Educazione sessuale, Chiesa Uganda contro governo/ “Insegnato solo uso preservativo: ignorate nostre proposte”

- Paolo Vites

La Chiesa ugandese protesta contro il ministero dell’educazione per non aver tenuto in alcun conto i propri suggerimenti in termini di educazione sessuale nelle scuole del paese

Concorso straordinario docenti
Aula scolastica (immagine repertorio)

La Chiesa ugandese ha protestato in modo veemente contro il governo, chiedendo di essere coinvolta nel National Sexuality Education Frameowrk, il quadro nazionale di educazione sessuale, e di non esserne lasciata fuori come accaduto fino a oggi. La conferenza episcopale ugandese, in un comunicato ufficiale, avverte che se questo non accadrà, le scuole cattoliche del paese non introdurranno alcuna delle misure prese dal governo sul piano educativo. La controversia riguarda vari punti, in special modo la scoperta di libri sulla riproduzione sessuale in cui si invita all’uso del preservativo in circa 100 scuole del paese. Il governo ugandese persegue con forza l’opera di convincimento della popolazione sul tema da anni, con la scusa di battaglia contro l’Aids. Il ministro dell’educazione era già intervenuto sul tema, dicendo che i libri di educazione sessuale distribuiti nelle scuole non vogliono essere in opposizione all’insegnamento religioso, culturale e politico, e che sono stati messi a punto con un lavoro durato due anni e che ha coinvolto tutte le parti interessate. I vescovi hanno riconosciuto che esperti della Chiesa cattolica sono stati invitati a prendere parte al lavoro, peccato che tutti i loro suggerimenti sono stati accuratamente non inseriti nei libri.

IL DOCUMENTO DELLA CHIESA D’UGANDA

Nella dichiarazione ufficiale dei vescovi firmata da monsignor John Baptist Odama, si dice che “Contrariamente a quanto molti pensano, la Chiesa è a favore di un’educazione sessuale positiva, appropriata, culturalmente e religiosamente, che sostiene i valori morali e cristiani perché questo compito è una responsabilità condivisa della famiglia, della Chiesa e dello stato attraverso le scuole, ma sfortunatamente, i contributi degli esperti cattolici sono stati sostanzialmente ignorati”. Pur riconoscendo alcuni punti validi nei libri, il vescovo dice che essi non rispondono a domande decisive riguardo al ruolo fondamentale della famiglia soprattutto nei primi anni di età dei figli, tra i 3 e i 5 anni, e quelli delle scuole elementari sono invece esposti a scelte e argoenti non appropriate per la loro età. Le altre questioni sollevate contro il quadro includono: informazioni previste per i livelli superiori scolastici che sono considerati aperti all’interpretazione e alle pratiche che possono essere contrarie ai valori morali cristiani e che non ci sono disposizioni o garanzie che gli insegnanti siano preparati e in grado di insegnare in modo equilibrato e corretto, come argomenti delicati ed emotivamente carichi. 

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