Fabrizio Frizzi, emorragia cerebrale causata da un tumore?/ Luca Giurato choc e la Panicucci si infuria

Fabrizio Frizzi, l’emorragia cerebrale causa della morte è un tumore non operabile? Parte il dibattito dopo un articolo di Melania Rizzoli su Libero che approfondisce la natura del trauma

28.03.2018 - Carmine Massimo Balsamo
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Fabrizio Frizzi (LaPresse)

Novità importanti riguardo alla morte di Fabrizio Frizzi potrebbero essere arrivate da Mattino 5. Luca Giurato è ospite nello studio di Federica Panicucci per parlare ancora del conduttore, della sua morte, della sua eredità e del suo funerale che sta per tenersi a Roma. Proprio durante il ribattito è Luca Giurato che alza il sipario sulla malattia del suo collega rivelando quelle che potrebbero essere le cause della morte. Già nei giorni scorsi si è parlato molto della “misteriosa malattia” di cui Frizzi non aveva ancora voluto parlare ma che in molti avevano giù riconosciuto come un tumore invasivo e ormai in stadio avanzato. A quanto pare, Luca Giurato sa bene che quello che ha ucciso Fabrizio Frizzi è un tumore al cervello di cui il conduttore conosceva l’esistenza prima del suo malore nello studio de L’Eredità. Frizzi era già in cura e stava cercando di lottare per sconfiggere la malattia o, comunque, “ridurla” per poi passare ad un prossimo step, magari l’intervento. Lo stesso conduttore aveva parlato di cure e di test che avrebbero dato i loro frutti proprio il prossimo mese ma così non è stato e Frizzi non è riuscito né a vedere i primi miglioramenti e nemmeno a parlare al pubblico di quello che lo ha colpito e la malattia contro cui stava combattendo. (Hedda Hopper)

L’EMORRAGIA CEREBRALE E L’ICTUS

Infuria il dibattito su quale sia stata la causa della morte di Fabrizio Frizzi, stroncato lunedì da una emorragia cerebrale, già colpito meno di sei mesi fa da una ischemia durante la registrazione di una puntata de L’Eredità. Grande cordoglio del mondo televisivo, con la camera ardente visitata da migliaia di persone per uno dei personaggi più amati del piccolo schermo. Una emorragia cerebrale dovuta a qualcosa di ben preciso, ma ancora non divulgato e non ipotizzabile in assenza dei valori e delle analisi di Fabrizio Frizzi. Eppure, senza mai nominare la parola “tumore”, rimbalzata invece su molti siti e blog, Melania Rizzoli su Libero ha dato la sua opinione del perchè e soprattutto del come questa emorragia cerebrale improvvisa non gli abbia lasciato scampo, sottolineando che il conduttore è stato molto sfortunato: “La temibile emorragia cerebrale che lo ha colpito non sempre causa la morte, soprattutto in pazienti che sono sottoposti a cure mediche quotidiane e sotto stretto controllo, sia clinico che radiologico, per varie patologie, e perché tutto dipende da dove essa si manifesta”. Melania Rizzoli ha sottolineato che l’emorragia cerebrale è una sindrome neurologica acuta, causata dalla rottura di un vaso arterioso nel cervello, con stravaso di sangue nel parenchima cerebrale. Diversi gli eventi provocati dal danno vascolare, dall’aneurisma all’ipertensione arteriosa, fino a tumori cerebrali primitivi o metastitici.

FABRIZIO FRIZZI, LA CAUSA DELLA MORTE

Nel caso specifico di Fabrizio Frizzi, Melania Rizzoli ha sottolineato che la rottura del vaso sanguigno nella testa con conseguente perdita di sangue è avvenuta all’interno del cervello stesso, dentro la massa cerebrale bianca o grigia o dentro le sue cisterne. In questo caso la situazione si complica considerevolmente, perché “i sintomi compaiono all’ improvviso, senza prodromi, e possono evolvere anche molto rapidamente”. Ricordiamo tutti che lo scorso ottobre 2017 Fabrizio Frizzi è stato colpito da un malore riconducibile a una patologia cerebrale, con quella ischemia che era stata il primo campanello di allarme di una patologia che non era stata operata, bensì “che aveva segnato i presupposti della sindrome neurologica che lo ha condotto all’ emorragia fatale”, sottolinea Melania Rizzoli. Nonostante le sue condizioni di salute precarie, Fabrizio Frizzi ha comunque vissuto la sua vita di sempre, continuando normalmente a lavorare nonostante le cure quotidiane radioterapiche e chemioterapiche: “un esempio per tanti”, conclude la Rizzoli.

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