PAVIA, ANTIFASCISTI “MARCHIATI” CON ADESIVI SULLA PORTA DI CASA/ Ultime notizie: si temono spedizioni punitive

- Dario D'Angelo

Pavia, antifascisti “marchiati”: monta lo sdegno dopo che moltissime case sono state segnate con adesivi con la scritta, “qui ci abita un antifascista”. Dopo il raid la reazione dei sindaci.

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Raid antifascista a Pavia, foto da Facebook

Sono almeno una quindicina i pavesi che hanno trovato questa mattina sulla porta di casa un adesivo con la dicitura “Qui ci abita un antifascista”. Tra questi c’è Edoardo Gandini, avvocato e noto antifascista, che ha puntato il dito contro CasaPound: “Li troveremo, alcune telecamere li hanno filmati. Presto sapremo chi sono”. Per Gandini, come riportato da La Provincia Pavese, tutto nasce da quando CasaPound ha aperto una sede in città: “C’è un clima pesante, intimidatorio, squadrista”. Il sindaco della città, Massimo Depaoli, è preoccupato: “Gli autori hanno voluto dire: Sappiamo dove siete, vi terremo d’occhio. Verremo a prendervi”. Un timore condiviso, perché Paolo Colucci, uno degli antifascisti “marchiati” con adesivo sulla porta di casa a Pavia., ha commentato negli stessi termini il raid avvenuto nella notte tra venerdì e sabato. “L’ho trovato sotto al campanello, negli ultimi mesi la situazione a Pavia è diventata pesante”, ha spiegato ai microfoni di Radio Capital. Clicca qui per la foto dell’adesivo antifascista (agg. di Silvana Palazzo)

LE PRIME REAZIONI: “FASCISTI, NON VENITE DA ME PERCHÉ…”

Alla vigilia delle Elezioni 2018 decine di cittadini e attivisti di Pavia si sono svegliati con un adesivo sulla porta di casa o sul citofono. “Qui ci abita un antifascista”, questo il messaggio stampato con caratteri solitamente usati da formazioni di estrema destra e il simbolo “antifa” barrato, come un divieto. Indignazione e allarme montano a Pavia e a livello nazionale. Non sono mancate le prime reazioni, molte persone hanno appeso alle proprie cassette postali il cartello con la scritta: “Signori fascisti, non venite da me, so già da me di essere orgogliosamente antifascista”. L’Anpi sta provando a capire quanti sono i pavesi colpiti, qualcuno fa notare che nel condominio nessuno ha pensato di togliere il simbolo, un sintomo di resistenza. Nel pomeriggio è intervenuto anche il sindaco Massimo Depaoli: “Vi serviranno troppi adesivi per appenderli a tutti i campanelli di Pavia. Non vi basterà appenderli alla porta di Giacomo Galazzo o di Silvia Chierico”. Tra i “marchiati” ci sono anche l’assessore alla cultura e la consigliera comunale. Paolo Colucci, uno degli antifascisti “marchiati” con adesivo sulla porta di casa a Pavia, commenta il raid: “L’ho trovato sotto al campanello, negli ultimi mesi la situazione a Pavia è diventata pesante”. (agg. di Silvana Palazzo)

PAVIA, CASE DI ANTIFASCISTI “MARCHIATE” CON ADESIVI

Raid fascista nella notte a Pavia: sulle porte di casa di decine di persone sono stati infatti affissi alcuni adesivi riportanti la scritta “qui ci abita un antifascista”. Una vera e propria azione intimidatori che, come riportato da La Provincia Pavese, ha raggiunto in particolare molte delle persone coinvolte negli scontri con la polizia del 5 novembre scorso, quando i manifestanti antifascisti avevano tentato di impedire la sfilata dei gruppi di estrema destra come Casapound, Forza Nuova ed altri. E proprio a questi soggetti di estrema destra, partiti che strizzano l’occhio apertamente al fascismo, si è rivolto Alessandro Caiani, uno dei “marchiati”, chiedendone l’immediato scioglimento. Da parte sua il movimento ispirato ad Ezra Pound ha negato ogni coinvolgimento in questa azione attraverso un comunicato firmato dal presidente Gianluca Iannone, in cui dichiara di essere “assolutamente estranea a quanto avvenuto a Pavia”.

LA REAZIONE DEI SINDACI E DELLA GENTE

Ma questo raid squadrista, di chiaro stampo fascista, ha sortito a Pavia e dintorni la reazione tanto delle istituzioni quanto della gente comune. Alessio Pascucci ad esempio, sindaco di Cerveteri, come riporta La Repubblica ha deciso di “automarchiarsi” con un adesivo di fattura simile a quello che ha caratterizzato le affissioni sulle porte del centro lombardo. “Quanto accaduto è inaccettabile – ha dichiarato – qualcuno ha usato il logo dell’antifascismo quasi come un segno intimidatorio. Ma la nostra Costituzione dichiara che siamo una nazione antifascista, ci siamo dovuti sudare la nostra democrazia, il momento più buio della nostra storia è stato quando il fascismo prima e il nazifascismo poi hanno tolto vita, libertà e diritti a tante persone”. Ma come dicevamo anche semplici cittadini hanno preso le distanze dal raid fascista. Risalto ha avuto l’iniziativa di un cittadino che alle sua buca delle lettere ha affisso un messaggio:”Signori fascisti, non venite da me, so già d me di essere orgogliosamente antifascista“. 

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