Ariano Irpino, rivolta in carcere: guardia in ostaggio/ Ultime notizie: trasferiti i detenuti

Una guardia penitenziaria picchiata e presa in ostaggio nel carcere di Ariano Irpino, la rivolta domata nel giro di un’ora, il commento del ministro della Giustizia

14.06.2018 - Paolo Vites
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Foto LaPresse

Una rivolta che ha coinvolto almeno 150 detenuti, quelli rinchiusi nel nuovo padiglione del carcere di Ariano Irpino, scoppiata dopo che alcuni di loro avevano fatto irruzione nell’infermeria del carcere prendendo in ostaggio un poliziotto penitenziario. E’ successo ieri verso le ore 14, fortunatamente le guardie sono riuscite a riprendere il controllo della situazione nel giro di circa un’ora. Si tratterebbe secondo quanto riferisce il sindacato autonomo degli agenti penitenziari, di un episodio messo in atto da alcuni detenuti in custodia libera di origine napoletana che hanno fatto irruzione nell’infermeria picchiando un poliziotto e un ispettore mentre intanto gli altri detenuti distruggevano mobili e suppellettili. In infermeria intanto venivano liberati due agenti e un infermiere e tenuto in ostaggio una guardia. Guardie carcerarie, poliziotti e carabinieri hanno circondato il padiglione e dopo un’ora di trattative la rivolta si è conclusa. Un detenuto è stato trasferito non appena è finita la rivolta, mentre altri venti seguiranno a breve la stessa sorte dell’uomo che ieri nel primo pomeriggio ha guidato la rivolta nel carcere di Ariano Irpino.

ARIANO IRPINO, RIVOLTA IN CARCERE: GUARDIA IN OSTAGGIO

Sulla vicenda è intervenuto oggi il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che stigmatizzato i fatti: “Occorre fare in modo che chi ogni giorno è chiamato a svolgere il proprio lavoro in un carcere, con professionalità e determinazione, inizi a sentire con sé il sostegno, la tutela e il riconoscimento concreto dello Stato, piuttosto che semplici parole di incoraggiamento in occasione di celebrazioni o notizie di eventi spesso tragici. Insomma, quando si parla di carceri dovremmo ricordare di più che oltre quelle mura c’è anche tanta gente che lavora, spesso fra grandi difficoltà: polizia penitenziaria, personale civile, operatori e volontari”. Le segreterie regionali di tutte le sigle sindacali della Polizia Penitenziaria (Osapp, Uilpa, Sinappe, FNS Cisl, Uspp e Cgil Funzione Pubblica) hanno chiesto un incontro urgente con il ministro:“Ancora una volta sono i nostri agenti a pagare la mancanza di organico, l’inadeguatezza delle strutture di detenzione e altre gravi carenze a cui finora non si è posto rimedio”.



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