si mostra nudo o in atteggiamenti piccanti, per poi essere minacciato con la pubblicazione dei suoi video online. Si tratta di un sistema ben noto e molto diffuso sui social. Capita infatti spesso e volentieri che su Facebook o Instagram alcune ragazze chiedano amicizie ai ragazzi, e che subito dopo inizi a chattare. La conversazione si fa subito bollente e in breve tempo si passa all’argomento sesso, e via discorrendo. E’ un sistema che orma da anni è diffuso sul web, da quando cioè i social network hanno preso il sopravvento, e che hanno truffato svariati utenti che il più delle volte, lasciatecelo dire, risultano essere troppo ingenui. Basterebbe infatti una minima precauzione, o cercare di domandarsi come mai una ragazza attraente si stia spogliando davanti a noi dopo cinque minuti, per capire che la truffa è dietro l’angolo. Queste bande di malviventi, assoldando appositamente belle ragazze (ma anche ragazzi), per poi far loro agganciare il truffato, estorcendogli del denaro. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

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SGOMINATA UNA BANDA DI TRUFFATORI

La Polizia postale italiana e la Gendarmerie Royale del Marocco hanno disarticolato un’organizzazione criminale avente base nel Paese nordafricana specializzata nella cosiddetta “Sextortion”, estorsione a sfondo sessuale nella cui rete erano finiti anche diversi italiani. Tutto aveva inizio attraverso la richiesta di amicizia su Facebook di una bellissima ragazza. Da qui il vortice risucchiava la vittima in maniera molto rapida: si iniziava attraverso semplici conversazioni, ma presto le chat diventavano prima fitte di provocazioni e poi bollenti, fino a sfociare in video-chat che si rivelavano letali per chi cadeva nella trappola dei marocchini. Dopo aver fatto compromettere le vittime, infatti, aveva inizio il ricatto: o paghi o diffondo i filmati in rete rovinando la tua reputazione. Le minacce erano molto circoscritte: i filmati sarebbero stati condivisi sui profili Facebook degli amici della vittima e addirittura su YouTube. Un ricatto bello e buono al quale molte persone, tra cui diversi italiani, hanno finito per piegarsi.

I PAGAMENTI E LE INDAGINI

L’estorsione a sfondo sessuale dell’organizzazione marocchina è stata smascherata in primis dagli agenti della Polizia Postale che, come riportato da Il Corriere della Sera, è riuscita a risalire agli autori della sextortion attraverso un’indagine molto fitta. Attraverso i nickname degli estorsori, gli agenti hanno scoperto il nominativo o l’indirizzo di pagamento alla quale la somma estorta veniva spedita: il tutto sfruttando i pochi dati a disposizione come indirizzo di posta elettronica e il numero della transazione effettuata. Da sottolineare anche la collaborazione con le forze di polizia africane che hanno individuato i responsabili delle estorsioni in diversi Paesi, tra cui appunto il Marocco. Proprio nel Paese nordafricano le società di money transfer ricevevano il denaro richiesto e lo incassavano in diverse città marocchine. La Polizia fa sapere che il fenomeno delle estorsioni a sfondo sessuale è in deciso aumento: solo dal 2012 al 2015 il numero delle denunce è cresciuto di oltre il 500%.

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