Milano, ‘piano moschee’ del sindaco Sala scatena caos/ 6 luoghi di culto regolarizzati, non c’è Viale Jenner

- Niccolò Magnani

Piano moschee a Milano: sindaco Sala nel caos dopo il piano di regolarizzazione di 6 centri islamici, non ci sono Palasharp e Viale Jenner ma preoccupano Viale Padova e Via Maderna

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Piano moschee a Milano (LaPresse)

A Milano è scattata la polemica diretta contro il Sindaco Beppe Sala: il Comune ha infatti varato negli scorsi giorni il nuovo “piano moschee” arrivando a regolarizzare fino a 4 centri e aprendone 2 nuovi di zecca. Il tutto non nasce “a caso” ma segue il Piano delle attrezzature religiose, ovvero quel documento della Regione Lombardia che permette la realizzazione di nuovi luoghi di culto senza distinzioni di religione, è infatti aperto ad ogni possibile confessione che ne possa richiedere la costruzione (e ne abbia la convalida). Il documento ufficiale prevede che l’edificazione possa avvenire con una serie molto stretta di adempimenti tra cui presenza di strade di collegamento, distanze minime e parcheggio pubblico. Ricordiamo che nel recente passato quella stessa norma era stata vista come un tentativo di bloccare la costruzione di moschee a Milano perché mancanti diversi elementi base richiesti dalla legge. Oggi però arriva la regolarizzazione e l’apertura di due nuovi centri di preghiera: «con questo piano non solo intendiamo garantire il pieno diritto di culto a tutte le religioni ma vogliamo farlo rispettando tutte le condizioni di sicurezza, selezionando luoghi adatti e ponendo fine a soluzioni improprie come gli scantinati, con le necessarie verifiche da parte del Ministero degli Interni», ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran.

FORTE, “MILANO SCELGA QUALE ISLAM LEGITTIMARE”

Si tratta finora di una proposta base che ancora non è arrivata in votazione a Palazzo Marino ma «Nei prossimi 60 giorni le parti sociali e i Municipi potranno presentare le proprie osservazioni al piano. La nostra è una proposta molto conservativa che ha tra le finalità anche quella di spostare i luoghi di preghiera dagli edifici residenziali», conclude Maran. Inutile immaginare l’immane polemica in città, specie nelle periferie, per l’apertura di fatto di 6 centri-moschee regolari, situati in via Marignano, via Esterle e un’area da individuare all’interno dell’ambito del parcheggio Trenno di via Novara. Non solo, se da un lato scompare come centro il Palasharp e Viale Jenner (fucina in recente passato di numerosi gruppi affiliati alla jihad estremista) sono state dichiarate accessibili dal piano anche 4 immobili sempre per le comunità islamiche di via Padova/Cascina Gobba (Associazione Al-Waqf Al-Islami in Italia); via Maderna (Comunità Culturale Islamica Milli Gorus); via Gonin (Associazione Culturale no profit Der El Hadith); via Quaranta (Comunità Islamica Fajr). Intervistato da Tempi.it, il consigliere comunale di Milano Popolare Matteo Forte solleva un punto critico che va oltre alla polemica “di rito” avanzata dalla Lega e dall’intero centrodestra. «Non si può pensare di risolvere con uno strumento di mera urbanistica un problema di natura culturale e politica: dobbiamo scegliere che tipo di islam legittimare». «Il piano non è stato presentato in Aula – spiega ancora Forte – non sappiamo ancora in base a quale meccanismo siano state individuate le situazioni da regolarizzare e perché almeno sei di queste riguardino i luoghi di culto islamici. Tuttavia quando leggiamo che tra queste rientrano i casi di via Maderna o di Cascina Gobba/viale Padova non possiamo non farci delle domande».



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