PAPA A NOMADELFIA/ La felicità non sta in un modello di vita, ma nella nostra umanità

- Federico Pichetto

Il Papa si è recato pellegrino a confermare la fede delle comunità di Nomadelfia e Loppiano. La forza della fraternità? Sta nella profezia, non nei risultati. FEDERICO PICHETTO

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Papa Francesco a Nomadelfia (LaPresse)

Nomadelfia, la comunità di accoglienza dei più piccoli fondata negli anni quaranta da don Zeno Saltini, è stata insieme a Loppiano, la cittadella del movimento dei Focolari, l’ennesima tappa del lungo viaggio di Papa Francesco in Italia, pellegrino nei luoghi più simbolici e significativi del cattolicesimo novecentesco del bel paese. 

Ascoltando le parole che il Pontefice ha pronunciato incontrando la gente che vive e stima queste due realtà, si resta colpiti da due parole ricorrenti che svelano un po’ tutta la grammatica di questo pontificato: fraternità e profezia. La fraternità per Bergoglio è frutto di una scelta ben precisa: non di un sentimento né di uno sforzo, bensì del desiderio radicale di fare dell’incontro con Cristo la forma permanente della vita. La fraternità è uno spazio di familiarità che si crea tra due persone che riconoscono la presenza di Cristo e scelgono di non perderla di vista. Il Papa parla di una “nuova consaguineità” che non dipende dai rapporti biologici, bensì dal rapporto con la presenza di Cristo: siccome siamo consanguinei del Mistero diventiamo consaguinei, familiari appunto, di ogni uomo e di ogni donna che incontriamo e che chiede il nostro aiuto.

La forza della fraternità, tuttavia, non sta nei risultati concreti che si ottengono o nella misura efficientista della realtà che contraddistingue la nostra mentalità comune sulla vita, ma nel suo carattere profetico. Infatti la profezia è la capacità che ogni uomo ha di puntare sul Mistero, scommettendo sulla Sua Forza. Geremia, mentre la città di Gerusalemme è assediata dai Babilonesi, va a comprare il campo del vasaio, confidando nel fatto che Dio manterrà la Sua promessa di far tornare un giorno Israele a godere di quella terra. Così don Zeno ha voluto dar vita ad un pezzo di Vangelo realmente vissuto senza preoccuparsi troppo di quanto l’opera potesse essere efficace o di successo, quanto piuttosto di far toccare agli uomini che cosa potesse diventare una realtà — una vita — interamente cambiata da Cristo. 

Chiunque oggi si avvicini a Loppiano o a Nomadelfia con occhi colmi di pregiudizio troverà non poche criticità ad attenderlo, chi al contrario si accosterà a queste realtà con semplicità e libertà di cuore intercetterà tutta la forza e la potenza di un tentativo radicale di vita che è tuttora in corso, riconoscendo la strada battuta da Chiara Lubich a Loppiano e da don Zeno Saltini a Nomadelfia. Questo tentativo è animato da una serietà verso se stessi che coincide con la serietà verso Cristo e che diventa, nella storia, cura del prossimo, condivisione, pazienza e gusto per i tempi di Dio. 

Visitando queste due comunità, Francesco ha voluto sottolineare la tenacia della forza dello Spirito che non si identifica nella realizzazione perfetta di un sistema, quanto in un incremento di umanità nei singoli che è profezia di quella letizia promessa da Cristo. E che don Zeno e Chiara hanno offerto al mondo intero.

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