Salvini: “centri per rimpatri chiusi”/ Governo M5s-Lega, immigrazione: la ricetta del ministro dell’Interno

Immigrazione, salta la riforma di Dublino, Italia soddisfatta, il Ministro dell’Interno, Salvini: “Una vittoria per noi”. E’ praticamente saltata la riforma per modificare il patto

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Matteo Salvini (foto Lapresse)

Matteo Salvini e la ricetta per contrastare l’immigrazione: il ministro dell’Interno del Governo Movimento 5 Stelle-Lega ha affermato che verranno realizzati dei Centri per i rimpatri “chiusi, affinchè la gente non vada a spasso per le città”, riporta l’Ansa. Il segretario federale del Carroccio, intervenuto ai microfoni dei cronisti in Transatlantico, ha sottolineato che “la gente non vuole avere dei punti dove uno esce alle 8 della mattina, rientra alle 10 la sera e durante il giorno non si sa cosa fa e fa casino”. Una scelta che porterà a dure repliche dell’opposizione, una misura che dovrà ricevere il via libera anche dalle Regioni. Ma c’è già chi ha accolto con favore la proposta del nuovo capo del Viminale: “Ho già parlato con tutti i governatori leghisti che non vedono l’ra di avere Centri chiusi”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

TAJANI SCRIVE A CONTE

Dopo che l’Europa si interroga sul futuro dell’accordo sui rifugiati con diritto d’asilo, il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha scritto al premier Conte – e anche agli altri leader Ue – in vista del vertice di fine mese per provare a costruire un nuovo fronte di cooperazione sul nodo immigrazione. «L’Italia contribuisca a gettare un ponte tra le istituzioni Ue per favorire uno spirito di cooperazione che consenta una riforma pragmatica del sistema d’asilo», ha scritto nella lettera ufficiale che Tajani ha inviato al neo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Con la riforma di Dublino che sembra sempre di più andare in “pensione”, ora si necessitano conseguenze e nuovi scenari per provare a sistemare al meglio l’emergenza non rimandabile. «Adesso abbiamo una straordinaria opportunità di stabilire un sistema europeo comune di asilo pragmatico basato sulla solidarietà. Purtroppo gli Stati membri in seno al Consiglio non sono stati finora in grado di raggiungere una posizione comune», continua Tajani che poi ricorda come la riunione del Consiglio Europeo alla fine di giugno potrebbe essere «l’ultima possibilità durante questo mandato di conseguire un ampio consenso e sbloccare la situazione. Questo è il momento di costruire un sistema d’asilo in Europa duraturo e resiliente che funzioni sia in tempi normali che in caso di crisi significativa». (agg. di Niccolò Magnani)

SALTA RIFORMA DI DUBLINO

E’ praticamente saltata l’intesa sulla riforma del Trattato di Dublino. Le modifiche del patto firmato dalle nazioni europee che regola la richiesta di asilo internazionale, sono state di fatto bocciate. Sette i paesi che oggi hanno detto no, a cominciare dall’Italia, che ha sempre puntato il dito contro il Patto, assieme a Spagna, Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia. Tre sono invece i paesi che non si sono espressi, leggasi Estonia, Polonia e Gran Bretagna, infine ve ne sono 18, che anche se non soddisfatti in pieno del trattato, lasciano comunque la porta aperta ai negoziati, fra questi, come riferisce l’edizione online del quotidiano La Stampa, anche Grecia, Malta, e Cipro. Ora il testo della riforma, redatto dalla Bulgaria, sarà esaminato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che deciderà come procedere, anche se la sensazione circolante è che la fumata nera sia dietro l’angolo.

LE PAROLE DI SALVINI

Soddisfatto il ministro dell’interno, Matteo Salvini, che come spiegato da La Stampa ha ammesso: «è una vittoria per noi, sono molto soddisfatto. Noi avevamo una posizione contraria ed altri Paesi ci sono venuti dietro, abbiamo spaccato il fronte. Significa che non è vero che non si può incidere sulle politiche europee». Fra i pasi che si sono accodati, anche la Germania, con il segretario di stato tedesco, Stephan Mayer, che ha spiegato: «Berlino è aperta ad una discussione costruttiva ma com’è attualmente non la accettiamo. Non c’è solo l’Italia ad opporsi, anche i Paesi Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) sono contrari, e il governo tedesco critica punti precisi». Decisivi saranno i prossimi incontri, anche se attualmente la riforma sembrerebbe essere su un binario morto.

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