Guatemala, 99 morti, 200 dispersi, 12.000 sfollati/ L’eruzione del Vulcano del Fuego: tragedia immane

Guatemala, 99 morti, 200 dispersi, 12.000 sfollati, l’eruzione del Vulcano del Fuego: tragedia immane. Passano le ore e si aggrava il bilancio delle vittime dopo l’esplosione

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Il vulcano Del Fuego continua a mietere vittime - Fox

Aumenta il numero delle vittime in Guatemala provocate dall’eruzione del Vulcano del Fuego. L’ultimo bollettino fornito dal National Forensic Institute parla di 99 morti e di centinaia di dispersi. Dei 99 cadaveri ritrovati, ne sono stati identificati solo 25, visto che i corpi sono quasi interamente ricoperti di ceneri e di lava, quindi irriconoscibili. Sergio Cabanas, a capo del Conred, l’organo di pronto intervento guatemalteco, ha aggiornato anche la situazione riguardante i dispersi: «Abbiamo già i nomi e i luoghi in cui ci sono persone scomparse e quel numero è 192». Un quadro che si rende ancora più tragico se si pensa che i feriti attualmente sono 44, mentre gli sfollati sono ben 12.000. In totale sarebbero state coinvolte ben 1.7 milioni di persone, gli abitanti delle zone a ridosso del vulcano che ha iniziato a eruttare nella giornata di domenica scorsa. Dei 44 feriti accertati alcuni versano in gravi condizioni, come ad esempio l’88enne che era riuscito a sopravvivere al disastro, simbolo della stessa tragedia (finto in prima pagina su molti giornali), ma che è spirato nelle scorse ore. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

NUOVI AGGIORNAMENTI SULL’ERUZIONE DEL VULCANO

«Se rimani intrappolato nella lava, è difficile uscirne vivo»: così parla un ufficiale dell’esercito guatemalteco mentre l’emergenza del vulcano del Fuego continua ad imperversare sotto il silenzio della comunità internazionale. Il panico, la fuga, il timore di un’ecatombe ancora maggiore rispetto a quanto già successo negli ultimi tre giorni: nella tragedia, anche l’incertezza di chi effettivamente è rimasto vittima del vulcano e chi invece è disperso o in un luogo isolato da ogni possibilità di comunicazione. Delle 69 vittime infatti, i funzionari hanno riferito che solo 17 sono state identificate finora: i corpi, nella maggiorparte dei casi, sono stati resi irriconoscibili dalla lava e dalla cenere che ha rivestito l’intera area attorno al vulcano eruttato. Proseguono gli aiuti delle autorità governative – accusate però di non aver saputo intervenire preventivamente quando si è capito che l’eruzione sarebbero divenuta dilagante – le varie associazioni umanitarie e la Chiesa cattolica che in più riprese sta rivolgendo appelli alle varie comunità mondiali per ricevere sostegno e aiuto in una emergenza umanitaria con pochi precedenti in Guatemala.

I VESCOVI: “TRAGEDIA SI SOMMA AL CAOS POLITICO”

La Chiesa si sta occupando da molto vicino dell’assistenza, dei fondi e degli aiuti alla popolazione di sfollati sotto choc per il dramma ancora in corsa in Guatemala: la Conferenza Episcopale guatemalteca ha prodotto un lungo comunicato che è stato inviato al Presidente e all’intera popolazione. «Vi è profonda preoccupazione di fronte alla sofferenza di tanti fratelli e sorelle guatemaltechi, che hanno perso i loro cari, i loro beni e la serenità, di fronte all’imprevedibile forza della natura», spiega la missiva della Chiesa che poi aggiunge come tutti prelati sono coscienti che la tragedia si sta sommando alla «già difficile situazione politica e sociale del Paese e aggrava la povertà e le difficoltà di sopravvivenza nella quale si trova la maggior parte della popolazione». I vescovi del Guatemala hanno poi invitato tutti i cittadini a riflettere e pregare per il gravissimo momento che intercorre a tutto il popolo del Guatemala scosso dalla potenza omicida del Vulcano che riporta nel lancette dell’orologio storico indietro fino a Pompei.

«Sapendo dalla nostra fede che che le prove sono occasioni per crescere nella fiducia in Dio e nella solidarietà a favore del prossimo, la Conferenza episcopale invita tutte le comunità parrocchiali e in particolare coloro che sono impegnati nella pastorale sociale a dare il meglio di sé per contribuire a superare, per quello che è possibile, l’attuale situazione e a organizzare, in collaborazione con i diversi organismi pubblici e privati i programmi di aiuto necessario sia nell’immediato sia a lungo termine». La richiesta della Chiesa alla politica è imponente e li mette spalle al muro per le responsabilità e la mancanza di organizzazione che ha purtroppo acuito una situazione tragica di per sé, «Pensiamo che le risposte a lungo termine siano quelle che maggiormente ci sfidano e speriamo che il Governo sia coerente rispetto al suo obbligo di dare risposte concrete e integrali». (agg. di Niccolò Magnani)

L’ERUZIONE DEL VULCANO HA FATTO UNA STRAGE

Una vera e propria strage quanto sta accadendo in queste ore in Guatemala. L’eruzione del Vulcano Del Fuego (il vulcano del fuoco), iniziata nella giornata di domenica, ha provocato almeno 75 morti, ma il bilancio rischia di essere solo arrotondato per difetto, visto che con il passare delle ore si aggrava sempre più. Sono infatti almeno 200 i dispersi, con grande probabilità, persone sepolte sotto la cenere e la lava che a breve andranno a rendere ancora più pesante la lista delle vittime di cui sopra. Un vulcano che continua ad essere attivo, con la fuoriuscita di lava che sta praticamente continuando incessante da tre giorni a questa parte.

192 I DISPERSI ACCERTATI

Le foto che ci giungono dal Guatemala sono impressionanti, città abbandonate, spettrali, monocromatiche, dove ogni tanto spunta un macabro ritrovamento, un corpo senza vita, sorpreso dalla lava prima che potesse fuggire. Scene apocalittiche, da film, come quanto accaduto nella città di Escuintla dove la gente in preda al panico è scappata in auto, intasando in breve tempo la rete stradale. Sergio Cabanas, il capo dell’agenzia di soccorso in caso di calamità, ha ammesso che sono per la precisazione 192 le persone disperse, molte delle quali in paesini di montagna a ridosso del vulcano, difficili da raggiungere: «Continueremo fino a quando non troveremo l’ultima vittima – ha confessato ai media – anche se non sappiamo quante ce ne siano ancora, esploreremo l’area tutte le volte che sarà necessario».

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