Migranti, Austria “chiude” il Brennero? Salvini: “Un affare”/ Vienna, “Effetto a catena dopo accordo tedesco”

- Niccolò Magnani

Migranti, il governo austriaco pronto a presidiare i confini dopo l’accordo Merkel-Seehofer contro i secondary movements. E a farne le spese potrebbe essere proprio l’Italia…

La nave della ong
Nave Seawatch, a Malta (Twitter, 2018)

L’accordo sulla circolazione dei migranti salva la coalizione di Governo tra Csu e Cdu, con grande soddisfazione della Cancelliera Angela Merkel ma la prevista creazione di “centri di transito” alla frontiera con l’Austria rischia di diventare un problema per l’Italia dal momento che il primo ministro Sebastian Kurz ha già annunciato che il suo Paese attuerà una stretta contro i “secondary movements”: di conseguenza, qualsiasi arrivo di migranti dal Bel Paese verrà fermato al confine (l’ipotesi è quella della chiusura del Brennero) dato che da Vienna si fa sapere che l’obiettivo è quello di “proteggere i nostri confini meridionali”. A quella che è sembrata una minaccia da parte dell’Austria (in attesa che però in Germania l’accordo venga ratificato anche dalla Spd) Salvini ha risposto facendo buon viso a cattivo gioco, spiegando che così verrà fermato il fenomeno del ritorno di tanti migranti in Italia. Di ben altro avviso è invece il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, che evocando lo spirito di cooperazione che dovrebbe esserci tra gli Stati membri del’Unione ha avvertito che “il Governo austriaco si assumerà la responsabilità della chiusura del Brennero. Ma Kurz da questo punto di vista sembra non volerci sentire e, da parte sua, ha ricordato che se i vicini della Germania introducessero delle misure nazionali a contenimento del fenomeno dell’immigrazione allora ci sarà “un effetto a catena dato che l’Austria deve reagire”. (Agg. di R. G. Flore)

SALVINI, “CHI ENTRA IN ITALIA DEVE CHIEDERE IL PERMESSO”

Dopo l’accordo di Cdu e Csu sui migranti, l’Austria minaccia di chiudere i confini. Italia isolata? In realtà per Matteo Salvini è una buona notizia. «Bene, perché per noi sarebbe un affare. Sono più quelli che tornano in Italia di quelli che vanno in Austria» ha dichiarato il ministro dell’Interno e vicepremier del governo Conte ai microfoni di RaiNews24. Il leader della Lega risponde a tono alle dichiarazioni d’intenti del cancelliere austriaco Kurz, che aveva minacciato Berlino, e non solo, di proteggere con forza i confini meridionali, soprattutto quelli con Italia e Slovenia. «Sono pronto già da domani a restituire i controlli al Brennero perché l’Italia ha solo da guadagnarci» ha aggiunto Salvini. Il ministro dell’Interno ha precisato che lui è per la libera circolazione, ma precisa: «Chi entra in Italia deve chiedere permesso». Il responsabile del Viminale ha proseguito annunciando che oggi pomeriggio sentirà il ministro dell’Interno austriaco e poi quello tedesco. «I problemi dell’Austria sono a nord, li hanno più ai confini con la Germania» ha concluso. (agg. di Silvana Palazzo)

VIENNA ANNUNCIA CONTROLLI: ITALIA ISOLATA

Rischiano di essere solo un ricordo l’area Schengen e la libera circolazione all’interno dell’Unione europea. Angela Merkel ha ceduto alle richieste del ministro degli Interni Seehofer, che rischiava di far saltare l’esecutivo tedesco, e ha siglato un accordo che prevede pesanti restrizioni all’ingresso dei migranti nel territorio tedesco. Dello stesso avviso sembra essere l’Austria, visto che da Vienna è arrivato un monito: potrebbero essere presi provvedimenti per proteggere i confini meridionali con Italia e Slovenia. E questo vuol dire che l’Italia potrebbe trovarsi ancora più isolata di prima. Il passaggio del documento sottoscritto da Cdu e Csu che più interessa il governo italiano è il punto 3: «Nei casi in cui i Paesi rifiutino accordi amministrativi sui respingimenti diretti, il respingimento avviene al confine con l’Austria, in base a un accordo con l’Austria». Quindi, i profughi provenienti dall’Italia, che si è rifiutata di sottoscrivere un’intesa bilaterale con Berlino, verrebbero bloccati al confine. Ma non è chiaro se questa intesa sia compatibile con le regole europee perché servirebbero zone neutre, hotspot, per analizzare le domande ed effettuare i respingimenti. (agg. di Silvana Palazzo)

