TERREMOTO IN MOLISE/ Tutti a dormire fuori casa, con un occhio alla profezia del 1456

- Fabio Capolla

Ieri terremoto in Molise, una scossa di magnitudo 4.2 ha spaventato tutti. Soprattutto per il su eventuale nesso con il sisma di Marche e Abruzzo e con un precedente storico. FABIO CAPOLLA

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Terremoto oggi, Vigili del fuoco (LaPresse)

Le ultime scosse di terremoto hanno interessato il Molise, tanto da spaventare la gente, anche se la più forte, di magnitudo 4.2, era di molto inferiore come violenza a quella che ha interessato lo scorso anno le Marche, l’Abruzzo e l’Umbria. Una scossa che ha messo paura poco prima di mezzogiorno, che si è avvertita con intensità anche in Puglia e in quel Sud dell’Abruzzo che con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrava il 25 aprile ricordando la Brigata Majella.

Una scossa abbastanza intensa da spingere centinaia di persone a dormire in macchina, per la paura di ulteriori terremoti più violenti e distruttivi. Per fortuna nessuna persona è rimasta ferita e i danni sono stati superficiali, qualche suppellettile caduto dai mobili di casa. Per sicurezza ieri pomeriggio si è svolto un vertice in Prefettura, a Campobasso, dove è stato fatto il punto della situazione con il resoconto delle verifiche effettuate nelle zone interessate dal terremoto. Particolare attenzione è stata dedicata alla diga del Liscione “da cui non sono sinora emerse criticità”, si legge in una nota della Prefettura. Verifiche sono state effettuate anche sui viadotti nella zona interessata dal sisma. I tecnici dell’Anas hanno assicurato “che non sono state riscontrate problematiche e che pertanto i tratti stradali risultano regolarmente percorribili”.

Il pensiero di molti è corso subito a cercar di capire il possibile nesso tra questo terremoto e quelli di Marche e Abruzzo, capire se la faglia fosse la stessa, se la terra si stesse muovendo in modo longitudinale fino a spaccare in due l’Italia. “Altre scosse? Monitoriamo, ma si tratta di un sisma molto diverso da quello che ha colpito l’Appennino centrale, più simile a quello in Puglia. Eventi di questo tipo danno meno repliche e meno a lungo”, ha raccontato ieri in più occasioni Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv. Il terremoto di magnitudo 4.2 in Molise ha avuto epicentro ad Acquaviva Collecroce, in provincia di Campobasso ha avuto una profondità di 31 chilometri e questo ha di molto affievolito la forza in superficie.

A dimostrazione che la paura rimane, il sindaco di Montenero di Bisaccia, Nicola Travaglini, ha deciso per la giornata di oggi di tenere chiuse le scuole. E dopo di lui hanno preso la stessa decisione i primi cittadini di Acquaviva Collecroce, Castelmauro, Tavenna, Guardialfiera, Palata, San Giacomo degli Schiavoni, Larino, Petacciato, Portocannone, Campomarino, San Martino in Pensilis, Guglionesi, Termoli, Ururi, Montorio nei Frentani, Montefalcone, Montecilfone. Molte persone ieri sono scappate di casa, qualcuno ha avuto crisi di pianto, qualcun altro non abituato alla terra che trema ha preferito lasciare il Molise. Gli anziani hanno invece dimostrato di essere le persone con più coraggio, tornando a dormire in casa; qualcuno ha scherzato sul fatto che nel giro di poche settimane il Molise da regione sconosciuta a molti italiani, tra elezioni regionali e terremoto, si è messo in evidenza.

Il paese dove si è verificato l’epicentro, Acquaviva Collecroce, è uno dei tre centri bilingue italo-croati del Molise. La storia racconta di un lontano terremoto, avvenuto nel 1456, che aveva completamente distrutto il paese. Il piccolo centro fu proprio ricostruito grazie all’immigrazione croata. E la scossa di ieri ha di conseguenza allarmato l’ambasciatore della Croazia in Italia, Jasen Mesic, che ha contattato il sindaco del comune Francesco Troilo per trasmettere la sua “profonda preoccupazione per la scossa di terremoto che ha colpito il centro molisano prima di mezzogiorno”. A riferirlo è stato lo stesso sindaco dopo aver ricevuto la comunicazione dell’ambasciatore.

Adesso si attendono ulteriori verifiche sull’agibilità delle scuole e degli edifici pubblici. Ma i ricorsi storici e la storia recente di Marche e Abruzzo tengono in allarme tante persone.

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