YOUTUBE E GOOGLE RUBANO I DATI DEI MINORI/ Stati Uniti, l’occhio delle grandi compagnie sui bambini?

YouTube e Google “rubano”i dati dei minorenni: negli Stati Uniti, le associazioni dei consumatori hanno puntato il dito contro la raccolta illegale dei dati dei minori per fini pubblicitari

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Google in sostanza ha tratto profitto nel conservare dati dei bambini su YouTube. Questa raccolta illegale è andata avanti per anni e coinvolge decine di milioni di bambini” Questo si legge nel reclamo avanzato dal Center for digital democracy, che di fatto ha attaccato frontalmente il colosso digitale di Mountain View accusato di avere sottratto a scopi promozionali i dati di milioni di minori. Accuse gravi che non possono non rientrare nel caso ormai discusso in tutto il mondo che ha visto Facebook, tramite l’app Cambridge Analytica, manipolare dati di milioni di utenti, nella fattispecie per avere influenzato la campagna elettorale delle elezioni presidenziali americane. Ma se davvero fossero i bambini ad essere finiti nel mirino delle grandi aziende digitali, l’indignazione degli utenti potrebbe diventare incontrollabile e le conseguenze legali pesanti, viste le leggi, molto restrittive negli Usa, sulla protezione dei dati dei minori. (agg. di Fabio Belli)

VIOLATI I DATI DI MILIONI DI BAMBINI

Guai in vista per YouTube e di conseguenza anche per Google, sulla stregua di quanto già succedendo sul fronte di Facebook: la piattaforma social di condivisione video è infatti accusata di aver raccolto in maniera illegale i dati personali di milioni di bambini al fine di usarli per fini pubblicitari. A denunciarlo sono alcune associazioni di consumatori statunitensi che da anni operano non solamente a favore della tutela dei diritti dell’infanzia nell’uso del web ma anche per la diffusione di una più diffusa digital democracy: a loro dire, YouTube avrebbe infranto le leggi federali in materia di protezione dei dati dei minori e con questo anche Google che, come è noto, è la società proprietaria del social dedicato al videostreaming. Infatti, mediante alcuni applicativi quali la geolocalizzazione, la “cronologia” delle ricerche e anche altri dati personali che i minorenni cedono per potersi registrare, YouTube di fatto avrebbe beneficiato illegalmente di queste informazioni per poter meglio targettizzare le proprie attività promozionali online ni confronti degli utenti con meno di 13 anni. Anche per questo motivo, ben 23 associazioni statunitensi si sono mosse presentando una denunciata alla FCC (Federal Trade Commission) americana.

LE ACCUSE MOSSE A YOUTUBE

In sostanza, quello di cui sarebbero responsabili YouTube e Google è, di fatto, un “furto” dei dati personali di milioni di giovanissimi utenti dal momento che non è stato mai richiesto l’esplicito consenso da parte dei loro genitori, come prevede la legislazione vigente. In particolare, uno dei portavoce di CCFC (Campaign for a Commercial-Free Childhood) ha puntato il dito col catto che Google per tanti anni si è sostanzialmente lavata le mani sul fatto che, pur ospitando video di cartoon, programmi per bambini e giochi a tema, ha continuato a dire che YouTube non era un sito rivolto ai minori di 13 anni: in tal modo, l’azienda è riuscita a massimizzare i propri profitti anche se, come è noto, teoricamente l’iscrizione al social network sia consentita solo a coloro che hanno almeno 14 anni. L’ipocrisia, a detta delle associazioni che hanno presentato la denuncia, è che la piattaforma promuove anzi programmi destinati ai più piccoli ma poi non regolamenti mai davvero i criteri del loro accesso, sfruttandone i dati personali senza l’assenso dei loro genitori. Inoltre, ciò va contro la logica per cui si era deciso di dare vita a YouTube Kids, un social appositamente pensato per i minori di 13 anni e che diventasse una vera alternativa al gemello più famoso proprio perché non ricorre a tali pratiche pubblicitarie. Al momento, la società californiana ha risposto in modo vago, annunciando che apporterà dei “miglioramenti” una volta letto il ricorso che è stato presentato alla FCC, ma quello che è certo è che ora si è aperto un nuovo fronte a proposito della tutela della privacy per gli utenti dopo che lo scandalo-Facebook ha dato il via a una nuova fase e che, come è prevedibile, potrebbe avere delle ricadute anche Oltreoceano.

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