Formula 1, evasione fiscale da 50 milioni di euro/ Arrestato consulente finanziario italiano che vive a Londra

Formula 1, evasione fiscale da 50 milioni di euro: arrestato consulente finanziario italiano che vive a Londra. La Guardia di Finanza ha portato alla luce un articolato sistema di frodi

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Immagine di repertorio (Pixabay)

50 milioni di euro di evasione fiscale. Questa l’accusa da parte della Guardia di Finanza di Milano, nei confronti di Davide Castello, consulente finanziario veneto che da anni vive in Gran Bretagna, a Londra. Le Fiamme Gialle hanno portato alla luce un giro di fatture gonfiate, utilizzate per le sponsorizzazioni nel settore della Formula 1. Tale ingente massa monetaria veniva riciclata attraverso dei flussi di denaro che dall’Italia arrivavano a Londra, quindi giungevano in Cina, con la complicità di alcuni imprenditori locali. Le indagini, come riportano i colleghi de Il Fatto Quotidiano, sono state coordinate dal pubblico ministero milanese Elio Ramondini, e condotte dai Finanzieri del Gruppo di Milano, ed hanno portato all’arresto del consulente finanziario iscritto all’Aire.

IL SISTEMA COMPLESSO DI FRODE

L’indagine, denominata Ghost Castle, castello fantasma (anche per via del nome dell’arrestato), aveva come luogo delle attività illecie, ben sette città italiane, fra cui Milano e Roma. Una maxi organizzazione di cui beneficiavano ben 30 società su tutto il territorio italiano, che emettevano false fatture per un valore totale di 50 milioni di euro. Le fatture “gonfiate” riportavano somme per l’80% in più rispetto al reale valore dell’operazione svolta, e riguardavano i periodi fiscali dal 2012 al 2016. Il sistema con cui veniva messa in pratica la truffa era alquanto articolato e complesso: la fattura falsa veniva pagata per intero con un bonifico; a quel punto il denaro veniva trasferito sui dei conti inglesi intestati a delle imprese amministrate da Castello, che poi venivano girati sui conti correnti di società con sede in Cina. Il denaro ritornava infine in Italia dopo che i cinesi davano l’ok a consegnare il contante.



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