AUSTRIA,  “PRONTI A PROTEGGERE CONFINI CON ITALIA”

Il caos migranti rischia di mettere a durissima prova la tenuta dell’Europa per come l’abbiamo conosciuta. L’accordo tra Angela Merkel e il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer sui cosiddetti “movimenti secondari” rischia di avere conseguenze negative soprattutto per l’Italia. Ne sono una prova le ultime dichiarazioni del governo austriaco, che potrebbe “adottare misure per proteggere” i suoi confini, ivi compresi quelli con l’Italia. Dall’esecutivo retto dal cancelliere Kurz si tiene a sottolineare che se l’intesa tra Merkel e Seehofer venisse ratificata “saremo obbligati ad adottare provvedimenti per evitare svantaggi per l’Austria e la sua popolazione”. Nella nota firmata anche dal vice-cancelliere Heinz-Christian Strache e dal ministro degli interni Herbert Kickl si evince che  “se questa dovesse essere la posizione del governo (tedesco, ndr) il governo “è pronto ad attuare misure per proteggere i nostri confini meridionali”. Un chiaro riferimento all’Italia e alla Slovenia: è la fine di Schengen? (agg. di Dario D’Angelo)

NUOVO NAUFRAGIO IN LIBIA: 114 DISPERSI

Il caos migranti in Europa continua e non riguarda soltanto il complicato rapporto di questi ultimi tempi tra i governi e le navi Ong (su tutti il caso della Seawatch posta sotto sequestro nel porto di Malta). Purtroppo a rimetterci la vita sono spesso e volentieri gli stessi migranti che tentano la sorte pur di lasciare le zone di guerra e di povertà in cui vivono. Il tragico bilancio dell’ultimo naufragio verificatosi nel Mediterraneo parla di 114 dispersi. Questo il tweet in cui la sezione libica dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unchr) ha descritto quanto accaduto a largo di Tripoli: “Un altro triste giorno in mare: oggi 276 rifugiati e migranti sono stati fatti sbarcare a Tripoli, inclusi 16 sopravvissuti di un’imbarcazione che portava 130 persone, delle quali 114 sono ancora disperse in mare”. (agg. di Dario D’Angelo)

COMMISSIONE EUROPEA, “MAI RIMPATRI VERSO LA LIBIA”

La Commissione Europea, nella giornata di ennesima tensione tra Governi sul Mediterraneo e Ong, ha fatto sapere che per motivi umanitari e di “valori Ue” i migranti soccorsi in mare non devono essere riportati in Libia. «Non ci saranno mai dei rimpatri dell’Ue verso la Libia o navi europee che rimandano i migranti in Libia, si tratterebbe infatti di un’azione contro i nostri valori, il diritto internazionale e quello europeo in quanto è ormai ben nota la “situazione inumana per molti migranti in Libia». Secondo la portavoce della Commissione Ue per la migrazione, Natasha Bertaud, l’Onu è al lavoro per migliorare le condizioni dei migranti ancora sul territorio libico, «c’è un meccanismo di transito d’urgenza, per evacuare queste persone dalla Libia. si è visto che negli ultimi tre anni, nonostante un affollamento di navi in mare, il Mediterraneo è più mortale che mai per i migranti, questo perché il modello dei trafficanti è cambiato, si è adattato a questo numero crescente di navi. Per questo vogliamo cambiare il nostro approccio, per ridurre il numero di persone che perdono la vita nel Mediterraneo», ha concluso la Bertaud in una lunga nota pubblica che risuona come un “avviso” anche per Malta, che non solo ha chiuso i porti ma ha anche sequestrato la nave Ong Seawatch, per ora senza un’autentica spiegazione ufficiale.

