23enne morta di fibrosi cistica / Trento in lutto, addio a Fabiola Menguzzo che era diventata un vero simbolo

- Matteo Fantozzi

23enne morta di fibrosi cistica: Trento in lutto, addio a Fabiola Menguzzo di 23 anni affetta dalla patologia che ha lottato con grandissimo coraggio e ha dato a tutti un insegnamento.

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Trento è in lutto per la morte di Fabiola Menguzzo, una ragazza di soli 23 anni affetta da fibrosi cistica. La ragazza era diventata un vero e proprio simbolo della lotta a questa patologia che la vedeva combattere da quando era nata. Nel 2016 Fabiola era stata costretta al trapianto di un polmone che le era stato effettuato all’ospedale Mggiore di Milano, le cure poi erano state necessarie tra Rovereto e Venezia. Il padre Bruno ha voluto ricordarla con un sorriso: “Fabiola ha condotto una vita normale, seppure molto difficile. Amava lo sport e ha fatto anche sci di fondo. Come tutti i malati di fibriosi cistica è stata costretta a tanta fisioterapia e terapie antibiotiche che purtroppo a un certo punto non funzionavano più”. Le parole che segnano però l’animo sono anche quelle degli amici che hanno sottolineato come questa splendida ragazza abbia insegnato a loro il valore della vita.

CHE COS’È LA FIBROSI CISTICA?

La morte a Trento di Fabiola porta ad analizzare più da vicino la Fibrosi cistica di cui è stata per diverso tempo avversaria coraggiosa. Ma che cos’è? Si tratta di una malattia genetica autosomica recessiva. Questa è causata da una mutazione nel cromosoma 7, Gene CF. Si tratta di una patologia mortale e purtroppo ereditaria. Tra i sintomi principali di questa c’è la secrezione di muco talmente denso che porta all’ostruzione dei dotti e a problemi come infezioni polmonari, insufficienza pancreatica, cirrosi epatica e anche ostruzione intestinale. La diagnosi della fibrosi cistica arriva da diversi metodi come lo screening neonatale, test genetici e del sudore. Proprio grazie allo screening e a una diagnosi precoce la prognosi è migliorata notevolmente. Nonostante questo la malattia rimane molto grave e difficile da gestire soprattutto se viene scoperta tardi.



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