104 ANNI, LUCIDO E STANCO DI VIVERE “VOGLIO L’EUTANASIA IN SVIZZERA”/ Lo scienziato che vuole morire

- Paolo Vites

Uno scienziato australiano ha chiesto l’eutanasia perché troppo vecchio: ha 104 anni, ma è sano, non soffre di alcuna malattia e lavora ancora. Ecco di cosa si tratta

ospedale_letto_pixabay_2017
Foto Pixabay

Sicuramente fa molto rumore la notizia dello scienziato di 104 anni, David Goodall, che avrebbe deciso di ricorrere all’eutanasia nonostante non sia malato ma solo anziano. Alla ABC il noto scienziato, specializzato in botanica, aveva riferito il giorno del suo compleanno lo scorso 4 aprile: “Sono molto dispiaciuto di aver raggiunto questa età”. Un vero e proprio rapporto squilibrato con gli anni che passano e un dispiacere legato al fatto che la sua vita non possa essere quella di un tempo. I suoi legali infatti fanno sapere che la qualità deteriorata della vita l’avrebbe portato a prendere un appuntamento con un’agenzia di Basilea in Svizzera per il suicidio assistito. L’uomo aveva poi sottolineato che una persona anziana che non è felice della sua vita dovrebbe avere i suoi diritti e tra questi anche la possibilità di usufruire del suicidio assistito. Da questa situazione sono scaturite numerose polemiche legate anche al contesto sociale e religioso che vige in gran parte dell’Europa. (agg. di Matteo Fantozzi)

DAVID GOODALL HA 104 ANNI

David Goodall, 104 anni, è il più anziano scienziato australiano, specializzato in botanica. Non soffre di alcuna malattia, solo di vecchiaia: “Sono molto dispiaciuto di aver raggiunto questa età” ha detto in una intervista. E così si sta organizzando per partire per la Svizzera nella solita clinica che offre assistenza al suicidio, anche se si preferisce parlare di eutanasia. “La qualità della sua vita è deteriorata, così ha deciso di prendere un appuntamento con un’agenzia per il suicidio assistito a Basilea” dicono i suoi avvocati. Un solo stato australiano ha legalizzato l’eutanasia, quello di Victoria, dove la legge entrerà in vigore solo il prossimo anno e sarà concessa ai malati terminali capaci di intendere e di volere con una aspettativa di vita minore di sei mesi. Una buona legge nonostante tutto, che evita casi come quello di Eluana Englaro dove altri hanno deciso per lei l’eutanasia. Il caso in questione del professor Goodall invece mette a fuoco tutto l’inganno che si nasconde dietro ai sostenitori della dolce morte, battaglie per i cosiddetti diritti civili comprese. “Non sono felice. Voglio morire. Non è particolarmente triste. È triste sentirsi il peso dell’età'”, dice nell’intervista.

“SONO TROPPO VECCHIO”

“Il mio pensiero è che una persona anziana, come me, dovrebbe avere tutti i diritti, inclusa la possibilità del suicidio assistito”. Che una persona solo perché anziana abbia “tutti i diritti” è già una concezione di supremazia alquanto razzista, ma il problema è che già adesso in paesi come Olanda e Belgio, i primi ad aver legiferato sull’eutanasia, si lasciano morire persone che soffrono di depressione. Cioè di malattie che per quanto dure e che provocano sofferenze atroci, non rendono le persone dei malati terminali sottoposti ad accanimento terapeutico (per la sospensione del quale non c’è bisogno di leggi apposite, perché già vi si può rinunciare). Il professor Goodall è semplicemente stanco di vivere: possiamo capirlo, 104 anni sono veramente troppi, allo stesso tempo non è un poveraccio che fa fatica ad arrivare a fine mese o è abbandonato. Gode di molti privilegi dovuti alla sua professione. Nonostante nel 2016 fosse stato dichiarato non più idoneo al lavoro dalla sua università (non ci sembra uno scandalo come invece fu per molti cittadini australiani) continua a lavorare scrivendo articoli per molte testate di ecologia e botanica. Dunque una vita per nulla inutile, ancora intensa alla sua veneranda età, circodnato dall’affetto della sua famiglia. Ma i suoi avvocati scrivono che è “disperato dalla voglia di morire” e hanno aperto una sottoscrizione per pagargli un viaggio in prima classe. Ridicolo. Tanto va a morire. Forse lui e i suoi avvocati dovrebbero pensare ai tanti bambini che muoiono di fame e che invece vorrebbero vivere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori