SEQUESTRO FONDI LEGA, “ATTACCO A DEMOCRAZIA”/ “Solo in Turchia partiti fuorilegge”

- Niccolò Magnani

Cassazione, le motivazioni della sentenza: “sequestro soldi della Lega ovunque siano fino al raggiungimento di 49 milioni di euro”. Ultime notizie, i fondi sospetti al partito di Salvini

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Bongiorno fa infuriare Maroni (Foto: LaPresse)

Tra i contenuti della risposta alla Lega che hanno allarmato il Csm, c’è il paragone che il partito ha fatto rispetto alla situazione in Turchia, paese in cui la libertà politica è stata estremamente limitata dalle misure prese dal Governo Erdogan. “Solo in Turchia, nei tempi moderni, un partito democratico e votato da milioni di persone è stato messo fuorilegge attraverso la magistratura.” Questa la frase incriminata con cui la Lega ha sottolineato come quello della Cassazione sia stato percepito dal partito come un vero e proprio attacco politico, con la richiesta di sequestro di 49 milioni di euro volta a destabilizzare i primi passi del Governo di cui la Lega fa parte. Toni che il Csm ha definito inaccettabili e impropri, considerando le differenti libertà di cui si può godere in Italia e la drammaticità della situazione in Turchia che non meriterebbe impropri paragoni. (agg. di Fabio Belli)

PER IL SEQUESTRO NON SERVIRA’ NUOVO PROVVEDIMENTO

La parte che più preoccupa i vertici della Lega e Matteo Salvini, relativamente alle motivazioni della sentenza della Cassazione che ha disposto il sequestro di 49 milioni di euro per i fondi elettorali distratti dal partito, è sicuramente quella che dispone come per il sequestro del denaro non occorra un nuovo provvedimento. Nelle motivazioni per l’accoglimento del ricorso del pm di Genova, i giudici hanno spiegato come la Guardia di Finanza possa bloccare i conti della Lega per eventuali somme trovate su conti in momenti successivi al decreto, senza stabilire dunque una nuova ingiunzione. Una tesi che contraddice quella del legale del partito Giovanni Ponti, che sosteneva come somme diverse da quelle trovate sui conti al momento del primo sequestro non potessero essere toccate senza un nuovo dispositivo. (agg. di Fabio Belli)

PREOCCUPAZIONE DEL CSM

Non è arrivato ancora un giudizio ufficiale, ma secondo quanto raccolto da fonti Ansa, nessuno al Csm sarebbe soddisfatto dei toni utilizzati da Salvini e dai vertici Lega dopo la sentenza motivata della Cassazione sul sequestro dei fondi del Carroccio. È stata espressa “seria preoccupazione” per parole e toni che vengono ritenuti “non accettabili” da parte del Consiglio Superiore della Magistratura: nel frattempo, il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha fatto sapere che «La decisione diventa eseguibile a condizione che la sentenza del Riesame segua il principio affermato dalla Cassazione». In questo senso, il tribunale del Riesame dovrà fissare una data per questa discussione in merito al sequestro dei beni della Lega fino ai famosi ormai 49 milioni di euro. Se il Riesame dovesse emettere un atto che confermi quanto uscito dalla Cassazione, allora i legali della Lega potrebbero impugnare a loro volta il pronunciamento e tornare in terzo grado. Secondo quanto riportato ancora dall’Ansa, «La linea difensiva della Lega è quella della illegittimità dei sequestri delle somme future perché non sono frutto di reato».

APPELLO A MATTARELLA: “SEQUESTRO È UN ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA”

Non ci sta la Lega e si appella al capo dello stato, il presidente Sergio Mattarella, in merito alla decisione della Cassazione di sequestrare i fondi del Carroccio. Come riportato poco fa dai principali quotidiani online, potrebbero essere congelati fino a 49 milioni di euro, soldi che secondi i giudici sarebbero stati ottenuti illecitamente, grazie alla truffa per cui l’ex leader leghista Umberto Bossi, è stato condannato in primo grado a due anni, insieme ad altri esponenti del partito. Fonti interne alla Lega, affermano che: «Si tratta di un gravissimo attacco alla democrazia per mettere fuori gioco per via giudiziaria il primo partito italiano. Un’azione che non ha precedenti in Italia e in Europa». Secondo il carroccio sarebbe un attacco alla costituzione perché viene negato il diritto a «milioni di italiani di essere rappresentati. È una sentenza politica senza senso giuridico – concludono – la Lega non ha paura, c’è clima di grande tranquillità e serenità anche se c’è la consapevolezza che «ci vogliono impedire di lavorare ed esistere». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LE CONDANNE

Riguardo la sentenza della Cassazione con le motivazioni rese note riguardo i fondi distratti dalla Lega, l’ex segretario Umberto Bossi, rieletto al Senato dopo le ultime elezioni politiche, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione, mentre l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, ha ricevuto una condanna di quattro anni e dieci mesi, quindi un anno e nove mesi a Stefano Aldovisi, e due anni e otto mesi a testa per Diego Sanavio e Antonio Turci. Questi ultimi sono stati condannati in qualità di revisori dei conti della Lega. Sono stati però gli imprenditori Paolo Scala e Stefano Bonet a subire la condanna più pesante nel processo, cinque anni di reclusione con l’accusa di aver trasferito parte dei fondi contestati alla Lega verso Cipro e la Tanzania. (agg. di Fabio Belli)

