25 LUGLIO, 75 ANNI FA LA CADUTA DI MUSSOLINI/ I 7 fratelli Cervi fucilati per una pastasciutta

- Paolo Vites

Si ricordano 75 anni dalla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, quando una famiglia di contadini offrì a tutto il paese una pastasciutta anti fascista. La strage dei fratelli Cervi

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Benito Mussolini (1883-1945)
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Per una pastasciutta furono fucilati  i sette figli di Alcide Cervi, un contadino di Campegine, in provincia di Reggio Emilia. Il più giovane aveva 23 anni, il più anziano 42. Era il 25 luglio del 1943, 75 anni fa, il giorno in cui il Gran consiglio del fascismo votò la caduta di Benito Mussolini, togliendogli la guida del governo e imprigionandolo prima a Ponza poi sul Gran Sasso, dove Hitler mandò i suoi soldati a liberarlo. La gente in tutta Italia festeggiava, ma non potevano sapere che quella data avrebbe significato invece l’occupazione nazista dell’Italia e il risorgere del regime di Mussolini, sebbene solo nel nord Italia. Sarebbe cominciato un periodo orribile di stragi e guerra civile. Ma il 25 luglio si festeggiava. La famiglia Cervi organizzò un grande pranzo per tutto il paese gratis, cucinando pastasciutta per tutti. Per quel gesto, alcuni mesi dopo i fascisti fucilarono i sette fratelli dopo averli torturati. 

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75 ANNI FA LA CADUTA DI MUSSOLINI

Rimase l’anziano padre con undici nipoti da sfamare, la moglie che meno di un anno dopo morì di crepacuore per il dolore mai assopito e quattro vedove. Da qualche tempo il 25 luglio in molte località italiane, ma anche all’estero negli Stati Uniti e in Lussemburgo si ricorda quel giorno con una pastasciutta antifascista. Gesto che lo scorso anno il futuro ministro degli interni Matteo Salvini dileggiò con un post davvero fuori luogo: “Non perdetevi la pastasciutta antifascista della CGIL, e rimaniamo in attesa di quella anticomunista… RIDICOLI”.  Il 25 luglio a casa Cervi ogni anno arrivano quasi duemila persone a ricordare l’orribile strage. Era stato il terzogenito Cervi, Aldo a proporre quel gesto: “Papà, offriamo una pastasciutta a tutto il paese”. Alcide accetta. “Facciamo vari quintali di pastasciutta insieme alle altre famiglie. Le donne si mobilitano nelle case intorno alle caldaie, c’è un grande assaggiare la cottura, e il bollore suonava come una sinfonia. Ho sentito tanti discorsi sulla fine del fascismo ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore” ricordava il padre.

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