MANTEGNA SCOPERTO A BERGAMO/ Quando una piccola croce rimette le cose a posto

E’ stato “scoperto” un dipinto di Mantegna nell’Accademia Carrara di Bergamo, prima ritenuto una copia. Un dettaglio ha portato il Wall Street Journal all’attribuzione. GIUSEPPE FRANGI

24.05.2018 - Giuseppe Frangi
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Andrea Mantegna, Resurrezione di Cristo, particolare (1492)

Il Mantegna di sotto ha ritrovato il Mantegna di sopra. Potrebbe sintetizzarsi così la vicenda della fortunata scoperta che ha arricchito il patrimonio, già di per sé straordinario, dell’Accademia Carrara di Bergamo (a Bergamo di sotto… per continuare il gioco). Una piccola tavola con la “Resurrezione di Cristo” che s’aggancia, come un pezzo di un puzzle, alla perfezione ad un’altra tavola molto nota con la “Discesa al Limbo”. Lo sviluppo in verticale delle due scene obbedisce ad una perfetta logica  di sequenza narrativa e anche di collocazione topografica. Il Limbo in basso, nel cuore della terra, e in alto la tomba, a cielo aperto, con il balzo della Resurrezione. Com’è stato ampiamente raccontato l’aggancio tra i due pezzi del puzzle è la croce terminale dello stendardo di Cristo al Limbo che si trova nella parte bassa della tavola “scoperta” con la scena della Resurrezione.

Era dunque un’opera unica che in tempi antichi venne tagliata per fare di un Mantegna, due. La tavola più famosa era andata all’asta a New York nel 2003 garantendo alla sua proprietaria, Barbara Piasecka Johnson di Princeton, quasi 30milioni di dollari. 

Il quadro bergamasco era stato notato da sir Charles Eastlake — nel 1850 nominato presidente della Royal Academy e dal 1855 primo direttore della National Gallery di Londra —, che girava per l’Italia per incrementare le raccolte del museo londinese. Vide il quadro e fece il nome di Mantegna, venendo contestato però da uno dei più grandi conoscitori di quel tempo, Giovanni Morelli. Insomma, occhi importanti erano caduti su quell’opera. La svolta è arrivata grazie a quel piccolo dettaglio sfuggito a tutti: quella strana croce dipinta nella parte bassa della tavola.

Chi ha visto il quadro con occhi esperti racconta di un’opera parecchio rovinata da ridipinture. Un’opera che come quasi tutte le invenzioni di quel genio di Mantegna fungevano da prototipi replicati in sequenza da tanti artisti. In quella imprescindibile bibbia mantegnesca che è il libro di Giovanni Agosti pubblicato nel 2005, della Resurrezione si mostrano alcune repliche parziali che evidenziano la fortuna del motivo di Cristo che con la gamba destra scavalca il sepolcro. Si pensava allora che la tavola bergamasca fosse una replica di un originale perduto, proprio perché sviati dalle sue cattive condizioni.

Ora il dettaglio della piccola croce ha rimesso le cose a posto. E invita a guardare anche al Mantegna “di sotto”, la Discesa al Limbo ora in mani private, che mostra una delle invenzioni più ardite, sorprendenti e replicate del maestro. Scrive Giovanni Agosti: “Mentre rimane l’idea geniale di far recitare la parte del protagonista (Cristo) di spalle, l’Inferno ha perso l’ingresso architettonico… vengono lasciati da parte i mostri volanti e rumorosi che occupavano abitualmente la parte superiore della scena… stavolta dal Limbo, da questa specie di galleria del vento, patriarchi e profeti e precursori e progenitori sono usciti… sfiniti e smagriti dal bagno turco sotterraneo; e ridotti così hanno preferito coprirsi un po’”. Parole che servono per sintonizzarsi con l’immaginario visionario e senza tempo (e quindi molto contemporaneo) di quel genio che era Andrea Mantegna.

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