ONU, “ITALIA RAZZISTA!”/ Una condanna smentita (anche) dai numeri

L’Onu denuncia l’Italia in quanto Paese razzista contro i migranti. Anche se tutti i numeri dicono il contrario. L’autorità morale di chi legittimava le bombe. RENATO FARINA

11.09.2018 - Renato Farina
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LaPresse

L’Onu invia i suoi ispettori in Italia in quanto Paese razzista. Non c’è dubbio che, al di là di circonlocuzioni verbali, la pronunzia da Ginevra dell’Alto rappresentante per i diritti umani, Michelle Bachelet, equivale a una condanna. Il “team” spedito da noi è ben più di un avviso di garanzia, scandisce un giudizio sul governo individuato come causa “di violenza e razzismo contro i migranti”. E’ una condanna politica, i numeri a proposito di reati dicono il contrario, anche se l’ex presidente di sinistra del Cile afferma che gli investigatori giungeranno tra noi “al fine di valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro i migranti, persone di discendenza africana e rom”. Le statistiche contraddicono questo “riferito forte incremento”. Riferito da chi? I dati ufficiali parlano un’altra lingua. Dall’insediamento del governo Conte, cioè dal 1° giugno al 31 luglio 2018, gli atti di violenza nei confronti dei non-italiani sono diminuiti del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I tentati omicidi: -18,7%, le lesioni dolose -22,6%,  le minacce -23,7%. 

Ciascuno ha il diritto di valutare secondo coscienza le politiche migratorie che il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini ha prima inserito nel programma e poi rese operative: blocco dei porti, cacciata delle navi Ong, ritenute sirene complici degli scafisti per attrarre in mare i migranti. Ma ci stiamo domandando se non sia in corso una campagna internazionale per abbattere l’immagine dell’Italia, applicare a un popolo (dato che il governo gode di consensi stratosferici) una sorta di marchio d’infamia.

Qual è l’autorità morale di questo organismo importantissimo dell’Onu, che garanzie di imparzialità dà? La risposta viene abbastanza facile osservando alcuni fatti della sua storia. Nel 2003 i Paesi islamici – dove vigevano e peraltro vigono tuttora limitazioni della libertà religiosa e la pena di morte – spingono per eleggere presidente un libico, un uomo di Gheddafi, proprio nel momento in cui il rais di Tripoli era ritenuto il mandante di gravissimi episodi di terrorismo. Poi nel 2011 che succede? Francia e Gran Bretagna, con l’assenso degli Stati Uniti, scatenano la rivolta contro Gheddafi per interessi che nulla hanno a che fare con la libertà. Sulle piste degli aeroporti italiani rullano i jet destinati a determinare l’infame situazione di oggi. E che fa l’Onu di Ginevra? Ai primi di marzo la Libia è sospesa dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu, è il via libera ai bombardamenti del 19 marzo. Obbedisce alla morale, alla coscienza, o al pensiero del potere questa benedetta Onu?

Ancora, mentre si sussegue la persecuzione dei cristiani, nel 2014 questo Consiglio dei diritti umani mette sotto accusa la Santa Sede per gravi responsabilità sulla pedofilia.

La speranza è che francesi e inglesi non bombardino l’Italia e il Vaticano come già fatto in Libia.

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