GIANFRANCO FINI A PROCESSO PER RICICLAGGIO/ Ultime notizie: la casa di Montecarlo e il rapporto con Corallo

- Silvana Palazzo

Gianfranco Fini a processo per riciclaggio: a giudizio anche i Tulliani, tra cui la sua compagna, e il “Re delle Slot” Francesco Corallo. Le ultime notizie: alla sbarra il 30 novembre

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Gianfranco Fini, in uno scatto (Wikipedia)

Gianfranco Fini a processo per la vicenda della casa di Montecarlo. Il coinvolgimento nell’inchiesta dell’ex presidente della Camera, rinviato a giudizio per riciclaggio, è legato al suo rapporto con Francesco Corallo. Per la procura questo rapporto sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani, famiglia della compagna. In base a quanto accertato dagli inquirenti, questi ultimi avrebbero ricevuto sui propri conti correnti ingenti somme di denaro riconducibili al “Re delle slot” e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto – come riportato dall’Ansa – tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia. Il gp Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani scrisse che il rapporto tra Gianfranco Fini e Corallo era maturato apparentemente solo dopo una importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi. L’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, difensore dell’ex vicepremier, ha commentato la notizia del rinvio a giudizio del suo assistito: «Siamo convinti che riusciremo a dimostrare l’estraneità di Fini all’esito dell’istruttoria dibattimentale». (agg. di Silvana Palazzo)

A GIUDIZIO ANCHE I TULLIANI E FRANCESCO CORALLO

Gianfranco Fini è stato rinviato a giudizio per riciclaggio. Lo ha deciso il gup di Roma Elvira Tamburelli che ha mandato a processo l’ex presidente della Camera, la moglie Elisabetta Tulliani, il padre e il fratello di quest’ultima, Sergio e Giancarlo, con il “Re delle slot” Francesco Corallo. L’udienza del processo è stata fissata per il 30 novembre davanti alla quarta sezione penale. Nel mirino dei magistrati è finita l’operazione di compravendita dell’appartamento di Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale e poi svenduta nel 2008 per poco più di 300mila euro al cognato di Fini attraverso la creazione di due società off-shore, la Printemps e la Timara. Nel 2015 l’immobile venne rivenduto per un milione e 360mila dollari. «Sono pronto a chiarire davanti ai giudici e a dimostrare la mia assoluta estraneità dei fatti» ha detto Fini ai suoi difensori, gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno. Sono stati rinviati a giudizio anche altri cinque indagati tra i quali l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta.

FINI A PROCESSO PER RICICLAGGIO: LA CASA DI MONTECARLO

Secondo la procura Giancarlo ed Elisabetta Tulliani, titolari delle società offshore Printemps Ltd, Timara Ltd e Jayden Holding Ltd, avrebbero «messo a disposizione i conti correnti di tali società per ricevere ingenti somme di denaro dal conto corrente acceso presso la First Carribean International Bank e intestato alla Dawn Properties, riconducibile a Corallo con cui Fini aveva stretto intesa, e su cui era delegato ad operare in qualità di director Rudolf Baetsen, con la consapevolezza della provenienza delittuosa, consentendo la realizzazione del segmento finale del flusso di denaro tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia». Gianfranco Fini sarebbe coinvolto in altri tre casi di riciclaggio e in uno di impiego di denaro di provenienza illecita assieme ai Tulliani. Le somme di denaro ricevute dal conto acceso presso la Fcib e poi bonificate da Baetsen sarebbero state destinate «all’acquisto dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di An, di cui erano divenuti i proprietari occulti. E dopo che l’immobile era stato rivenduto il 15 ottobre del 2015 dalla Timara Ltd, compivano ulteriori transazioni bancarie con le quali impiegavano, sostituivano e trasferivano la somma di denaro pari a 1,2 milioni di euro, derivata dalla compravendita, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa, utilizzando diversi conti correnti anche esteri».

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