Torino, rete di pedofili: video di abusi su minori/ Ultime notizie: “Non è escluso che siano autoprodotti”

Torino, rete di pedofili sgominata, video e foto anche con neonati: 6 agli arresti. Le forze dell’ordine hanno messo sotto indagine 16 persone per scambio e detenzione

27.06.2018 - Davide Giancristofaro Alberti
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Immagine di repertorio (Pixabay)

Torino, rete di pedofili: video di abusi su minori, una vicenda drammatica quella scoperta dalla polizia postale torinese. Sei le persone arrestate in fragranza di reato, con le forze dell’ordine sotto copertura che sono riuscite a dare un volto ai nickname dietro ai quali si celavano. Il vicequestore aggiunto della polizia postale e delle comunicazioni di Torino Assunta Esposito ha sottolineato: “Si sentivano protetti dalla policy del gestore online, che come è noto è ostile a fornire informazioni sui propri iscritti”, riporta Repubblica. Continua Esposito: “Stavamo analizzando la Rete alla ricerca di pedofili che si intrattengono in stanze virtuali quando abbiamo trovato una chat in cui tutti i commenti erano in italiano”. E c’è un rischio enorme: “Adesso seguiranno le analisi sul materiale informatico sequestrato che, oltre ad essere ingente, è particolarmente efferato. Non è escluso che i video siano autoprodotti”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

6 ARRESTATI, C’E’ ANCHE UN ASSISTENTE SOCIALE

La Polizia postale di Torino ha concluso oggi una brillante operazione contro la pedopornografia. Sono 16 le persone indagate, sei delle quali sono state sottoposte a fermo in carcere, con l’accusa di detenzione e scambio di materiale pedopornografico. Gli inquisiti effettuavano in rete operazioni di diffusione e scambio di video e foto con espliciti contenuti di natura sessuale aventi come soggetti minorenni. All’interno di questo materiale sequestrato sarebbero presenti anche scene di abusi su bambini molto piccoli, in qualche caso addirittura neonati. Come riportato da La Stampa, si ipotizza quindi in alcuni casi l’autoproduzione mediante consumazione di rapporti sessuali con minori, ma su questo sono ancora in corso attività di indagine. Tra gli arrestati un assistente sociale 43enne di Firenze che nel 2014 aveva patteggiato una condanna a due anni per reati della medesima natura. Stesso discorso per un 40enne di Cagliari, anche lui denunciato già in passato con lo stesso tipo di accusa. (agg. di Silvana Palazzo)

IL RUOLO DELLA POLIZIA POSTALE

Non sono ancora del tutto chiari ruoli e responsabilità dei sei arrestati e dei 16 indagati in tutta Italia per pedopornografia nell’ambito della lunga e complessa indagine avviata dalla polizia postale di Torino ma che poi avrebbe coinvolto anche altri 10 uffici sull’intero territorio nazionale, a dimostrazione dell’importanza del loro ruolo. Le operazioni che hanno portato all’individuazione dei presunti responsabili accusati di avere avuto in loro possesso una grande quantità di materiale pedopornografico e di averne anche prodotto, sono state lunghe e complesse anche per via delle policy del gestore ostile a fornire informazioni sui propri iscritti. Tutte le persone coinvolte sarebbero italiane, come si può comprendere dalla lingua impiegata nei commenti delle immagini pubblicate (tra il materiale ci sarebbero anche video di abusi su minori) anche molto forti. Gli agenti sono arrivati alla conclusione che alla base dell’attività degli iscritti vi erano delle regole ferree: gli stessi iscritti infatti si impegnavano a contribuire attivamente alla condivisione del materiale, suddiviso per range di età e sesso dei minori, pena la loro esclusione. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

16 INDAGATI IN TUTTA ITALIA

Erano migliaia le foto di ragazzini e bambini ed i video che immortalavano abusi anche su neonati. Un’enorme quantità di materiale pedopornografico, per il cui possesso e produzione sono state indagate 16 persone in tutta Italia ed eseguiti sei arresti in flagranza di reato. E’ stata la polizia postale di Torino a intercettare alcuni gruppi sospetti sui quali sono scattate le indagini che hanno portato ad associare ai nickname volti ed identità specifiche, smascherando i responsabili e procedendo alle perquisizioni. Gli investigatori, spiega LaPresse, sono così riusciti ad analizzare con estrema attenzione le tracce informatiche relative alla condivisione del materiale da parte dei partecipanti ai gruppi virtuali. In merito ai sedici indagati, questi sono sparsi per tutto il territorio nazionale e ciò ha comportato non solo il coinvolgimento nell’operazione della polizia postale di Torino ma anche di altri 10 uffici dislocati in tutta Italia. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di un’elevata quantità di materiale pedopornografico per il quale in alcuni casi si ipotizza l’autoproduzione tramite consumazione dei rapporti sessuali con minori. Dalla questura di Torino però viene specificato come “sul punto sono ancora in corso attività d’indagine”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

RETE DI PEDOFILI SGOMINATA

Una rete di pedofili è stata sgominata in queste ore. La polizia di Torino, come riferito da diversi organi di informazione online, a cominciare dal quotidiano La Repubblica, ha portato alla luce un gruppo composto da 16 diversi individui, che detenevano materiale pedopornografico. Di questi, 6 sono stati arrestati perché colti sul fatto, in flagranza di reato, e stando alle indagini effettuate e alle ricostruzioni svolte dagli inquirenti, non è da escludere che alcuni video e alcune foto ritrovate, siano state autoprodotte dagli stessi pedofili, dopo la consumazione di rapporti sessuali con i minorenni, alcuni addirittura neonati. I gruppi erano molto ermetici, e per accedervi bisognava seguire alcune regole severe.

LE INDAGINI STANNO PROSEGUENDO

Gli amministratori che li gestivano potevano infatti decidere di eliminare, o meglio “bannare”, quei soggetti che non condividevano a loro volta video e foto con minori. Le indagini sono ancora in corso di svolgimento, visto che gli inquirenti vogliono cercare di capire i singoli ruoli dei pedofili, e soprattutto, chi abbia partecipato attivamente con violenze su minori, e chi invece abbia solamente visionato e/o scambiato del materiale pedopornografico. Una storia davvero raccapricciante come purtroppo se ne sentono spesso e volentieri.

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