Papa Francesco in visita a Molfetta/ “Sempre costruttori di pace”, l’omelia ricca di citazioni di don Tonino

- Silvana Palazzo

Papa Francesco a Molfetta, nei luoghi di don Tonino Bello. Diretta streaming video, ad Alessando incontra i fedeli “la ricchezza della Chiesa sono i poveri, gli ultimi”. A seguire la S.Messa

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Papa Francesco sulla tomba di Don Tonino Bello (LaPresse)

«Siamo chiamati ad amare ogni volto, a ricucire ogni strappo; ad essere, sempre e dovunque, costruttori di pace». Questo un passaggio dell’omelia del Pontefice Papa Francesco, tenuta questa mattina in Puglia, a Molfetta. Il Santo Padre è arrivato attorno alle ore 11:00 in elicottero proveniente da Alessano, seconda tappa della visita nella nota regione italiana, sulle orme di don Tonino Bello, vescovo scomparso nel 1993, per cui è stato avviato il processo di beatificazione. Migliaia i fedeli che Bergoglio ha trovato ad accoglierlo, in attesa fin dalla mattina presto. Visto il cambio di programma per il ritardo, Sua Santità è subito salito sul palco per celebrare la messa prevista, con il giro in papa mobile che è stato invece posticipato alla fine della celebrazione. A fare gli onori di casa vi erano il vescovo di Molfetta monsignor Domenico Cornacchia, e il sindaco Tommaso Minervini, mentre la messa è stata concelebrata con una trentina di vescovi della Puglia e delle zone limitrofe. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ALCUNI PASSAGGI DELL’OMELIA DEL PAPA

Nell’omelia conclusiva del mini viaggio di Papa Francesco in Puglia, il Santo Padre ha citato in più occasioni l’opera e l’insegnamento di Don Tonino Bello specie sul ’pane di pace’ e sull’amore per il volto di ogni singola persona. Non teoria ma “prassi”, non “pensiero” ma “carne: guardando all’Eucaristia, il Papa ha spiegato «vivere per è il contrassegno di chi mangia questo Pane […] Don Tonino tra voi è stato un Vescovo-servo un Pastore fattosi popolo che davanti al Tabernacolo imparava a farsi mangiare dalla gente». Questo perché, spiega ancora il Pontefice, il sacerdote pugliese sognava una «Chiesa affamata di Gesù e intollerante ad ogni mondanità, una Chiesa che “sa scorgere il corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, della sofferenza, della solitudine». Perché, diceva, «”l’Eucarestia non sopporta la sedentarietà” e senza alzarsi da tavola resta “un sacramento incompiuto”». Interessante il passaggio, a fine omelia, quando dal “pane di Pace” si passa al corrispettivo quotidiano e “pratico” del suo significato: per Papa Francesco la pace è conviviali, è «mangiare il pane insieme con gli altri, senza separarsi, mettersi a tavola tra persone diverse, dove l’altro è un volto da scoprire, da contemplare, da accarezzare». Come più volte ripetuto anche nel recente passato dall’opera instancabile della Chiesa vicina al popolo, le guerre e i conflitti trovano la renice nella dissolvenza dei volti: «noi invece che condividiamo questo Pane di unità e di pace siamo chiamati ad amare ogni volto, a ricucire ogni strappo; ad essere, sempre e dovunque, costruttori di pace». (agg. di Niccolò Magnani)

“MEDITERRANEO ARCA DI PACE”

Dieci anni fa lo diceva Papa Benedetto XVI in visita a Santa Maria di Leuca, oggi lo ribadisce Papa Francesco salutando i fedeli accordi in massa (oltre ventimila nei piccoli centri della Puglia) per ricordare il sacerdote Don Tonino Bello, prima ad Alessano e ora a Molfetta. Il richiamo forte del Pontefice all’Italia e al Mediterraneo come terre di speranze e di pace è stato uno degli snodi delle parole del Papa oltre al ribadire come la fede e la preghiera sono la base di ogni possibile azione “buona” sulla scia di Don Tonino. «La meravigliosa terra di don Tonino, terra di “frontiera” che egli stesso chiamava “terra-finestra”, dal Sud dell’Italia si spalanca ai tanti Sud del mondo, dove i più poveri sono sempre più numerosi mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno». Secondo il Papa, ricordando tanto Ratzinger quanto don Bello, «Siete una finestra aperta, da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia, ma siete soprattutto una finestra di speranza perché il Mediterraneo, storico bacino di civiltà, non sia mai un arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente». Il richiamo finale è al “rinnovare” l’amore per Cristo da seguire e incarnare nel corpo vivo della Chiesa di oggi: «preghiamo Don Tonino che ci ridesti per essere sempre più una Chiesa contemplattiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo». Il Papa invita tutti a non accontentarci di annotare bei ricordi, a non lasciarci «imbrigliare da nostalgie passate e neanche da chiacchiere oziose del presente o da paure per il futuro, ma a vivere il Vangelo senza sconti». (agg. di Niccolò Magnani)

“I POVERI SONO LA RICCHEZZA DELLA CHIESA”

