GATTUSO INDAGATO PER RICICLAGGIO DI DENARO/ Ultime notizie, le scommesse nel 2013: “Se lo provano mi ammazzo”

- Silvana Palazzo

Gattuso indagato per riciclaggio di denaro: le accuse all’allenatore del Milan, coinvolto in un’inchiesta della procura di Ivrea che vede indagate 53 persone. Le ultime notizie 

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Il tecnico del Milan, Gennaro Gattuso, è indagato dalla procura di Ivrea per riciclaggio di denaro. Il rossonero era socio al 35% della ditta Tre Olmi Srl di Gallarate, che stando agli inquirenti non ha mai presentato i bilanci. Non è la prima volta che Ringhio finisce invischiato in qualche mal’affare, come quando nel 2013 venne accostato al tornado del calcio scommesse. Era il dicembre di quell’anno, e gli agenti bussarono alla porta di Gattuso, indagato nell’inchiesta portata avanti dalla procura di Cremona. Ringhio si dichiarò subito estraneo ai fatti, e intervistato a caldo dai giornalisti disse una frase che rimase scolpita nelle menti di molti in quel periodo: «Se venisse dimostrato che ho truccato una partita sono disposto ad andare in piazza, so di dire una cosa forte, e ammazzarmi. Chi mi conosce sa che non ci sto a perdere neanche una partitella, neanche a scopa con gli amici». A settembre dell’anno successivo, l’inchiesta venne archiviata, e Gattuso venne ritenuto estraneo ai fatti. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

INDAGATO PERCHE’ EX SOCIO DELLA DITTA TRE OLMI SRL

Gennaro Gattuso è indagato per riciclaggio di denaro dalla procura di Ivrea. Il suo nome, come riportato da Repubblica, compare nell’inchiesta dei carabinieri del Comando provinciale di Torino che indagano sugli affari di un imprenditore di 44 anni, Pasquale Motta, che secondo gli investigatori è legato alla ‘ndrangheta. L’allenatore del Milan risulta indagato con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori. “Ringhio”, secondo i pm, era socio al 35% di una società in realtà riconducibile a Motta. Si tratta della Tre Olmi Srl di Gallarate, ormai fallita, che era specializzata nella produzione di salumi e insaccati. La sede amministrativa era stata spostata ad Orbassano, alle porte di Torino, dove l’imprenditore aveva il suo quartier generale. La Tre Olmi di cui Gattuso era socio, fallita nel 2014, in tutti i suoi anni di attività «non aveva mai consegnato i bilanci», come spiegato dal curatore fallimentare agli investigatori. Sono 43 in tutto gli indagati in questa vicenda, 9 le misure cautelari. E Motta è stato arrestato. Le accuse sono, a vario titolo, per gli indagati di trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio di proventi illeciti. Nelle perquisizioni sono stati sequestrati società e beni immobili per un valore totale di 200mila euro.

GATTUSO INDAGATO PER RICICLAGGIO DI DENARO

I carabinieri del Comando provinciale di Torino, come riportato da Repubblica, hanno scoperto una catena di aziende che riciclavano denaro. Dall’inchiesta è emerso un elenco di prestanome per far sì che le società non fossero riconducibili al vero titolare, Pasquale Motta. A suo carico non risultano affiliazioni con le famiglie che costituiscono i nuclei della ‘ndrangheta in Piemonte, ma il suo nome compare spesso con quelli coinvolti in grandi inchieste sulla criminalità organizzata calabrese insediatasi in Piemonte. Il giro di imprese è stato scoperto con un inchiesta partita da una denuncia di una società che nel 2012 gestiva la casa di riposo Casa del Sole di Favria, nel Canavese, e che coinvolge anche l’ex sindaco locale Severino Ferrino, all’epoca dei fatti vicesindaco, e l’ex sindaco Giorgio Cortese. I titolari della casa di riposo avevano denunciato un gestione poco trasparente da parte dell’amministrazione comunale di allora, spiegando che i due avevano tentato di estromettere la loro società dalla gestione della casa di riposo per affidarla all’Eurocoop Service di Corato, in provincia di Bari, una delle tante aziende riconducibili a Motta e usate per il riciclaggio di denaro. Nell’ordinanza firmata dal gip della procura di Ivrea, Alessandro Scialabba, emerge come Motta spostasse ingenti somme di denaro dalle società dove non aveva formalmente alcun titolo amministrativo. Con l’aiuto degli amministratori comunali indagati, era riuscito a gestire la casa di riposo insieme a decine tra ristoranti, locali e aziende intestate a prestanome come, secondo le accuse, l’allenatore del Milan, coinvolto tra il novembre 2011 e dicembre 2013. 

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