Delitto Rosboch, parte dei soldi truffati investiti in bitcoin/ Ultime notizie: oggi potrebbero valere milioni

- Silvana Palazzo

Delitto Rosboch, parte dei soldi truffati investiti in bitcoin: oggi potrebbero valere milioni. Le ultime notizie: analizzato parte del materiale estrapolato dai profili Facebook e Messenger

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Omicidio Rosboch: chiesti 16 anni a Caterina Abbattista

Sarebbero stati investiti tutti o in parte in bitcoin i 187 mila euro truffati a Gloria Rosboch, la professoressa di Castellamonte uccisa il 13 gennaio 2016. Per l’omicidio sono stati condannati con rito abbreviato Gabriele Defilippi e il complice Roberto Obert, rispettivamente a 30 anni e a 19 anni dal Tribunale di Ivrea. È stata importante l’analisi di parte del materiale – in particolare mail, conversazioni e messaggi – estrapolato dai profili Facebook e Messenger di Defilippi e della madre Caterina Abbattista. Entrambi li avevano cancellati dopo la sparizione della professoressa, ma ora sono in mano alla procura e agli avvocati difensori e di parte civile. Si rafforza così una pista già presa concretamente in considerazione dagli inquirenti durante le indagini: il denaro truffato a Gloria Rosboch e che lei ad un certo punto richiese indietro a Gabriele Defilippi (motivo per il quale l’avrebbe uccisa) era stato usato per investimenti in bitcoin. Non sono stati consegnati, invece, i messaggi personali intercorsi tra madre e figlio, «per questioni di privacy». Oggi comunque otrebbero valere una fortuna i risparmi sottratti a Gloria Rosboch. A fine 2015 il valore di una di queste monete virtuali oscillava tra i 250 e i 400 dollari, ora invece la quotazione è di circa 9.200 dollari. Di conseguenza, il valore dell’investimento potrebbe essere lievitato di almeno 20 volte: oggi consisterebbe in milioni, se fosse stata investita l’intera somma.

DELITTO ROSBOCH, PARTE DEI SOLDI TRUFFATI INVESTITI IN BITCOIN

Il denaro era stato chiesto con la promessa, falsa, di un investimento immobiliare in Francia, invece sarebbe stato reinvestiti in bitcoin. Il materiale è stato ottenuto dopo una rogatoria internazionale avanzata dal procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando, ma buona parte di quello chiesto non è stato fornito per una questione di privacy, come spiegato dall’Fbi ai carabinieri per giustificare il diniego dei dati mancanti alla procura di Ivrea. Di conseguenza, non sarà possibile scoprire il contenuto delle conversazioni tra madre e figlio intercorse attraverso i social e poi cancellate. Intanto il 22 maggio riprenderà il processo in Corte d’Assise nei confronti di Caterina Abbattista, al momento sotto processo per concorso in omicidio e truffa. La procura la ritiene istigatrice dell’omicidio e complice del figlio nella truffa commessa ai danni della professoressa. Come riportato dal Secolo XIX, è difficile, anche alla luce del poco materiale arrivato dagli Stati Uniti, che il pm Ferrando possa chiedere un rinvio.

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