Vescovo di Noto canta Fedez durante le Messe/ Monsignor Staglianò non ha pagato l’autore della musica rap?

- Paolo Vites

Il vescovo della città di Noto è accusato dall’autore delle musiche di un suo testo di non aver pagato i costi di produzione di una canzone, ecco di cosa si tratta

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Immagine dal web

Arriva però la difesa della Diocesi di Noto sul “caso” alquanto assurdo della canzone rap scritta dal Vescovo Staglianò per il cantante e rapper Fedez: «Il vescovo è stato contattato da questa persona e si è fidato. E quando gli è stato proposto di destinare il ricavato alla carità del Papa non ha esitato. Poi però questa persona ha cominciato a gestire la comunicazione inerente questo brano in maniera del tutto autonoma. Allora lo abbiamo diffidato a non utilizzare più il nome del vescovo», ha spiegato questa mattina al Giornale di Sicilia, don Fortunato Di Noto, Vicario episcopale dell’ufficio fragilità e disagio sociale. Le accuse di Cospito contro il Vescovo sono divenute notizie e hanno già fatto il giro del web, “aiutate” dalla singolarità del caso di un Vescovo che canta canzoni rap durante le Messe. Cospito però – l’autore della musica – non ci sta e replica con una nota, «il Vescovo ha presentato il brano anche in trasmissioni televisive nazionali ma non mi ha più pagato e non mi risponde al telefono. Al contrario ho ricevuto una lettera del suo avvocato». Il caso rimane, la “follia” in merito purtroppo, pure.. (agg. di Niccolò Magnani)

IL VESCOVO CHE CANTA FEDEZ

Il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, è famoso per le celebrazioni liturgiche quantomeno particolari, dove si esibisce cantando canzoni ad esempio di Fedez cambiandone il testo in modo “cristiano” o brani di Noemi e Mengoni lasciandoli così come sono perché lui li considera espressioni di fede, si trova adesso coinvolto in una caso in cui viene accusato di non aver pagato gli autori del testo di un brano da lui composto, “Indimenticabile sei”. Tale Antonio Cospito appartenente alla Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù fondato in Francia nel 1878 da padre Leone Giovanni Dehon e detti dehoniani, gli chiede il pagamento dei costi di registrazione del pezzo e dei musicisti coinvolti. Dice che avevano stabilito entrambi di rinunciare ai diritti d’autore versandoli invece interamente all’Elemosineria Apostolica di papa Francesco, però il vescovo aveva promesso di pagare i costi di produzione.

“NON MI HA MAI PAGATO”

Invece niente, neanche un centesimo: “Abbiamo avuto dei costi a cui il vescovo aveva assicurato avrebbe fatto fronte. Lui adesso  ha presentato il brano anche in trasmissioni televisive nazionali ma non mi ha più pagato e non mi risponde al telefono. Al contrario ho ricevuto una lettera del suo avvocato”. Situazione alquanto squallida, compì come sono le messe del vescovo di Noto, in un periodo in cui il Vaticano si raccomanda continuamente che le liturgie non siano degli show degni della televisione di serie B, ma autentici momenti di preghiera dove il prete dell’altare non si trasformi in una sorta di Carlo Conti, ma si recuperi il canto e la preghiera autentici della tradizione cristiana. Forse questo caso servirà al monsignor da lezione, facendogli cambiare rotta (musicale).

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