Milano, malata di tumore licenziata/ Le parole della donna: “Dopo 33 anni di dedizione messa alla porta”

- Paolo Vites

Licenziata perché in passato si era ammalata di tumore: succede alla casa di accoglienza per anziani dell’istituto Piccolo Cottolengo don Orione di Milano

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La storia della donna licenziata perché si era ammalata di tumore ha lasciato tutti senza parole anche se ovviamente andrebbero approfondite le dinamiche. La 53enne ha voluto comunque dire la sua ai microfoni di Ansa, dove ha specificato: “Altri dipendenti nelle mie condizioni sono stati ricollocati in lavori analoghi, non vedo perché questo non debba essere fatto anche con me. Dopo trentatré anni di dedizione al lavoro vengo messa alla porte da quella che si dice essere un’istituzione religiosa“. Ovviamente è lecito aspettarsi che possa accadere qualcosa di importante nelle prossime ore con i Sindacati che hanno lanciato questo allarme. Il Sindacato Generale di base, Sgb, ha sottolineato che lo scandalo sarà portato avanti durante la manifestazione del Primo Maggio nata proprio per il rispetto dei lavoratori e pronto a portare dei messaggi sempre positivi per quanto riguarda i diritti. (agg. di Matteo Fantozzi)

33 ANNI DI LAVORO AL PICCOLO COTTOLENGO

Una vicenda che stride a cominciare dal posto di lavoro, il Piccolo Cottolengo don Orione di Milano, istituzione religiosa di assistenza agli anziani. Stride perché, sebbene le istituzioni religiose siano posti di lavoro come tutti gli altri, questa chiamiamola “impresa” nasce su un ideale di assistenza, carità, aiuto al prossimo. E se una dipendente, che vi ha lavorato per ben 33 anni, viene licenziata perché risulta malata di tumore, i conti non tornano più. Lo denuncia in occasione della festa dei lavoratori del primo maggio il Sindacato generale di base che ha avviato la causa di reintegrazione. La donna si era ammalata nel 2013 di tumore, ma giudicata “idonea al lavoro pur con alcune limitazioni nella sua attività dall’Ats (l’Agenzia di tutela della salute)”.

LA REPLICA DELLA STRUTTURA

Nonostante questo i responsabili dell’istituzione decidono che non possono riprenderla e neanche ricollocarla in altre sedi. Si legge nella lettera di licenziamento che “l’istituzione religiosa ha esperito il tentativo di ricollocarla in mansioni differenti, equivalenti o finanche inferiori a quelle attuali compatibili con il suo stato di salute, appurando tuttavia l’insussistenza di posizioni alternative disponibili, sia presso la struttura di Milano, sia presso le altre sedi della Provincia”. Secondo quanto si sa, il problema della donna è che non può sollevare pesi superiori ai 5 chilogrammi, ma avrebbe potuto svolgere benissimo attività come le pulizie o la distribuzione dei pasti. Casi di ricollocazione  in altre attività si sono già verificati in passato, dunque non si capisce l’accanimento contro questa persona. Ovviamente bisognerà conoscere i fatti in maniera più approfondita perché così, la notizia pura e semplice, dà davvero scandalo.

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