Napoli, arsenale della camorra nascosto in un’auto/ Ultime notizie, video: sequestrate armi da guerra

- Silvana Palazzo

Napoli, arsenale della camorra nascosto in un’aut: ultime notizie e video sull’operazione dei carabinieri, che hanno sequestrato armi da guerra. Le perquisizioni nel quartiere Miano

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Napoli, arsenale della camorra nascosto in un'auto

Un’auto all’apparenza come le altre, parcheggiata nei pressi di un insediamento di edilizia popolare. Dentro però c’era un vero e proprio arsenale: lo hanno scoperto i carabinieri della Compagnia Napoli Vomero durante le perquisizioni nel quartiere “Miano”, dove il clan camorristico dei Lo Russo esercita il suo controllo sugli affari illeciti. I militari hanno rinvenuto e sequestrato 3 Kalashnikov, un fucile a pompa rubato in un’abitazione, due mitragliette, una carabina calibro 44 rubata e 464 cartucce anche per armi di altro calibro. L’arsenale era nascosto nel vaso sotto ai sedili posteriori di quella che sembrava una Lancia Y in stato di abbandono. In realtà era stata adibita a nascondiglio da cui poter poi prelevare velocemente le armi all’occorrenza. Durante le perquisizioni, svolte con il supporto dei vigili del fuoco, sono state anche rimosse porte di ferro e cancellate abusive. 

NAPOLI, ARSENALE DELLA CAMORRA NASCOSTO IN UN’AUTO

In una abitazione dove due coniugi gestivano un minimarket, i carabinieri della Compagnia Napoli Vomero hanno sequestrato  3756 pacchetti di sigarette di contrabbando che vendevano sottobanco in casa. I due, già noti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati e ora attendono il giudizio direttissimo. Come riportato dal Messaggero, sulle armi verranno effettuati esami balistici per verificare se le armi siano state usate in fatti di sangue o intimidazione. Nelle scorse settimane un’inchiesta ha portato invece all’arresto di due fratelli medici, un anestesista e un chirurgo estetico, con l’accusa di aver favorito il clan Lo Russo. Professionisti insospettabili e ben inseriti nel tessuto civile della società partenopea. Il Mattino racconta di gravi indizi sul reimpiego in attività di ristorazione, di cospicue somme di denaro provenienti da attività illecite del clan Lo Russo, reato contestato assieme a Domenico Mollica e a Mariano Torre, già membro del gruppo di fuoco del clan e oggi collaboratore di giustizia.



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