Fondazione Enzo Piccinini/ Contro il cancro del colon-retto: potrebbe bastare un esame del sangue…

- Bruno Zampetti

Con un semplice esame del sangue è possibile capire la presenza di lesioni ad alto rischio o di carcinoma. La Fondazione Enzo Piccinini si muove per costituire una borsa di studio apposita

enzo_piccinini_medicina_chirurgia_1998
Enzo Piccinini (1951-1999) in sala operatoria

Un semplice esame del sangue che consenta di capire se una persona è affetta o meno dal tumore al colon-retto. E’ l’obiettivo, forse non tanto lontano, che si propone una ricerca condotta da una quindicina d’anni da Pierluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata e responsabile del Laboratorio di Genomica, e Rossella Solmi, ricercatrice di Istologia, entrambi presso il DIMES dell’Università di Bologna, con Giampaolo Ugolini, attualmente primario del reparto di Chirurgia dell’Ospedale di Faenza ed altri colleghi che hanno, a vario titolo, contribuito ai risultati finora ottenuti.

Il carcinoma del colon-retto attualmente viene identificato mediante la colonscopia, prescritta di routine quando il test del sangue occulto nelle feci risulta positivo. L’eventuale traccia di sangue rilevata, risulta di origine tumorale in circa il 3% dei casi, mentre nel 20% evidenzia lesioni ad elevato rischio di trasformarsi in cancro.

L’ipotesi di lavoro, che i dati stanno confermando, è che grazie ad un’analisi di biologia molecolare, in un prelievo di sangue, possano essere intercettate quantità esplicative di molecole di RNA che segnalano la presenza di lesioni ad alto rischio o di carcinoma. 

La ricerca di Strippoli, Solmi e colleghi (i cui risultati sono stati pubblicati dalle note riviste scientifiche internazionali Oncotarget Clinical Colorectal Cancer) è stata sostenuta finora dalla Fondazione Enzo Piccinini, intitolata al medico con cui Strippoli iniziò l’indagine. Piccinini era un chirurgo, ma era convinto che nel volgere di pochi lustri la biologia molecolare avrebbe risolto sul nascere la maggior parte dei tumori. Il lavoro di Strippoli e Solmi deve ora essere validato su qualche centinaio di casi.

Oggi, a questa squadra, è indispensabile un ricercatore che possa impegnarsi stabilmente nella fase sperimentale del lavoro.

L’obiettivo sarà una diagnosi più rapida, e con metodiche assai meno invasive, per combattere una patologia fra le più diffuse in Italia e nel mondo occidentale.

La Fondazione Enzo Piccinini, per rendere più rapido il raggiungimento di questo traguardo, vuole quindi mettere a disposizione dell’Università di Bologna il cofinanziamento per una Borsa di Studio per sostenere il gruppo di ricerca, ed ha lanciato una campagna di crowdfunding, per condividere con tutti questo passo importante, certi che sia fondamentale per tanti altri successivi. 

 

Per contribuire al successo del progetto dona ora:

 

https://www.retedeldono.it/it/progetti/fondazione-enzo-piccinini/insieme-a-enzo-per-la-ricerca

 

o vai su www.retedeldono.it e cerca Insieme a Enzo per la ricerca oppure Fondazione Enzo Piccinini

 

C’è tempo fino al 1° giugno per raggiungere l’obiettivo!

L’idea di fare ricerca sul cancro del colon nacque quando, diventato ricercatore, andai a salutare Enzo e gli dissi che potevo iniziare a fare ricerca in genetica molecolare e lui di getto rispose “ma allora… facciamo ricerca insieme!”. Ci piaceva l’idea di fare qualcosa di innovativo, in particolare rivolto alla diagnosi precoce che è uno dei problemi centrali in questo tipo di neoplasie. Un’altra cosa che ricordo, che mi impressionò molto è che Enzo una volta mi disse: “tra vent’anni queste malattie si cureranno con i vostri metodi di laboratorio e noi saremo disoccupati come chirurghi” (Pierluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata e responsabile del Laboratorio di Genomica del DIMES, Università di Bologna).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori