Scavi a Pompei: “trovato scheletro dell’ultimo fuggiasco”/ Un masso lo ha forse decapitato

- Niccolò Magnani

Scavi a Pompei: “trovato lo scheletro dell’ultimo fuggiasco”. Era claudicante e si attardò nello scappare: clamorsa scoperta 1900 anni dopo che la lava del Vesuvio lo investì

pompei_scavi_archeologici_lapresse_2018
Scavi a Pompei (LaPresse)

Gli scavi di Pompei continuano a regalare sorprese e nuove scoperte. Oggi è stato ritrovato lo scheletro di un uomo caduto di spalle, che si è girato verso il Vesuvio durante l’eruzione mentre cercava di scappare: “Il flusso lo ha completamente avvolto e travolto, è rimasto coinvolto nel crollo dei secondi piani delle case”, le parole del direttore generale del Parco Archeologico di Pompei Massimo Osanna ai microfoni del Tg1. Un masso gli ha schicciato il torace e forse, addirittura, lo ha decapitato. Lo scheletro è di un uomo che aveva circa trenta anni ed era alto circa 165 centimetri. Secondo le ricostruzioni, le tibie presentano delle lesioni: potrebbe aver avuto dei problemi alle gambe e, zoppicante, avrebbe avuto delle difficoltà a scappare. Il problema motorio lo ha costretto a scappare in ritardo e non ha avuto alcuno scampo, con il Vicolo invaso dalla spessa coltre dei lapilli. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

C’E’ ALTRO DA SCOPRIRE?

Gli scavi a Pompei ci hanno dato un quadro veramente molto particolare e che ci lascia senza parole. Infatti è stato trovato lo scheletro di quello che è stato definito l’ultimo fuggiasco di un disastro avvenuto addirittura 1900 anni fa. Un reperto di storia incredibile che porta gli italiani a farsi qualche domanda e a cercare di capire se davvero ci sono altri segreti da scoprire a Pompei. Di certo dopo 1900 anni se ne sono dette moltissime di cose, ma il ritrovamento in questione sottolinea come non sia da escludere niente. Di certo questo scheletro emerso sotto un enorme masso ci racconta una storia drammatica, ma è di preziosa importanza per testimoniare quanto accaduto a Pompei e costruire il quadro degli eventi in maniera più precisa. Gli storici si interrogano, ma lo fanno anche gli italiani che vogliono chiarezza e sperano di veder questa situazione delineata perfettamente nel minor tempo possibile. Cosa accadrà nelle prossime settimane non è lecito saperlo al momento anche perchè ci potrebbe voler di più per scoprire altro. (agg. di Matteo Fantozzi)

UNA STORIA DRAMMATICA

Travolto dalla lava del Vesuvio Una fine indicibile e una storia drammatica: eppure oggi si festeggia perché il suo ritrovamento a Pompei costituisce un nuovo tassello per ricostituire una esatta fisionomia delle vittime dell’eruzione tremenda del 79 d.C in Campania, alle pendici del Vesuvio. Un modo per studiare sempre più da vicino un’era storica che senza quell’eruzione sarebbe stata molto complessa da “analizzare”. La novità del giorno è il clamoroso ritrovamento negli scavi di Pompei di uno scheletro semi-intatto di un 35enne con una gamba malata che venne travolto dalla lava incandescente mentre cercava di fuggire. Lo documenta l’Ansa con l’esclusiva del ritrovamento di una nuova vittima, “l’ultimo fuggiasco”: «una scoperta drammatica ed eccezionale perché in quel punto si era scavato già nell’800 e poi di nuovo agli inizi del secolo scorso», spiega il direttore del più grande centro archeologico a cielo aperto del mondo, Massimo Osanna. Il ritrovamento è giunto nella Regio V, l’angolo tra Vicolo dei Balconi (la strada che il team del Parco archeologico di Pompei ha riportato alla luce poco più di una settimana fa) e il vicolo delle Nozze d’Argento: come ci riporta l’Ansa nell’intervista con il direttore, «Lo abbiamo ritrovato in uno slargo dove forse c’era una fontana un angolo della strada che era ancora ricoperto da un buon livello di strato piroplastico».

“SI È ATTARDATO A SCAPPARE”

Dai primi studi e dai calchi impressi nella pietra lavica si può ricostruire quanto fossero stato assurdi e indicibili quegli ultimi attimi di vita di un’intera civiltà: si è visto cadere addosso la nube piroplastica, ovvero una valanga di fuoco che trascinava tutto e tutti tra «detriti, pezzi di ferro, rami, pezzi di selciato». Secondo l’antropologa Valeria Amoretti la frattura alla tibia era precedente all’eruzione e fu forse il motivo per cui il 35enne fuggiasco si stava attardando nello scappare verso la libertà: «Quando finalmente deve essersi convinto a scappare, la situazione era precipitata. La pioggia di cenere aveva sfondato i tetti, fatto crollare le case. Nel vicolo si erano depositati già due metri di lapillo.Il povero fuggiasco claudicante deve aver tentato il tutto per tutto», ma purtroppo è stato investito insieme a tantissimi altri suoi concittadini. Una tragedia che però oggi ci consente di studiare da vicino usi, costumi e composizione fisica di quei nostri antenati italici: «quella del fuggiasco claudicante è una scoperta che aggiungerà un nuovo importante tassello alla storia di Pompei», spiega ancora Osanna, prima del commento entusiasta del Ministero uscente della Cultura, Dario Franceschini «Pompei è il simbolo di una storia di riscatto e di rinascita italiana».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori