CAPORALATO A RAGUSA, TRATTA DI ROMENI: 5 ARRESTI/ Video, intercettazioni choc: “Vi sistemo io, schiavi!”

Caporalato a Ragusa, tratta di romeni: lavoro nero e prostituzione. Video, cinque persone finite in manette in Sicilia per aver sfruttato in maniera selvaggia 13 persone, anche minori

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Caporalato a Ragusa: sgominata banda di 5 romeni - Polizia di Stato

Uno scenario di totale degrado, violenza e miseria, quello emerso a Ragusa dalla Squadra mobile, nell’ambito dell’operazione “Boschetari” e che ha portato al fermo di cinque romeni accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo, oltre che sfruttamento della prostituzione minorile. Un vero e proprio sistema di caporalato, quello messo in atto dagli indagati i quali, dopo aver selezionato coloro che avevano più bisogno di lavoro, li sottoponevano a condizioni disumane come emerso da alcune intercettazioni choc. Nel corso della discussione tra una delle vittime e una donna facente parte della banda di romeni arrestati, il primo continua a chiedere dove siano i suoi soldi. “Dalle una sberla sulla bocca e basta”, replica la donna. “Mi hai lasciato senza mangiare… mi hai lasciato senza sigarette”, contesta l’uomo. Un altro della banda, con aria minacciosa, contesta di aver speso troppi soldi con loro (i lavoratori): “Mi state facendo in quattro, ho dato i soldi alle vostre madri. Tu mi stai deridendo, scavatombe!”, mandandoli via senza dar loro da mangiare. Le minacce emerse dalle intercettazioni erano frequenti: “Vi sistemo io, schiavi!”, continuava a ripetere loro uno dei romeni arrestati oggi e contestando il loro lavoro. “Vi faccio uscire tutte le strane idee dalla testa! Fate i furbi con me?”. Le intercettazioni riguardavano anche “l’acquisto” di donne a 2500 euro. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

CINQUE PERSONE FINITE IN MANETTE

La polizia di Ragusa ha portato alla luce un sistema di caporalato a cui capo vi erano cinque romeni. Il gruppo, tre uomini e due donne, è accusato di associazione a delinquere, traffico di esseri umani e sfruttamento pluriaggravato della prostituzione, anche minorile. Nel dettaglio, come riportato da apposito comunicato della Polizia di Stato, i fermati sono Lucian Milea, di 40 anni, la compagna, Monica Iordan, di 31, Marian Munteanu, di 31, Alice Oprea, di 31, e Marian Oprea, di 37. Le operazioni sono state coordinate dalla Procura distrettuale di Catania, e l’inchiesta è nata dopo la denuncia di un rumeno, attirato con l’inganno di un buon lavoro e di una sistemazione dignitosa, ma con la realtà che è risultata completamente differente. In poche parole, la banda in questione (c’è anche un sesto indagato, non ancora rintracciato), reclutava connazionali in Romania, promettendo loro un buon lavoro e un’abitazione decorosa, convincendoli quindi a trasferirsi in Italia.

COME FUNZIONAVA IL MALAFFARE

Le persone venivano appositamente selezionate fra coloro che avevano necessario bisogno di lavorare, analfabeti e vulnerabili. In totale sarebbero state tratte in inganno 13 persone, fra cui quattro minorenni: la banda teneva i poveretti senza documenti, senza contatti con la Romania, in alloggi fatiscenti senza riscaldamento, cibo scaduto e vestiti presi dai rifiuti. In cambio, i malcapitati dovevano lavorare nei campi oppure prostituirsi. Chi si ribellava veniva ovviamente picchiato a sangue. Le indagini sono iniziate nel 2017 e concluse pochi giorni fa, dopo di che sono scattati gli arresti. Le posizioni peggiori dei cinque orchi sono quelle di Milea e Iordan, gravemente indiziati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento lavorativo e di plurime ipotesi pluriaggravate di traffico di esseri umani commesse ai danni di connazionali, alcuni dei quali minorenni, e di sfruttamento pluriaggravato della prostituzione, anche minorile. Il gruppo in questione si avvaleva dell’apporto di connazionali sia in Italia quanto in Romania.



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