CENTRO SPOSI/ Stati Uniti, negozio per articoli matrimoniali chiude per le minacce di morte dei gay

Un negozio di articoli matrimoniali i cui proprietari sono di fede cristiana, ha chiuso i battenti negli Stati Uniti, in vista di una ordinanza che obbliga a servire i clienti gay

08.03.2018 - Paolo Vites
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Immagine dal web

Da anni ricevono minacce di morte e insulti pesanti e così, ancor prima che il consiglio comunale della città di Bloomsburg, in Pennsylvania, Stati Uniti, abbia approvato la nuova legge sul rispetto dei diritti Lgbt, un negozio di articoli matrimoniali ha deciso di abbassare la saracinesca e chiudere.  W.W. Bridal, così si chiama il negozio, appartiene a proprietari di fede cristiana che da sempre rifiutano di servire clienti appartenenti alla comunità omosessuale e transgender. Secondo la nuova legge in procinto di approvazione, l’appartenenza religiosa di chi conduce una propria attività non avrà alcuna importanza e i clienti di qualunque orientamento sessuale avranno diritto a essere serviti come chiunque altro.

Non è il primo caso del genere negli Stati Uniti o anche nel Regno Unito, dove titolari di negozi di pasticceria che si sono rifiutati di preparare torte nuziali a coppie gay sono stati condannati a pagare multe salatissime. Forse si possono giudicare atteggiamenti oltranzisti, al limite del razzismo, ma è anche vero che nessuna legge può obbligare a andare contro la propria appartenenza religiosa e il proprio credo.

La proprietaria di W.W. Bride ha scritto un post su facebook spiegando perché la decisione di chiudere l’attività citando passi del Vangelo, in particolare Matteo 19:4 in cui Gesù dice che “al principio furono creati uomo e donna” e che “per questo motivo un uomo abbandonerà i propri genitori e si unirà a una donna, e diventeranno una carne sola”. Insomma, la dichiarazione di matrimonio cristiana. Aggiunge la donna: “E’ un diritto quello di servire solo coppie eterosessuali che ci è dato da Dio e dalla costituzione, vivere secondo la nostra fede. Non prenderemo parte a niente che ci viene obbligato dal governo, da ordinanze comunali o da bulli che vada contro la nostra fede”.

Come detto, da tempo chi lavora nel negozio sta ricevendo minacce di morte o recensioni negative su internet per boicottarne l’attività. Gente, dicono, che che dice di essere stata da noi e di aver ricevuto da parte nostra il rifiuto di servirli quando qua dentro non ci sono mai stati.

Intanto è stata aperta una raccolta di fondi per i dipendenti del negozio che presto si troveranno senza lavoro; sono già stati raccolti mille dollari. Casi come questo sono la dimostrazione che fare muro contro muro porta solo a tristi conseguenze. In fondo, vendere un vestito matrimoniale o una torta a a una coppia gay, potrebbe essere occasione di dialogo sui diversi punti di vista e magari anche di amicizia. Senza dialogo da una parte e dall’altra, ci troveremo con i negozi chiusi e la gente nascosta in casa.

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