Torino, famiglie arabe: “Non date i nostri figli ai cristiani”/ “Così non perdono cultura e religione”

- Paolo Vites

Il caso di Torino e dei figli di famiglie arabe dati in adozione: gli egiziani chiedono continuità religiosa e culturale con la loro tradizione islamica, ecco di cosa si tratta

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Torino, appello famiglie arabe (Foto: Pixabay)

E’ un caso complesso quello che si presenta a Torino, ma vale per tutta Italia, suscitato da un bimbo egiziano di 8 anni, Ziad, in attesa di sapere se il tribunale dei minori lo darà definitivamente in adozione. Tre anni fa Ziad era stato tolto ai genitori biologici perché accusati di abbandono (anche se l’avvocato di famiglia dice che lo persero di vista durante un controllo), e cresciuto da uno zio. Secondo il giudice il bambino non ha alcun legame con quel parente e quindi va dato in adozione. Da qui la protesta che covava da tempo trasformatosi ieri mattina in un sit-in davanti a Palazzo Civico a Torino. Dicono i responsabili della comunità egiziana:  “Gli hanno negato la possibilità di tornare in famiglia, accudito da uno zio e non dai genitori, perché secondo il giudice il bambino non ha alcun legame con quel parente. Ma che legame potrà mai avere con una famiglia italiana e cristiana che non ha mai visto prima?”. Sarebbero molti i casi del genere secondo quanto si legge su Repubblica, spesso facenti capo a famiglie con problemi economici, di residenza e anche accusate di reati vari. A una donna di 37 anni sono stati tolti ad esempio ben cinque figli, tutti, e messi in comunità diverse. Le hanno concesso solo di tenere la figlia più piccola durante l’allattamento ma adesso deve portare anche lei in comunità.

TORINO, FAMIGLIE ARABE: “NON DATE I NOSTRI FIGLI AI CRISTIANI”

Il motivo dell’allontanamento è che una dei figli aveva denunciato a scuola che il padre la picchiava, ma la donna difende il marito: “Mio marito non ha mai picchiato la bambina, l’ha rimproverata, magari è stato brusco, ma lo ha fatto per educarla, non per farle del male”. E’ qui il punto centrale di tutto, il problema educativo. Le tradizioni e i sistemi educativi islamici sono molto diversi da noi, speso sfociano nella violenza, nelle imposizioni, abbiamo visto anche nell’uccisione di figli “troppo occidentali”. Purtroppo manca un dialogo reale fra istituzioni italiane e famiglie di immigrati, così che si formano dei ghetti. E’ intervenuto l’assessore del comune di Torino Marco Giusta: “Se la richiesta è quella di trovare un sistema per garantire una maggiore continuità culturale per i bambini di origine straniera che vengono allontanati dalle famiglie, possiamo aprire un dialogo con il tribunale e con i servizi sociali per affrontare il problema”. Forse sarebbe l’ora, prima che questi ragazzi crescano con odio e risentimento verso il nostro paese.



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