EGIZIANO ARRESTATO PER TERRORISMO/ Insegnava l’odio ai bimbi, ora solo l’amore può strapparli alla morte

- Massimo Romanò

Abdel Rahaman Omer, cittadino italiano di origine egiziana, è stato arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale e di aver indottrinato bambini. MASSIMO ROMANO’

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LaPresse

Quando si è bambini non si può avere paura. A quattro o cinque anni si sgranano gli occhi davanti al mondo, non sfugge nulla. Tutto sembra bello e nuovo, non c’è porta che non si voglia aprire. Basta dare la mano a tua madre o a tuo padre e qualsiasi timore svanisce. Nascono mille domande, si cercano mille risposte e c’è sempre qualcuno al tuo fianco che prova a spiegarti. A quattro o cinque anni si comincia a vivere e c’è bisogno di qualcuno che ti insegni la bellezza della vita, che ti insegni ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. C’è sempre un sorriso che ti indica la strada.

Ma non è così per tutti. Dalla Siria arrivano immagini che si fatica a guardare. Bambini che escono dalle macerie delle loro case distrutte dalle bombe; impolverati, malconci, con gli occhi sgranati che raccontano il terrore. Quei piccoli corpi vagano perduti tra strade che non conoscono più. Molti hanno perso madre e padre, non sanno dove andare, non piangono nemmeno, non hanno lacrime. Ma non è solo questo, non ci sono solo i teatri di guerra a raccontarci le vite spezzate di bambini innocenti, perché la storia che arriva da Foggia racconta come la follia umana, l’odio e la cattiveria arrivino a violentare la coscienza dei più piccoli, con le parole al posto delle bombe.

Abdel Rahaman Eldin Mostafa Omer, cittadino italiano di origine egiziana, sposato con una donna italiana, è stato arrestato con l’accusa di terrorismo internazionale e, peggio ancora, di aver insegnato a una decina di bambini il concetto di guerra santa. Spiegava loro che per ottenere il paradiso occorreva morire in battaglia. Non sono fantasie, è tutto vero; le sue lezioni sono state intercettate per mesi dagli uomini dell’antiterrorismo. “Vi invito a combattere i miscredenti — diceva loro —, con le vostre spade tagliate le loro teste, con le vostre cinture esplosive fate saltare in aria le loro teste. Occorre rompere i crani dei miscredenti e bere il loro sangue per ottenere la vittoria”. Insieme alle parole venivano proiettati video in cui si inneggia alla jihad, con istruzioni su come costruire armi e dove si parla dell’obbligo “di distruggere le chiese e trasformarle in moschee”.

Quali saranno le conseguenze di questa follia sul futuro di questi bambini non lo sappiamo. Quello che è certo è che in loro qualcuno ha instillato, con la violenza, il germe dell’odio. Sono stati tutti affidati alle cure di specialisti, che dovranno verificare le loro condizioni psicologiche e decidere la strada migliore per aiutarli a crescere.

Il problema per noi è non far finta di niente, pensare che quello di Foggia sia un caso isolato, opera di un folle senza storia. Il mondo è pieno di bambini che muoiono innocenti, vittime di guerre scatenate dall’odio. Sepolti dalle macerie o violentati nel loro cuore, costretti a imparare a uccidere quando non si ha ancora coscienza di cosa sia la vita, educati a pensare che l’altro sia un nemico da abbattere. Ma un mondo che uccide l’innocenza è soltanto un mondo destinato a morire.

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