STUPRO DI GRUPPO A SORRENTO/ La donna inglese non è un caso isolato? I sospetti

- Dario D'Angelo

Stupro di gruppo a Sorrento, donna inglese violentata: aumentano i dubbi degli inquirenti e spunta una vecchia denuncia del 2015. Potrebbero esserci nuovi casi mai accertati.

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Violenze e molestie (Pixabay, 2018)

Una storia terribile, che purtroppo potrebbe non essere l’unica, quella della turista inglese prima drogata e poi vittima di uno stupro di gruppo avvenuto la notte tra il 6 e il 7 ottobre 2016 all’interno dell’Hotel Alimuri di Meta di Sorrento (Napoli). Una violenza barbara, quella perpetrata ai danni della signora di mezza età, finita nel mirino di almeno 5 ex dipendenti della struttura alberghiera (arrestati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo), proprio per quella passione per le “milf” che li accomunava e non facevano nulla per nascondere anche nella chat WhatsApp “Cattive abitudini” che avevano creato per condividere foto e commenti. Il piano era stato studiato nei dettagli, e inizialmente nella rete degli stupratori doveva finire anche la figlia della turista inglese. Due cocktail offerti dai barman dell’hotel, infatti, nascondevano al loro interno delle benzodiazepine: sostanze che hanno stordito le vittime lasciandole alla mercé del gruppo. 

NON UN CASO ISOLATO?

La notte tra il 6 e il 7 ottobre 2016, dopo aver bevuto quel cocktail viziato dalla z-drug (droga dello stupro), la figlia della turista inglese lasciò la piscina dove si trovava con la mamma per andare a vomitare: il suo corpo non aveva retto le benzodiazepine. Quella è stata probabilmente la sua salvezza. La signora, invece, è stata trasportata in una stanza-dormitorio per i dipendenti. Davanti a lei tanti giovani seminudi, che la stuprano e intanto la filmano. Una violenza inaudita, che la donna riuscirà almeno parzialmente a ricostruire portando al riconoscimento e all’arresto di diversi ex dipendenti. Ma il sospetto è che la signora inglese non sia stata l’unica vittima di stupro nel sorrentino. Come riportato da La Repubblica, infatti, la Procura ha disposto ulteriori accertamenti (dopo una prima archiviazione) rispetto alla denuncia (di cui ha riferito il quotidiano il Mattino) di una turista inglese che, rientrata in patria dopo una vacanza a Pompei alla fine del 2015, ha raccontato di aver subito una violenza sessuale dopo essere stata narcotizzata, senza però fornire ulteriori particolari. A rendere complicato il lavoro degli inquirenti il fatto che gli atti delle indagini siano stati trasmessi soltanto nel 2017.



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