FAUSTO FILIPPONE “ERA IN PREDA ALLA PARANOIA”/ Lo psichiatra: “Moglie e figlia dovevano morire insieme a lui”

Fausto Filippone “era in preda alla paranoia”, lunga intervista rilasciata dallo psichiatra Massimo Di Giannantonio che era con lui sul cavalcavia dell’A14

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Fausto Filippone, oggi i funerali

Lunga intervista rilasciata da Massimo Di Giannantonio ai microfoni di Oggi, con lo psichiatra che era presente sul cavalcavia dell’A14 che ha parlato della tragedia che ha visto protagonista Fausto Filippone. L’esperto ha commentato i possibili eventi che potrebbero aver indotto il manager ad uccidere moglie e figlia prima di farla finita: “La sorella dice che Fausto ha dato i primi segni di squilibrio dopo la morte della madre avvenuta ad agosto 2017. Lei aveva cercato di aiutarlo, ma lui l’aveva invitata a non interferire con la sua vita privata. Alcuni amici avevano notato che quando era al telefono di colpo si chiudeva in silenzi impenetrabili. Avrebbe avuto qualche problema anche sul lavoro e pare avesse ricevuto dall’azienda una lettera di richiamo per una serie di attriti con i colleghi”. Poi l’analisi sul ruolo della moglie e della figlia nella tragica vicenda: “Devo chiedere scusa a mia moglie, ha ripetuto, ma anche mia moglie deve farsi un esame di cocienza. Non credo si riferisse a un tradimento. La mia lettura è che lei, donna rigorosa e severa, forse non gli aveva dato la comprensione di cui lui aveva bisogno. Della figlia non ha mai detto una parola. Ma è ovvio che moglie e figlia erano parte di quel mondo che doveva smettere di esistere insieme a lui”.

“GESTI INCONSAPEVOLI”

Fausto Filippone “era in preda alla paranoia”: queste le parole dello psichiatra Massimo Di Giannantonio, che era presente sul cavalcavia della A14 domenica, quando il manager ha buttato giù la figlia per poi suicidarsi dopo sette ore di trattative. Di Giannantonio ha commentato così i motivi del gesto ai microfoni di Oggi: “Volete che ripeta la storia della moglie che forse aveva un altro e lo stava per lasciare? Nulla si può escludere, ma in assenza di prove questa rimane un’ipotesi, e neppure troppo convincente”. “Troppo semplice. Spesso in modo consolatorio pensiamo che quanto avviene nella mente sia consequenziale e cerchiamo di ordinare fatti e comportamenti come una concatenazione di cause ed effetti. Non è così. Purtroppo o per fortuna, il cervello non è un computer”, sottolinea lo psichiatra, che ha anche parlato delle ragioni che hanno scatenato la violenza: “Se mi ha fatto capire i motivi? No, anche lui non riusciva a spiegare i propri gesti. Ho compiuto atti imperdonabili dei quali non capisco la ragione e non capisco la motivazione, ha detto. Ho fatto cose terribili non ho la più pallida idea del perché le ho fatte, ma, avendole fatte, l’unica conclusione possibile è che io, per uscire da tutto questo, muoia. E’ rimasto sette ore aggrappato alla rete cercando dentro di sé il coraggio per lasciarsi andare. E alla fine l’ha trovato. Filippone era depresso, la sua mente era in preda alla paranoia, si sentiva vittima di una congiura da parte di chi voleva distruggere la sua immagine”.

FILIPPONE “ERA DEPRESSO”

Continua Massimo Di Giannantonio, parlando del ruolo che potrebbe aver avuto nella vicenda la droga, ritrovata all’interno dell’autovettura di Fausto Filippone: “Al momento non sappiamo ancora di che sostanza si tratti. La cocaina è un eccezionale moltiplicatore di angosce e di fantasmi persecutori e se davvero Filippone ne avesse fatto uso, avrebbe esasperato una condizione psichica già di per sé drammatica”. Prosegue l’esperto, in una intervista esclusiva ai microfoni di Oggi, parlando di come il 49enne sia finito in quell’abisso: “Ho rilevato un profilo di personalità molto rigido, un uomo attento alla forma e all’esteriorità, allergico alle critiche, con un’immagine di sé orientata al perfezionismo. Poi qualcosa si è rotto e sono iniziati i guai”. Infine, una battuta sulla trattativa di sette ore conclusasi con il suicidio del manager: “Filippone non dialogava, era chiuso in se stesso, e il suo era un ininterrotto monologo. Aggrappato alla rete, come in un mantra continuava a ripetere le stesse cose. Ero un uomo felice, diceva, ero un uomo realizzato, perfettamente integro e integrato, ma quinici mesi fa sono accaduti avvenimenti che hanno stravolto la mia vita e da quel momento nella mia testa tutto è cambiato. E adesso, dopo tutto quello che ho fatto, con tutta questa gente, le troupe televisive, la polizia, i curiosi, mi sono trasformato in un fenomeno di baraccone. Ecco, di fatto, sentiva di essere l’opposto di quel che avrebbe voluto”.

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