J-AX APRE NEGOZIO DI MARJUANA LEGALE/ Invece di lamentarci, diamo ai giovani un amore più grande

A Milano J-Ax ha inaugurato i suoi negozi di “cannabis legale”. Un successo. Ma i giovani hanno qualcosa di più grande che li induca a rinunciare? ROBERTO PERSICO

17.04.2018 - Roberto Persico
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J-Ax, al secolo Alessandro Aleotti (LaPresse)

Grande clamore per l’inaugurazione a Milano del negozio di cannabis legale aperto da J-Ax, idolo dei giovani e apostolo della canna libera. Ma a me, vecchio professore di storia, viene da dire: niente di nuovo sotto il sole. Da che mondo è mondo, gli uomini fanno uso di sostanze stupefacenti. Tutte le culture hanno sempre avuto riti in cui si raggiunge l’estasi usando la coca o la canapa indiana, il peyotl o la marijuana, o quel che la natura mette qui e là a disposizione. Perché? Per due ragioni, non separate fra loro. Uno, che la vita è dura; e allora serve qualche conforto. Due, che gli stati prodotti dalle droghe mettono in qualche modo in contatto con il divino. Perché i nostri ragazzotti — e non solo, anche gli adulti — oggi si entusiasmano per “Maria Salvador”, la marijuana di J-Ax? Perché la vita è dura, perché non sono capaci di reggerla, di affrontarla: “Se la vita ti delude e ti inganna — sta inciso su una panchina nel parchetto dietro la mia scuola — bevi una birra e fatti una canna”. E perché ci trovano, a modo loro, un surrogato del paradiso — di quel paradiso di cui i cattivi maestri che oggi trionfano negano l’esistenza, ma per cui i loro cuori sono comunque fatti (il nome della specialità di J-Ax, “Maria Salvador”, non è rivelatore?).

E allora? E allora mi pare che il problema non sia indignarsi per la diffusione delle droghe. “C’era la droga — parafraso Péguy, lui diceva “la cattiveria dei tempi”, ma il senso mi pare non cambi, c’erano anche allora i culti misterici in cui si faceva di tutto — anche al tempo dei Romani. Ma Gesù non perse tempo a lamentarsi della droga. Gesù tagliò corto. Facendo un’altra cosa”. 

A me pare che il problema non sia inveire contro la diffusione della droga. Ma lavorare perché la vita sia meno dura, perché non deluda e inganni, perché sia abbastanza piena di gusto e di senso da rendere la cannabis inutile. E — ma in fondo è la stessa cosa, da un altro punto di vista — perché possiamo fare esperienza di un po’ di paradiso reale, e non abbiamo bisogno di quelli artificiali.

Parole? Chiacchiere? Qualche tempo fa ho scritto che sarei andato con qualche mio alunno a zappare la terra. L’ho fatto. Uno di loro è un adepto di Maria Salvador. Ne aveva con sé. Ma ha detto che lì non gli andava di fumarla. Parole? Chiacchiere? Io riesco solo a ricominciare da qui.

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