Pamela Mastropietro, le intercettazioni choc e il nuovo dna/ I tre aguzzini accusati di spaccio di stupefacent

Omicidio Pamela Mastropietro, Macerata: Pm “dna ignoto, uomo non africano”. Intercettazioni choc tra due nigeriani in carcere, “Oseghale doveva mangiarla”. Funerali il 5 maggio

24.04.2018 - Niccolò Magnani
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Pamela Mastropietro, omicidio Macerata

Nuove accuse nei confronti dei tre nigeriani Innocent Oseghale, Desmon e Awelima, in carcere con il forte sospetto di aver ammazzato la povera Pamela Mastropietro, e poi di averne fatto a pezzi il cadavere per nasconderlo. Gli inquirenti attribuiscono al trio di cui sopra «una sistematica attività di spaccio di eroina e marijuana – come sottolineato dall’edizione online de Il Fatto Quotidianofrutto dell’unica attività lavorativa svolta da ciascuno per il sostentamento proprio e delle rispettive famiglie». Pare che siano svariate le vendite di eroina e marijuana documentate nel periodo che va fra il marzo del 2017 e il gennaio dell’anno successivo, sempre in quel di Macerata, con una frequenza giornaliera. I tre vivevano dello spaccio, unica attività con cui sostenevano se stessi e le proprie famiglie. Oseghale, Desmon e Awelima dovranno quindi rispondere di nuove accuse, oltre a quelle già gravissime per i fatti dello scorso mese di febbraio, quando si consumò il terribile assassinio della giovane ragazza di Macerata. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

UN DNA NON AFRICANO

Sono due le novità di giornata a proposito dell’inchiesta relativa alla morte di Pamela Mastropietro, la 18enne originaria di Roma che era stata uccisa e poi barbaramente smembrata a Macerata da tre uomini di nazionalità nigeriana: innanzitutto, sono diventate di dominio pubblico le dichiarazioni choc da parte di due degli indagati, intercettati nel corso di alcune telefonate e poi la rivelazione che sul corpo della vittima sono state trovate tracce di Dna che non appartengono a nessuno dei tre nigeriani e che si riferirebbero invece a un uomo caucasico che, tuttavia, non sarebbe coinvolta nell’inchiesta. Dunque non cambiano i connotati dell’indagine anche se ora sarà interessante scoprire chi sia la persona che corrisponde a questo profilo genetico. La Procura, nella conferenza di oggi, ha anche spiegato come mai si sia sicuri dell’estraneità di questo uomo di “origine occidentale” da questa triste vicenda: “Derive da alcuni elementi tra cui il fatto che l’appartamento dove è avvenuto il delitto (quello in cui abitava Oseghale, NdR), è stato sempre e solo frequentato da persone di origine africana”. (agg. R. G. Flore)

FISSATI I FUNERALI DELLA RAGAZZA

Sono stati fissati i funerali di Pamela Mastropietro, la 18enne originaria di Roma, fuggita dalla comunità in cui si trovava fino al gennaio 2018 e poi barbaramente uccisa e fatta a pezzi nei pressi di Macerata: si terranno il prossimo 5 maggio nella parrocchia di Ognissanti in via Appia Nuova a Roma. Ecco, qui finiscono le “buone notizie” per la famiglia della giovanissima Pamela, divenuta suo malgrado simbolo di una contestazione politica e giudiziaria molto feroce: poter finalmente dare l’ultimo saluto e una preghiera per quel giovane corpo martoriato e sminuzzato 5 mesi dopo il delitto è una liberazione per chi a Pamela voleva davvero bene. Poi però le notizie di giornata ci danno tutta una serie di altre pessime notizie che non fanno ancora una volta chiudere un caso complesso e apparentemente “senza fine”. Secondo il procuratore di Macerata che questa mattina ha convocato una conferenza stampa con le ultime novità, è confermata la “voce” che vi sarebbe una nuova traccia di Dna inedito individuata dai Ris di Roma sul corpo di Pamela.

«Questa fuga di notizie potrebbe mettere in allarme qualcuno che finora era forse rimasto fuori dall’inchiesta e che adesso si potrebbe sentire a rischio, e quindi essere indotto ad allontanarsil», fa sapere l’avvocato della famiglia (nonché lo zio della vittima) Marco Verni, imbufalito per l’ennesima fuga di notizie. Si tratta infatti di una prova importantissima visto che il Dna non è di una persona africana, quindi non fa parte del “clan” dei nigeriani arrestati e ritenuti responsabili dello stupro, dell’omicidio e della distruzione del corpo di Pamela. «Credo che ognuno di noi debba avere dei paletti deontologici nell’ambito della propria attività. Ci si accosti con prudenza e rispetto alla vita di questa ragazza. Anche se ha avuto una vita tormentata ma non credo sia il caso di andare alla ricerca di dettagli pruriginosi che non hanno nell’indagine alcuna rilevanza», rileva Giovanni Giorgio, procuratore di Macerata.

INTERCETTAZIONI CHOC IN CARCERE TRA I NIGERIANI

Con la conferma della prova di Dna “ignoto” sul corpo di Pamela, oltre a quello dei nigeriani già arrestati – Innocent Oseghale, Lucky Desmond e Awelima Lucky  – sono però emerse nuove intercettazioni raccapriccianti provenienti da due degli africani arrestati a febbraio scorso. Secondo quanto riportato dall’Ansa e dal Resto del Carlino, in uno degli stralci delle intercettazioni compiute in carcere tra Desmond e Awelima si sarebbe detto «Questa è una cosa da bambini, abbiamo già fatto cose terribili. Oseghale avrebbe dovuto far sparire il cadavere tagliandone una parte a pezzettini da gettare nel gabinetto, e mangiando nel tempo il restante, dopo averlo congelato». Sono accusati di vilipendio, occultamento di cadavere e ovviamente anche omicidio: le parole delle intercettazioni sono state rese pubbliche dal giudice Giovanni Manzoni, nell’ordinanza con cui impone la misura cautelare anche per l’accusa di spaccio. Come scoperto dai carabinieri di Macerata, sono stati rintracciati numerosi clienti dei tre nigeriani, che avrebbero più volte comprato da loro gli stupefacenti. Le indagini sono comunque ancora in corso.

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