BRACCIALETTO ELETTRONICO ALL’ORATORIO/ Erano meglio i cazziatoni e il Giusepòtt

- Maurizio Vitali

Braccialetto elettronico per i bambini che partecipano alle attività dell’oratorio di Casatenovo (Lecco). Si entra solo con quello. Niente estranei, maggiore sicurezza. MAURIZIO VITALI

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All'oratorio, con il pallone in mano e intorno al calcio balilla, nel 1956 (LaPresse)

Sembra quand’ero all’oratorio,/ con tanto sole, tanti anni fa. 

Quasi sessanta, di anni, facendo outing anagrafico.

Non avevamo il badge. Avevamo un tesserino di cartone resistente, che veniva forato con una punzonatrice tipo controllore dei treni (di allora). Ogni foro, una presenza e un punto “paradiso”. 

Troppi fori mancanti: cazziatoni del don e allungamento futura permanenza in purgatorio.

Non avevano i tornelli. Avevamo il Giusepòtt, tarchiato, ernioso e sguercio. Toccava farci l’abitudine a reggere con disinvoltura la sua vistosa protuberanza all’addome e l’asse visivo ruotato di 45 gradi. Se ti sembrava che ti fissasse, stava guardando altrove. E, più pericolosamente, viceversa.

Non avevamo il gps. La porta di ferro ci veniva chiusa alle spalle alle 13.30: chiusi dentro fino alle 17. La libertà era la fuga scavalcando la mura di cinta o l’uscita con finta giustifica dei genitori, che tanto il Giusepòtt non vedeva la scrittura e gli bastava un foglio ripiegato in una busta per crederci.

Non avevamo la carta elettronica pre-caricata con tetto di spesa. Avevamo la mancia. Cento lire, ben che andasse: ci stava un ghiacciolo o una pasta, più una stringa, più una pallina da ping-pong o il cinema — dell’oratorio — alle 17.

La domenica eravamo in 700 (maschi), catechismo, calcio, figurine (faccette), benedizione.

E non avevamo il braccialetto: né quello elettronico né quell’altro vezzoso. Avevamo invece anche noi i genitori: ma molto, molto meno apprensivo-protettivi di adesso. E avevamo anche noi il don, le suore, i maestri di catechismo, ma senza il foglio excel: se la cavavano con l’appello.

Per forza. Non era ancora nata la premiata ditta C&L srl di Carate Brianza, servizi web per l’impresa… e per le Comunità Pastorali (sic, si veda il sito). con una linea specifica — Sansone 2.0 — che ha conquistato gli oratori di mezza Brianza ed è appena sbarcata nel lecchese.

Braccialetto col chip, chi non ce l’ha non entra. Così, dicono, è scongiurato il pericolo bullismo, perché al bullo — pre-identificato (ma come?) — niente braccialetto. Egualmente, dicono, gli estranei non possono intrufolarsi. Niente chip nemmeno agli estranei. Che non sono da confondere — attenzione! — con  i “lontani”, che sarebbero quelli da trovare il modo di attirarli in parrocchia, a differenza dei primi che è bene stiano fuori dai piedi. Insomma, primo comandamento la sicurezza del pargolo e la sorveglianza telematica dei genitori.

Oh, niente da dire contro l’efficienza organizzativa.

Auguro solo ai ragazzini col braccialetto che ci sia tra loro chi il braccialetto lo scambia con quello di un altro, o lo striscia due volte, o si mette due braccialetti, o lo perde, o graffia il chip. Qualcuno, dico, non tutti. Basta qualcuno che, mentre un grammofono da lontano fa risentire il Gaber di Libertà obbligatoria o di Polli d’allevamento, scavalchi la mura. Al grido di “ridateci il Giusepòtt”.

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