È in corso l’incontro con i fedeli che nel nome di Don Tonino Bello si sono radunati per accogliere e ricevere la benedizione di Papa Francesco: siamo ad Alessano, in Puglia, e si tratta del penultimo appuntamento della visita di Bergoglio sui luoghi del grande sacerdote “amante” dei poveri. Vi ha dedicato l’intera sua esistenza e il Papa lo ricorda subito: «Poveri sono la ricchezza della chiesa, non bisogna adagiarsi in una vita comoda. Il Vangelo chiama ad una vita scomoda che segua i poveri e gli ultimi». Una chiesa con a cuore i poveri rimane sempre “sintonizzata sul canale di Dio”, ha poi aggiunto il Pontefice, sottolineando la passione per gli ultimi che don Tonino ereditava direttamente dall’”imitatio Christi”. «Una Chiesa che non perde il Vangelo e segue sempre la gioia di Dio: Don Tonino ci chiama a non teorizzare la vicinanza ai poveri ma a stare loro vicino come ha fatto Gesù, Don Tonino sentiva il bisogno di imitare Gesù coinvolgendosi in prima persona fino a spossessarsi di sé, non temeva mancanza denaro ma si preoccupava della mancanza di lavoro, gli faceva male l’indifferenza […]. Al primo posto il lavoratore con la sua dignità e non la società con la sua avidità». Il Papa ha poi rivolto ai fedeli in piazza l’invito che fu caro a Don Tonino: «siete la finestra aperta voi cristiani per la speranza nel Mediterraneo e dei poveri popoli. Siete chiamati ad una Chiesa non mondana ma imitatrice di Cristo». Il momento in raccoglimento ad Alessano durerà ancora alcuni minuti e poi vi sarà il trasferimento del Sano Padre a Molfetta dove attorno alle ore 10.30 si terrà la Concelebrazione eucaristica sempre sui luoghi del Vescovo della «Chiesa col grembiule» nell’area del porto. Qui si svolsero i funerali di don Tonino nel 22 aprile 1993 e oggi si ricorda quel grande personaggio di cui è in corso la causa di beatificazione. (agg. di Niccolò Magnani)

SUI LUOGHI DI DON TONINO BELLO

Molfetta è pronta ad accogliere Papa Francesco: in città sono già comparsi cartelloni e gigantografie del volto di Bergoglio e di don Tonino Bello. Non sono affissi solo sui palazzi, ma anche sulle vetrine e nei bar, attorno al palco dove il pontefice celebrerà la messa, in quel porto dove furono celebrati i funerali di don Tonino nel 1993. Sul palco campeggia una croce stilizzata in legno e un albero di ulivo, simbolo di pace e dell’agricoltura pugliese. In queste ore è diventato anche un’attrazione di molfettesi e fedeli, che scattano foto e selfie. «Sono ore febbrili», racconta don Vito Bufi – parroco del “vecchio Duomo” – a La Stampa. Del resto è la prima volta che un Papa viene in questo antico borgo. In passato Ratzinger è stato a Leuca, ancor prima Wojtyla a Lecce, ma nessun Papa aveva messo piede a Molfetta prima. Domani sarà allora una giornata speciale, ancor più per il 25esimo anniversario della morte di don Tonino Bello, suo storico pastore. «Tutto qui parla di lui, anche le pietre», spiega don Vito che ha collaborato a stretto contatto con il vescovo.  

PAPA FRANCESCO A MOLFETTA, NEI LUOGHI DI DON TONINO BELLO

Quando don Bufi ha collaborato con don Tonino Bello era responsabile della pastorale giovanile. Di lui racconta la «grande attenzione per i giovani seminaristi, di cui curava la formazione e la vocazione, ma anche per i ragazzi in genere». Ai microfoni di Vatican Insider, per La Stampa, ha ricordato gli incontri affollatissimi «dove lui voleva rivolgersi non solo a quelli che frequentavano la parrocchia ma anche ai lontani dalla fede». Non rifletteva solo su argomenti di carattere religioso, ma faceva entrare «anche le voci dei non credenti per dare una risposta». Da quegli incontri si è formata una generazione di persone che oggi sono impegnate in vari centri Caritas o nell’Azione Cattolica, oltre che nelle opere realizzate da don Tonino Bello, come la casa di Ruvo o la Casa di accoglienza per i senza fissa dimora. Molti si sono impegnati in politica, tanti si sono messi a disposizione per il servizio d’ordine. Una sorta di «gratitudine» per una figura che all’epoca fu anche fortemente criticata. Non pochi giudicavano il vescovo di Molfetta «una figura controversa». Soprattutto dal 1986, quando da presidente di Pax Christi espresse con vigore le sue posizioni a favore della pace e contro ogni tipo di conflitto. Erano gli anni della Guerra del Golfo e don Tonino Bello fece scalpore partecipando al programma tv “Samarcanda” di Michele Santoro, durante il quale spiegò che un soldato doveva rifiutasi di lanciare una bomba se avesse avuto la certezza di uccidere dei civili. «Fu accusato di istigare alla diserzione, soffrì molto per quelle critiche. Soprattutto lo fece soffrire che nessuno del Consiglio pastorale diocesano volle sottoscrivere la lettera in cui questa idea veniva assunta come proposta della Chiesa di Molfetta», ricorda don Vito Bufi.

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