IL COMMENTO DI SALVINI

E’ arrivato anche un commento diretto da parte di Matteo Salvini, segretario della Lega nonché Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Interno del Governo Conte. Interpellato su La7 nella trasmissione ‘In Onda’, Salvini ha parlato senza mezze misure di attacco politico riguardo le motivazioni della Cassazione sul caso dei fondi della Lega sottratti dai rimborsi elettorali al partito. “Quei 49 milioni di euro non ci sono, posso fare una colletta, ma è un processo politico che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto.” Salvini già in precedenza aveva ribadito di ritenere già speso da precedenti amministrazioni del partito “il maltolto”, ritenendo completamente estranea alla vicenda la sua figura e quella dell’attuale dirigenza della Lega. (agg. di Fabio Belli)

LA LEGA PREPARA QUERELE?

Secondo le prime fonti emerse da ambienti parlamentari della Lega, dopo le motivazioni della Cassazione che di fatto danno il via libera alla “caccia” dei pm genovesi ai conti del Carroccio, «sono pronte decine di querele contro chi parla a sproposito di soldi rubati». In particolare, dall’amministrazione del partito ora in mano a Matteo Salvini – che all’epoca dei fatti contestati dai giudici non gestiva il Carroccio – arriva come prima reazione «stupore nell’apprendere dalle agenzie le motivazioni della sentenza per cui dovrebbe proseguire il sequestro di soldi della Lega». Come prevedibile, il Carroccio contrattacca riflettendo sui possibili “motivi” politici dietro alla decisione giudiziaria: «Forse l’efficacia del nostro governo dà fastidio, ma non ci fermeranno», spiegano ancora le fonti parlamentari a Tg Com24. 

LA REPLICA DEI LEGALI DI SALVINI

Sono destinate a far discutere, ponendo una nuova ombra sulla Lega di Matteo Salvini, le motivazioni della Cassazione che, nella seduta del 12 aprile scorso, aveva deciso di accogliere il ricordo della Procura di Genova in merito ai fondi scomparsi del partito: la cifra di cui si parla, ovvero quasi 49 milioni di euro, era stata confiscata e inoltre era arrivata la condanna non solo per Umberto Bossi, ma anche per Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio oltre che uno dei principali imputati. Al “sequestro dei fondi della Lega, ovunque siano”, vale a dire anche conti correnti bancari, libretti e fondi stabilito dagli ermellini della Corte si oppone il legale del partito di Salvini che ha spiegato ai giornalisti come le uniche somme sequestrabili siano quelle che all’epoca sono state trovate sui conti, mentre per le altre non ci può procedere alla confisca secondo quanto disposto dal pm. Insomma, sarebbero escluse le somme future a meno che questo non avvenga durante il processo d’Appello. (Agg. di R. G. Flore)

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Sono uscite oggi le motivazioni della sentenza che lo scorso 12 aprile diede ragione in sede di Cassazione all’appello formulato dai pm di Genova sul famoso caso dei fondi sospetti della Lega (allora ancora “Nord” gestita da Umberto Bossi). «Ovunque venga rinvenuta qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord» – dunque sia depositi, che libretti che veri e propri conti correnti bancari – «deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro», scrivono i giudici della Cassazione nel depositare le motivazioni di una sentenza che dopo le Elezioni Politiche rischiò di minare la solidità e la correttezza del Partito di Matteo Salvini. Fino ad oggi, al Carroccio sono stati bloccati fino a oggi 1 milione e mezzo di euro: con questa sentenza però si potrà andare avanti con i vari sequestri fino appunto alla cifra stabilita di 48.969.617 euro, anche per «somme affluite in un momento successivo alla data di esecuzione del decreto di sequestro del 4 settembre 2017 sui conti e depositi riferibili alla Lega Nord.

L’APPELLO DELLA PROCURA DI GENOVA

La seconda sezione penale della Cassazione ha così spiegato i motivi della sentenza che accoglievano il ricorso dei pm di Genova contro il “no” del Tribunale del Riesame genovese di fronte all’istanza dei procuratori di poter andare avanti con il ritiro e sequestro dei fondi leghisti passati e futuri. La Corte ad aprile aveva stabilito quella cifra di quasi 49 milioni di euro come “limite” per il sequestro perché rappresentava quegli stessi soldi che secondo i giudici la Lega dovrebbe restituire dopo la condanna di Umberto Bossi e Francesco Belsito (ex tesoriere del Carroccio) per la maxi truffa sui rimborsi elettorali dal 2008 al 2010. La stessa corte di Genova, ad aprile, aveva rigettato il ricorso di Bossi contro il sequestro «disposto nei suoi confronti, così come ha rigettato quelli sui sequestri presentati dai tre ex revisori dei conti condannati con la sentenza dello scorso luglio». La somma di 49 milioni, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe finita sui conti della Lega senza che il partito ne avesse diritto proprio perché frutto di una “truffa alla Camera e al Senato”.

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