LA STAFFETTA DI SAVIANO/ Il razzismo sottile e violento di chi fa la morale agli altri

Le quattro ragazze che hanno vinto la staffetta 4×400 ai Giochi del Mediterraneo sono diventate un caso. Ma chi si dice antirazzista è razzista anche lui. MONICA MONDO

03.07.2018 - Monica Mondo
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Post di Roberto Saviano su Twitter

Scusate, ma dov’è il problema? Quattro ragazze italiane vincono in gara atletica la staffetta ai Giochi del Mediterraneo, ed esultano con una foto che le mostra insieme, sotto il tricolore, nello sfavillio dei loro giovani anni, entusiaste per la vittoria. Hanno diversi colori della pelle, ma già notarlo fa strano. Non so neppure da dove vengano, se parlino dialetto veneto o con inflessioni “straniere”, ma la cosa non mi interessa. Stiamo guardando una bella foto con quattro ragazze in azzurro, e solo a chi fa dell’ideologia può scattare il pensiero “sono italiane di colore quindi modello di interculturalità eccetera”. Ho fatto vedere questa foto ai miei figli. “Figo, che brave!”. Non notate niente? “Cosa? Sono carine, e non tutte le atlete lo sono…”. 

Quindi non capisco la bagarre a colpi di tweet che si è scatenata in rete. Credo che fare di queste ragazze il simbolo dell’Italia contro Pontida sia un doppio errore. Primo, di lettura della realtà, strumentalizzata ancora una volta per fini politici, e che siano i partiti addirittura a farlo, non le persone, mi inquieta. Tutti i partiti, ma tanto più quelli che si fregiano di una supposta apertura mentale, liberalità, storia, eccetera. Secondo: si assume come dato di fatto che chiunque sostenga una parte politica, salvo eccezioni a loro volta strumentalizzate, sia razzista, ultimamente fascista. Penso che tocchi andar piano con le parole, e  anche coi giudizi. A meno di pensare sempre e comunque che c’è un popolo bue che va ammaestrato da pochi eletti che hanno il dono dell’intelletto e della saggezza, il privilegio della moralità a prescindere, dell’eccellenza. 

Anche qui doppio errore: la gente prima o poi si stufa di essere considerata inetta a scegliere, e lo si vede; secondo, la storia ha mostrato pure che di elitarie e solitarie superiorità morali si è fatto strame, e anche questo ti viene messo in conto. Poi c’è l’uso delle parole, che devono avere una collocazione storica, pur restando monito di orrori che la storia ha mostrato. Giovanni Falcone diceva che se tutto è mafia niente è mafia. Se tutto è razzismo e fascismo nulla è razzismo e fascismo. Bisogna essere meno rozzi, se vogliamo incidere davvero, cioè a livello educativo. Non è il modo per riconquistare credibilità, solo di esasperare lo scontro, già troppo aspro.  

C’è il terreno della politica, e si combatte su quel terreno, possibilmente non a slogan, o a tweet, da qualunque parte provengano. La propaganda non ha mai letto la realtà, l’ha solo usata a suo piacimento. Non tutte le Ong aiutano gli scafisti, non tutti i cittadini che votano Lega sono da disprezzare. E’ così facile da capire, da vedere. Chi parla dai palchi, o dai palchi mediatici, dovrebbe guardarsi attorno, lasciare i salotti di case eleganti o quelli mediatici, e farsi un giro nelle nostre città. Di ragazze e ragazzi di tutti i colori che vivono, studiano insieme, lavorano, si baciano, giocano, si divertono, vanno in vacanza insieme è pieno il paese. Nessuno si sogna di fotografarli e mettere in rete l’icona, per mostrare quanto l’Italia è accogliente e solidale. Io ci vedo una sorta di razzismo più sottile e pervasiva. “Guarda com’è bello, nonostante…” “Guarda come sono amici, nonostante…”. E’ quel segreto nonostante, che rode. 

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