Vuole paghetta di 900 euro al mese e fa causa al papà/ Ma non è l’unico: 6 su 10 la prendono fino a 34 anni

- Silvana Palazzo

Vuole “paghetta” di 900 euro al mese dal padre: Tribunale di Padova lo lascia a secco. A 29 anni bisogna procurarsi da vivere. Le ultime notizie sul caso della Riviera del Brenta

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Padova, volano 1200 euro in strada in pezzi da 50

Non vi meravigli la vicenda del 29enne di Fiasso (Venezia) che ha fatto causa al facoltoso papà imprenditore, un 90enne della Riviera del Brenta, che si rifiutava di corrispondergli una lauta paghetta da 900 euro al mese. In realtà il giovane è stato vittima del detto “chi troppo vuole nulla stringe”, dal momento che già intascava 300 euro per una precedente causa, anche questi levatigli in ragione dell’ultima sentenza. Ma per quanto facciate fatica a crederlo, sono in tanti i giovani non più “bambini” che percepiscono una paghetta settimanale o mensile da genitori e “affini”. Stando ad un sondaggio realizzato poco tempo fa da Coldiretti/Ixé, 6 italiani su 10 (61%) tra i 18 e i 34 anni vivono con la paghetta dei genitori o dei nonni o di altri parenti. La fotografia del disagio sociale che investe le nuove generazioni. (agg. di Dario D’Angelo)

VUOLE PAGHETTA DA 900 EURO AL MESE: CODA DICE IL CODICE CIVILE

Ha 29 anni e ha chiesto un assegno di mantenimento dal padre imprenditore, una paghetta da ben 900 euro al mese. Peccato che il giudice del Tribunale di Padova abbia rigettato tale richiesta, affrancando il padre dello stesso ragazzo, un uomo di 90 anni, dal provvedere al sostentamento del proprio figlio. Il giudice sembra aver applicato la legge in maniera più che adeguata e basta leggere brevemente il codice civile per capirlo. «I genitori sono esonerati dall’obbligo di mantenimento – si legge – quando il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica dipende da negligenza o comunque da fatto imputabile al figlio. Non è dovuto l’assegno qualora il figlio maggiorenne opponga un rifiuto ingiustificato alle opportunità di lavoro offerte, ovvero dimostri colpevole inerzia prorogando il percorso di studi senza alcun rendimento». Sta proprio in questo articolo la motivazione di rigettare la richiesta della paghetta, visto che il figlio di 29 anni, è apparso agli occhi del giudice negligente, non impegnandosi abbastanza per cercare un lavoro, adagiandosi sugli allori. Da oggi in avanti, però, sarà costretto a rimboccarsi le maniche. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

VUOLE PAGHETTA DA 900 EURO DAL PADRE IMPRENDITORE

Prima ha fatto causa al padre chiedendo un assegno per studi universitari e master, poi ha avviato una vera e propria battaglia giudiziaria chiedendo una “paghetta”. La vicenda vede protagonista il figlio di un facoltoso imprenditore della Riviera del Brenta, quasi novantenne, ed è stata ricostruita dal Gazzettino. Nel 2014 il figlio, che all’epoca aveva 25 anni, decide di fargli causa chiedendo 230mila euro per studi universitari e master. Il padre non intende sborsare una somma simile, ma dallo scontro legale che ne nasce riceve l’obbligo di corrispondere al figlio un assegno mensile di 300 euro. Il caso però non si è chiuso così: il figlio ha insistito pretendendo una “paghetta di 900 euro al mese. Nasce così una seconda battaglia giudiziaria. Questa volta il Tribunale di Padova non solo accoglie la richiesta del genitore, ma ribalta la sentenza del 2014 bloccando l’assegno di mantenimento da 300 euro. 

RIVIERA DEL BRENTA, FA CAUSA AL PADRE PER PAGHETTA DI 900 EURO

Nessun assegno di mantenimento per il figlio: è cessato l’obbligo del padre di mantenerlo. La sentenza del Tribunale di Padova ha comprensibilmente soddisfatto il legale del genitore, l’avvocato Stefano Marrone. «Dopo 4 anni la giustizia ha riconosciuto il buon diritto del padre a vedere il proprio figlio che provvede in modo autonomo a se stesso. Un figlio di 29 anni ha il dovere di rimboccarsi le maniche senza gravare ancora sui genitori», ha dichiarato il legale. Il Gazzettino fa notare che l’imprenditore è un 90enne con tre aziende fallite o inattive, mentre il figlio – nato dalla relazione con la terza compagna – non è parso alla Corte essersi particolarmente impegnato per rendersi indipendente economicamente, ad un’età nella quale «il percorso formativo, nella normalità dei casi, è ampiamente concluso e la persona è da tempo inserita nella società». Il figlio non era stato riconosciuto subito dal padre, ma dopo un esame del Dna. Ma questo non aveva comportato obblighi di mantenimento da parte del padre naturale. Cresciuto con la madre e i nonni materni, il giovane ha deciso all’età di 25 anni di fargli causa ma senza ottenere quanto sperato.

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