DIVORZIATI RISPOSATI/ Il cardinale nigeriano: qual è il vero problema della Chiesa in Europa

- Paolo Vites

Un cardinale nigeriano lancia un allarme al proposito del sempre più calante numero di partecipanti alle liturgie e delle vocazioni in occidente: “il vero problema della Chiesa europea”

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Chiesa (Foto: da Pixabay)

In una intervista trasmessa sulla radio austriaca ORF, il cardinale nigeriano John Onaiyekan si è detto stupito di come la Chiesa europea sia preoccupata e discuta unicamente su problematiche come la comunione ai divorziati che si sono risposati o i matrimoni gay. “Il vero problema della Chiesa europea” ha detto “sono le chiese vuote, il fatto che sempre meno persone partecipino alla Liturgia, e che sempre più gente abbia smesso del tutto di parteciparvi”. In Europa ormai da parecchi anni il numero dei cristiani praticanti è in continua diminuzione, alle Messe si vedono quasi solamente anziani mentre i giovani se ne tengono alla larga. In Africa invece, e anche nella martirizzata Nigeria dove i cristiani sono perseguitati da estremisti islamici, il numero dei fedeli aumenta sempre di più, cosa che succede un po’ in tutto il terzo mondo. Non solo, il cardinale dice che gli europei dovrebbero preoccuparsi del sempre più vistoso calo delle vocazioni: “Quello che dovrebbe preoccuparci è che non è più chiaro tra la gente cosa significhi essere cristiani”.

Il riferimento del cardinale è ovviamente alle discussioni che in realtà interessano ben poco i fedeli ma solo alcuni alti prelati e qualche teologo, sulla Amoris laetitia. In Africa, ha spiegato John Onaiyekan, l’omosessualità è illegale in quasi tutti i paesi e sia cristiani che islamici sono contrari ai matrimoni gay, ma, ha detto, la Chiesa non dovrebbe demonizzarli. La dottrina della Chiesa, ha aggiunto, non necessita di alcun cambiamento al proposito, non la si deve accusare di arretratezza se non si approva l’omosessualità e quel che ne consegue. Accettare le relazioni gay “non è un segno di progresso”, ha detto ancora. A proposito invece dei divorziati risposati, la sua posizione è sempre stata quella di dire loro che se anche non possono ricevere la comunione, devono sentirsi incoraggiati a partecipare regolarmente alla vita della Chiesa e alla Liturgia: “Non dovete sentirvi esclusi”.



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