PAPA FRANCESCO A BARI INCONTRA I PATRIARCHI DEL MEDIO ORIENTE/ “Non si parli di pace rincorrendo il riarmo”

Papa Francesco a Bari incontra i patriarchi del Medio Oriente: “Preghiamo per la pace, l’indifferenza uccide”. Il messaggio del Pontefice contro le molte guerre

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Papa Francesco in aereo (Foto LaPresse)

Ha assunto i toni di un accorato appello per la pace quello rivolto da Papa Francesco ai grandi della Terra da Bari, dove il Santo Padre ha incontrato Twadros, il Papa Copto, e gli altri patriarchi delle chiese cristiane. Sua Santità, come riportato da Huffington Post, ha pronunciato diversi “Basta”, tra cui “basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta alle occupazioni di terre che lacerano i popoli! Basta usare il Medio Oriente per profitti estranei al Medio Oriente!”. Ma il monito di Bergoglio ha interessato la più stretta attualità, a dire che il rischio che il Pianeta ripiombi in una Guerra Mondiale non deve mai essere sottovalutato:”Non si scordino le lezioni di Hiroshima e Nagasaki” e “non si trasformino le terre d’Oriente in buie distese di silenzio”. Parole che assumono un significato ancora più denso se associate all’accusa di ipocrisia che il Papa ha rivolto alle potenze militari, poiché “non si può alzare la voce per parlare di pace mentre di nascosto si proseguono sfrenate corse al riarmo”. (agg. di Dario D’Angelo)

PAPA FRANCESCO A BARI

Si trova a Bari Papa Francesco. Sua Santità è volato in Puglia per incontrare i patriarchi e i capi delle chiese del Medio Oriente. Come riferisce l’edizione online del quotidiano La Repubblica, il Pontefice è atterrato al Wjtyla attorno alle ore 8:15 di questa mattina, per poi dirigersi presso la basilica di San Nicola. Qui ha trovato una folla di fedeli che si era radunata fin dalle prime ore del giorno per accogliere il Santo Padre. Bergoglio ha quindi incontrato Twadros, il Papa Copto, e poi gli altri 20 patriarchi, tra cui Volokolams Hilarion Alfeev, vicario della diocesi di Mosca e rappresentante del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie: «Preghiamo per la pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare – le parole del rappresentante della chiesa cattolica – sia pace: è il grido dei tanti Abele di oggi che sale al trono di Dio. L’indifferenza uccide, e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PAROLE DURE E CORAGGIOSE DEL PONTEFICE

Sono parole dure e coraggiose quelle che il papa ha pronunciato durante l’omelia della Messa in ricordo dei cinque anni dalla sua visita a Lampedusa, allora il principale punto di sbarco dei migranti che fuggivano dall’Africa. Non ha risparmiato nessuno, senza fare nomi naturalmente, ma facendo capire a chi erano indirizzate parole come  “l’ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano. Si tratta  di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa. E che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti. Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia”. Si sa benissimo chi sta costruendo muri e non vuole sporcarsi le mani con i migranti. Soprattutto ha richiamato alla responsabilità personale, anche questa ormai in minoranza, perché Dio, ha detto, “ha bisogno delle nostre mani e dei nostri occhi per rendere efficace a promessa di ristoro e liberazione degli oppressi” (Agg. Paolo Vites)

LA MESSA PER I MIGRANTI

Messa in Vaticano oggi per il Papa, che ha ricordato i 5 anni dall’ultima visita a Lampedusa, in Sicilia, terra di sbarchi e di dolore. Sua Santità si è rivolto alle istituzioni, a coloro che soccorrono i migranti nel mar Mediterraneo, e anche a coloro che ce l’hanno fatta, e che sono riusciti a scappare dalle proprie terre per iniziare una nuova vita: «Voglio ribadire la mia solidarietà e incoraggiamento – le parole del Santo Padre, come riportato dal quotidiano La Repubblice – poiché conosco bene le tragedie dalle quali state scappando. Vi chiedo di continuare ad essere testimoni di speranza in un mondo sempre più preoccupato per il suo presente, con pochissima visione del futuro e riluttanza a condividere». Papa Francesco chiede quindi ai migranti di avere rispetto per la cultura e le leggi del paese che li accoglie, di modo da permettere un percorso di integrazione, e «superare tutte le paure e le inquietudini». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

“NON SONO ARRIVATE LE RISPOSTE AL MIO APPELLO”

Il tema migranti è senza dubbio quello maggiormente pregnante nelle ultime settimane. Ormai da diversi giorni a questa parte non si parla d’altro se non di Ong, centri di accoglienza, frontiere chiuse e via discorrendo, scatenando non pochi dibattiti in cui le opinioni sembrerebbe esser perfettamente divise a metà. Anche Papa Francesco è tornato ad affrontare la questione, e lo ha fatto nell’omelia della messa di oggi in Vaticano, celebrata a 5 anni dalla sua prima visita a Lampedusa. Sua Santità ricorda l’invito di allora di un soccorso tempestivo e di un’accoglienza adeguata: «Purtroppo le risposte a questo appello, anche se generose – le parole riportate da La Repubblica – non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti».

AD ASCOLTARLO ANCHE I VOLONTARI DI OPEN ARMS

Ad ascoltarlo vi sono i superstiti di alcuni naufragi, nonché i volontari delle Ong (c’è anche la Open Arms), verso cui il governo italiano ha puntato il dito negli ultimi giorni. Bergoglio ha proseguito: «Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati. Il silenzio è complice di queste morti». Invita all’aiuto quindi il Santo Padre, che ha poi voluto dedicare qualche parola anche ai soccorritori, ringraziando coloro che si fermano «Per salvare la vita del povero picchiato dai banditi, senza chiedergli chi fosse, la sua origine, i motivi del suo viaggio o i documenti…: ha semplicemente deciso di prendere in carico e salvare la vita».

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