Chiara Corbella Petrillo, al via iter di beatificazione/ Rimandò cure di un cancro per far nascere suo figlio

- Paolo Vites

A sei anni dalla morte di Chiara Corbella Petrillo, la diocesi di Roma ha aperto la cuasa di beatificazione della giovane donna morta rifiutando le cure per non rischiare la vita del figlio

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Foto di Cristian Gennari

La diocesi di Roma ha dato il via al processo di beatificazione di Chiara Corbella Petrillo, con la firma da parte del cardinale vicario Angelo De Donatis dell’editto che apre la causa, sei anni dopo la morte della giovane donna. Una storia, la sua, che ha colpito e commosso tutta l’Italia, per via del modo in cui lei ha sacrificato la vita. Poco dopo il matrimonio celebrato nel 2008, scopre di aspettare un bambino. Durante la gravidanza però si scopre che la bambina soffre di un’anencefalia. Mezz’ora dopo la nascita, che i genitori hanno voluto portare a compimento lo stesso, Maria Grazia Letizia come viene battezzata appena nata, muore. Purtroppo è solo l’inizio di una storia che qualunque mortale non potrebbe accettare mai con le sue sole forze. Succede infatti che anche il secondo figlio muoia subito dopo la nascita, avvenuta senza le gambe e con altre gravi malformazioni. Quando Chiara rimane incinta per la terza volta, sembra che finalmente sia la volta buona, nessun problema per il bambino, ma questa volta tocca a lei: le viene diagnosticato uni carcinoma, un tumore, alla lingua. 

CHIARA CORBELLA PETRILLO, AL VIA ITER DI BEATIFICAZIONE

E’ qui che si compie il miracolo di questa giovane donna: rifiuta le cure contro il cancro per non mettere a rischio la vita del figlio che porta in grembo, che infatti nascerà sano. Purtroppo è troppo tardi perché le cure facciano effetto: Chiara muore il 13 giugno 21012. Al marito che le chiedeva: “Amore mio, ma davvero il giogo del Signore è dolce?”, lei respirando e parlando a fatica, ma sorridendo, rispondeva: «Sì, Enrico, molto dolce». Nell’Editto che apre la causa di beatificazione è scritto: “La sua oblazione rimane come faro di luce della speranza, testimonianza della fede in Dio, autore della vita, esempio dell’amore più grande e della morte”. Tutti quelli che l’hanno conosciuta di persona o dopo la morte, pregano e chiedono intercessioni da lei, infatti ancora nell’Editto si legge: «Essendo andata aumentando, col passare degli anni, la sua fama di santità ed essendo stato formalmente richiesto di dare inizio alla causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio nel portarne a conoscenza la comunità ecclesiale, la Diocesi di Roma invita tutti e singoli i fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama di santità della Serva di Dio». Dice oggi il marito: “(…) Sono contento che lei sia sempre più degli altri e un po’ meno mia”.



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