Olocausto, la Polonia fa dietrofront sulla legge/ Varsavia e l’Unione Europea restano molto lontane

Varsavia ci ripensa e cambia già la legge sull’Olocausto: il premier Morawiecki ha annunciato il dietrofront sul provvedimento che puniva chi accusava la Polonia di complicità col nazismo

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L'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz (LaPresse)

Da Varsavia arrivano notizie distensive in merito alla legge che aveva portato a provvedimenti importanti verso chi accusava la Polonia di essere complice degli orrori del Nazismo. Nonostante questo la Polonia anche se presente nella lista dei paesi all’interno dell’Unione Europea è quanto più lontano possibile almeno per quanto riguarda le sue ideologie. Come racconta La Repubblica nella sua versione online le posizioni rimangono davvero molto lontane al momento. Secondo l’Ue infatti pare che il paese di fatto abolisca l’indipendenza del potere giudiziario, che è il valore costitutivo di un mondo libero e di tutti quelli che sono i Trattati europei. Una situazione che potrebbe portare anche a qualche complicazione non facile da giudicare così su due piedi, ma che nel tempo rischia di vedere la nazione rischiare anche di scivolare fuori proprio dall’Unione europea della quale al momento fa parte. (agg. di Matteo Fantozzi)

PARLA IL MINISTRO ISRAELIANO GALLANT

La Polonia fa parlare di sé per la decisione del Premier Morawiecki di fare un passo in dietro dopo il provvedimento che era stato lanciato per chi accostava la nazione al nazismo e ai suoi crimini. Nonostante il cambiamento repentino di idea  tutto questo rumore non è piaciuto per niente a Israele. Su Twitter il ministro Yoav Gallant ha sottolineato: “Si tratta di un caso di negazione della Shoah. La memoria di sei milioni di ebrei uccisi è più forte di qualsiasi legge. Proteggeremo la loro memoria e faremo la nostra lezione. La capacità di difenderci da noi stesso”. Parole importanti sono arrivate anche dall’ex ministro degli esteri sempre di Israele Tizpi Livni che ha spiegato: “Hanno sputato in faccia a Israele per ben due volte“. Sicuramente non solo da Israele sono arrivate polemiche, perché sono tantissimi quelli che sono rimasti delusi da una legge che non era neanche il caso di tirare fuori. (agg. di Matteo Fantozzi)

NIENTE CARCERE PER CHI ATTRIBUISCE A VARSAVIA ORRORI NAZISTI

Non sono passati che pochi mesi e il parlamento di Varsavia va già verso un clamoroso retrofront: dopo che lo scorso febbraio la Camera Alta della Polonia aveva di fatto approvato (con 57 voti favorevoli e solo 23 contrari) una legge che negava qualsiasi coinvolgimento della nazione nei crimini tedeschi perpetrati nei lager durante la Seconda Guerra Mondiale, adesso il premier Mateusz Morawiecki ha annunciato la proposta di superare già quel provvedimento che prevedeva pure delle pene carcerarie per chiunque parlasse di “lager polacchi” in relazione ai campi di concentramento o accusasse la Polonia di essere stata connivente con il regime nazista di Adolf Hitler. “Vogliamo evitare qualsiasi controversia” ha spiegato il primo ministro in relazione alla legge che più di qualche critica ha attirato su Varsavia negli scorsi mesi e che ha portato qualcuno anche a parlare apertamente di negazionismo e di un nuovo vento che spirava verso destra sul Paese che si affaccia sul Baltico. Stando a quanto si apprende dal suo capo di Gabinetto, inoltre, la proposta di Morawiecki sarebbe stata già inviata ai parlamentari polacchi e potrebbe passare facilmente a maggioranza, come accaduto per la suddetta legge.

LE CRITICHE DELLA COMUNITA’ EBRAICA

Infatti, in Parlamento il premier può contare sulla maggioranza assoluta anche al Sejm (ovvero la Camera Bassa del Parlamento polacco) e il superamento della legge che puniva i trasgressori anche con la detenzione fino a tre anni arriva probabilmente dopo l’ondata di critiche che nelle ultime settimane sono arrivate dagli altri partner europei, come pure dalle comunità ebraiche locali e comunitarie, oltre che da Israele. Proprio esponenti dello Stato mediorientale erano stati i più duri nell’attaccare un provvedimento che, a loro giudizio, era però inutile dato che “la memoria della Shoah è più forte di qualsiasi legge”. E così, dopo nemmeno quattro mesi, arriva una retromarcia con la quale il Primo Ministro proverà a salvare capra e cavoli, modificandone profondamente il testo per non ammettere l’errore ma allo stesso tempo ridurre la pressione mediatica che aveva portato i riflettori del mondo sulla Polonia.

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