Perché dopo uno starnuto si dice “salute”?/ Ce lo spiegano storia e galateo: le origini di questa abitudine

- Paolo Vites

Ai tempi delle epidemie mortali, papa Gregorio Magno invitava i cattolici ad auguare Dio ti benedica a chi starnutiva, oggi diventato un semplice “salute” ecco perché

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Immagine dal web

E’ buona norma di galateo rispondere sempre, quando una persona starnutisce, con l’augurio “salute”. Pochi sanno però, gentilezza a parte, a come è nata questa abitudine. Risale al medioevo, quando le epidemie di malattie mortali erano la norma, tra cui la terribile peste nera che faceva milioni di vittime e i cui primi sintomi erano proprio gli starnuti. Fu così che verso il sesto secolo dopo Cristo, in una Roma flagellata dalle epidemie, si inaugurò il modo di dire “Dio ti benedica” a ogni persona che starnutiva, su indicazione dell’allora papa San Gregorio Magno che incoraggiò i cattolici a fare così nella speranza che Dio prendesse a pietà gli starnutenti e salvasse le loro vite.

PERCHÉ DOPO UNO STARNUTO SI DICE “SALUTE”?

Nei secoli il saluto “Dio ti benedica” è andato completamente perduto in Italia, sostituito da un più laico “salute” che comunque ha il medesimo significato di augurare la religione, mentre il saluto originale rimane in alcuni paesi anglosassoni. A voler essere obbedienti a galateo più puro invece, non si dovrebbe rispondere con nessun saluto a chi starnutisce, perché mette ancora più in evidenza l’attenzione dei presenti sulla persona che ha starnutito: dovrebbe invece essere questa a chiedere scusa, per aver sparso il virus del suo raffreddore, oggi che la peste nera per fortuna non c’è più.



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