PORTAVOCE ONG: “CI È IMPEDITO SOCCORSO MIGRANTI”

«Dopo l’Italia, arriva anche Malta. Bene, stop al traffico di nuovi schiavi!»: un nuovo tweet di Matteo Salvini torna sulla vicenda Seawatch, fermata nel porto di La Valletta e con un punto di domanda grosso come una casa rispetto ai prossimi giorni di salvataggi nel Mar Mediterraneo. Concedendo una intervista ad Askanews, la portavoce italiana di Seawatch – Giorgia Linardi – ha spiegato che la nave «ha ricevuto dall’autorità portuale di Malta comunicazione di non poter lasciare il porto, previsto per questa sera. Non abbiamo alcuna motivazione tecnico-legale alla base di questa restrizione al libero movimento della nostra nave per poter svolgere le nostre attività». Non solo, secondo quanto rilanciato sempre dalla stessa Linardi, la Sea-Watch fa base logistica a Malta da due anni a questa parte. È poi rientrata dalla sua ultima missione poco dopo la metà di giugno, «ed è stata ferma una decina di giorni perché era prevista una revisione. La nave è ora pronta a lasciare il porto di Malta per poter prestare soccorso in mare. Ci è stato negato, non possiamo lasciare il porto». 

SALVINI: “UN BENE CHE SIA SOTTO SEQUESTRO”

Migranti, nave Seawatch sotto fermo a Malta: l’annuncio è stato dato dalla stessa Ong, che ha sottolineato che non può lasciare il porto de La Valletta. “Salvare vite in mare non è negoziabile”, la denuncia dell’equipaggio della nave. Non ci sono motivi legali forniti dalle autorità secondo l’associazione non governativa, con la mancanza di permesso che non deriva da un problema di registrazione, bensì è frutto di una campagna politica per fermare il salvataggio delle persone in mare. Matteo Salvini, ministro dell’Interno, ha commentato: “Prendo atto del fatto che grazie all’appoggio italiano anche Malta si è ricordata di essere un Paese sovrano e ha bloccato oggi la nave di un’altra Ong nei porti maltesi. Quindi bene perché meno navi delle Ong ci saranno in giro e meno gente partirà e meno gente morirà”, le sue parole riportate dai colleghi de La Stampa. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

SEAWATCH SOTTO FERMO A MALTA

Non si placa l’emergenza migranti nel Mediterraneo, ricominciata dopo un inverno molto duro che ha impedito l’arrivo dei rifugiati sulle coste di Italia, Grecia, Malta e Spagna: i casi Aquarius e Lifeline hanno aperto una voragine in Europa con la situazione ai limite della frattura nell’Unione, ma ripetiamo l’emergenza non si ferma e ne è una riprova l’avviso dato poche ore fa dalla nave della Ong Seawatch. «La nostra nave è stata sottoposta a fermo dalle autorità portuali di Malta. Non sono state fornite motivazioni tecnico-legali. La consideriamo una deliberata restrizione della nostra libertà, volta a impedire l’attività di soccorso», ha spiegato sul proprio canale Twitter l’organizzazione non governativa. I porti di Malta, come quelli dell’Italia, sono chiusi e impediscono alle navi fuor dai confini di potere entrare, previa richiesta e discussione in merito nelle rispettive cancellerie, ma visto il livello dello scontro osservato tra Muscat, Conte e il resto dell’Unione Europea durante il Consiglio di venerdì scorso, speranze di un riequilibrio della situazione sono davvero più utopiche che reali.

L’EQUIPAGGIO: “INTANTO LA GENTE AFFOGA”

«Mentre ci viene impedito di lasciare il porto, la gente sta annegando. Qualsiasi ulteriore morte in mare è sul conto di coloro che impediscono il salvataggio. Salvare vite umane in mare non è negoziabile», ha fatto sapere il capitano della Seawatch, Pia Kemp, bloccato con la nave all’interno del porto di La Valletta. L’equipaggio della nave Ong ha fatto sapere ancora come una campagna politica “non possa e non debba fermare il salvataggio delle persone in mare”: insomma, il caso è tutt’altro che semplice e si rischia seriamente un “nuovo” caos dopo i presenti di Aquarius, Lifeline e OpenArms. Nel frattempo, la gente continua a morire in mare e l’Europa appare sempre più come un organo statico e senza il coraggio delle proprie scelte: sono almeno 63 i migranti dispersi dopo il naufragio di ieri al largo della Libia, come annotava Unhcr in serata. La notizia è poi stata confermata dal portavoce della guardia costiera libica: secondo quanto dichiarato da i migranti tratti in salvo, i 63 dispersi sarebbero annegati nell’attesa dei soccorsi. Le principali navi Ong sono “ko” al momento: Lifeline e SeaWatch sono bloccate a Malta, Aquarius è Marsiglia dato che Roma e La Valletta hanno impedito qualsiasi attracco anche per soli rifornimenti; OpenArms è invece diretta a Barcellona, dopo aver salvato 59 migranti.

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