Limbadi, ucciso da bomba in auto: 6 fermi/ Ultime notizie: il clan Mancuso dietro l’omicidio di Matteo Vinci?

- Emanuela Longo

Limbadi, ucciso da bomba in auto: 6 fermi all’alba di oggi, tra esponenti del clan Mancuso. Tra i soggetti coinvolti anche i presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio Vinci.

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Cuneo, accoltella madre e zia poi minaccia suicidio (LaPresse)

A distanza di circa due mesi dall’omicidio di Matteo Vinci, il 43enne ucciso lo scorso 9 aprile a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, potrebbe esserci la prima importante svolta. L’uomo, come rammenta CN24tv.it, fu ammazzato da una bomba piazzata sulla sua auto, una Ford Fiesta, a bordo della quale vi era anche il padre 72enne, Francesco. Quest’ultimo fortunatamente riuscì a salvarsi ma con gravi conseguenze e a causa delle ferite riportate si trova ancora ricoverato presso il reparto Grandi Ustioni di Palermo. All’alba di oggi, a Limbadi si è compiuta una maxi operazione antimafia ad opera dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia e del Ros, i quali hanno eseguito sei provvedimenti di fermo a carico di esponenti del clan Mancuso. I fermi fanno riferimento proprio alle indagini in corso e relative all’omicidio di Matteo Vinci ed al grave ferimento del padre dopo l’esplosione di una bomba in auto. Come riporta Gazzetta del Sud nell’edizione online, i sei fermati sono Rosaria Mancuso di anni 63, il marito 71enne Domenico Di Grillo, la figlia 29enne Lucia Di Grillo ed il marito di quest’ultima, Vito Barbara. Ad essere coinvolti nei provvedimenti di fermo anche Rosina Grillo, sorella maggiore di Lucia e lo zio Salvatore Mancuso, tutti di Limbadi.

I CONTRASTI TRA LA FAMIGLIA VINCI E I MANCUSO

I fermati nell’ambito del blitz eseguito alle prime luci dell’alba di oggi dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia e del Ros, sarebbero esponenti della cosca Mancuso della ‘Ndrangheta. Con loro la famiglia della vittima, come riporta l’Ansa, avrebbe avuto in passato dei contrasti in relazione alla mancata vendita di un terreno. Tra loro ci sarebbero anche i presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Matteo Vinci e del ferimento del padre. Nei momenti successivi all’esplosione della bomba sull’auto del 43enne, gli inquirenti ipotizzarono un malfunzionamento dell’impianto gpl della stessa vettura. La tesi fu poi abbandonata quando gli stessi investigatori scavarono nel passato della vittima risalendo all’episodio in cui la famiglia Vinci fu coinvolta in una rissa con alcuni parenti dei Mancuso per una questione legata ai confini di un terreno. Da quel momento, quasi certamente le indagini iniziarono a seguire una nuova strada che ha portato, nella mattinata odierna, ai sei fermi per l’omicidio Vinci.



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