Prosciutti San Daniele Dop e di Parma contraffatti: prosciuttopoli/ Procuratore: “Mercato a rischio collasso”

- Matteo Fantozzi

Prosciutti San Daniele Dop e di Parma contraffatti: prosciuttopoli, consumatori ingannati dal 2014 con verri danesi, “mercato a rischio collasso” secondo il procuratore di Torino

prosciutto
Prosciutto crudo di Parma e San Daniele contraffatti

Lo scandalo Prosciuttopoli prende piede e sono tantissime le polemiche in merito al prosciutto crudo di Parma e San Daniele Dop che è stato contraffatto con dei verri danesi. Per quanto riguarda la situazione ha espresso il suo parere anche il Procuratore di Torino titolare dell’inchiesta Vincenzo Pacielo come riporta Business Insider. Questi ha sottolineato: “Per chiarire l’estensione del fenomeno illecito di fronte al paventato rischio di collasso del mercato del settore”. Questi ha poi autorizzato allo sblocco delle 300mila cosce in questione a patto però che gli allevatori ammettessero condotte illecite e che le cosce di origine danese vengano bollate in maniera da essere riconosciute. Sulla questione c’è da riflettere che non si tratta di situazioni che creano problemi di salute, ma sicuramente che l’uscita di verri danesi come prosciutto crudo di Parma e San Daniele Dop è una truffa legata anche a quanto riguarda il prezzo maggiorato di un prodotto di minore qualità. (Agg. Matteo Fantozzi)

LA PETIZIONE DI COLDIRETTI

Lo scandalo Prosciuttopoli continua a fare discutere, con i consumatori che per anni hanno acquistato verri danesi spacciati per il prosciutto crudo di Parma e il San Daniele Dop. L’inchiesta coinvolge 140 allevatori, parliamo di un giro di milioni e milioni di euro. La questione del cibo contraffatto è stata messa al centro della Coldiretti negli ultimi tempi, tanto da lanciare una petizione popolare nota con l’hashtag #stopcibofalso. Una iniziativa importante per contrastare uno dei nemici più pericolosi per il nostro Paese, ovvero la contraffazione alimentare che minaccia la salvaguardia delle specificità territoriali. Fin qui la potezione ha raccolto oltre 167 mila firme sulle 200 mila necessarie. L’obiettivo della Coldiretti è quello di chiedere “all’Europa di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti”. Svariati i motivi: tra questi citiamo “per proteggere la nostra salute”, “per tutelare l’economia del nostro Paese” e “per fermare le speculazioni sul cibo”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

ALLEVATORI: “TUTTI SAPEVANO”

Scoppiato lo scandalo Prosciuttopoli, è già partita la caccia ai responsabili che hanno consentito che sulle nostre tavole anziché prosciutto di Parma e San Daniele Dop finissero verri di produzione danese. Di sicuro una grossa responsabilità spetta a chi doveva effettuare i controlli sulla filiera, e cioè i due istituti certificatori autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole: l’Istituto Parma Qualità e l’Ifcq Certificazioni. A partire dal 1° maggio 2018 entrambi risultano commissariati per sei mesi dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) del ministero. Eppure c’è chi denuncia una connivenza diffusa, come Tom Servetto, legale di molti allevatori finiti sotto inchiesta, che a Busines Insider ha dichiarato:”Non prendiamoci in giro, le differenze tra i due tipi di animali sono evidenti: la verità è che tutti nella filiera – allevatori, macelli, prosciuttifici – sapevano. Anzi, gli allevatori erano costretti ad allevare i verri danesi perché il mercato pretendeva quel tipo di carne, più magra”. Il caso di frode è stato sollevato da Il Fatto Alimentare. (agg. di Dario D’Angelo)

PROSCIUTTOPOLI

Lo scandalo dei prosciutti di Parma e San Daniele contraffatti sta sconvolgendo il nostro paese, molto rigido quando si parla di alimentazione e di cultura culinaria. I due prodotti sono infatti tipici della nostra alimentazione e non potersi fidare di molti allevatori è un qualcosa che mina la serietà di marchi ormai consolidati da lunghi decenni di successi. Pare che gli inquisiti abbiano addirittura invaso gli allevamenti di Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto con questi verri danesi dalla carne più magra e dal prezzo di produzione notevolmente più basso. Nonostante di mezzo ci siano ingrassatori, macellai e prosciuttifici al momento a finire nei guai sarebbero solo gli allevatori, veri mandanti di quella che viene giustamente considerata una truffa ai danni dei clienti che è giusto portino a casa quello per cui hanno pagato e non un qualcosa di simile che sarebbe costato notevolmente meno in caso di scelta consapevole.

140 ALLEVATORI NELL’INCHIESTA

Scoppia quella che viene chiamata da tutti “Prosciuttopoli“, un nuovo scandalo che coinvolge il nostro paese e vede protagonista uno degli alimenti più amati d’Italia e cioè il prosciutto di Parma e il San Daniele Dop. Dal 2014 pare che dei verri danesi siano spacciati per suini emiliani, andando ovviamente a prendere anche i loro prezzi di mercato. Uno scandalo che coinvolge 140 allevatori in un’inchiesta lanciata nel 2017 e venuta oggi alla luce. Si tratterebbe di una truffa vera e propria visto che i Disciplinari dei due prosciutti non prevedono l’utilizzo di maiali esteri e non italiani. Pare che alla base del motivo ci sia ovviamente l’abbattimento dei costi dovuti alla crescita più rapida dei verri danesi oltre che alla maggiore resa della loro carcassa. Non si tratta di niente di pericoloso per la salute, ma sicuramente rimane uno scandalo vero e proprio anche per la differenza tra i due prodotti e ovviamente anche il prezzo di questi.

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