NAPOLI, IN MALATTIA GIOCA A CALCIO: LICENZIATO POI REINTEGRATO/ Il tribunale dà ragione a un dipendente Eav

- Davide Giancristofaro Alberti

Napoli, gioca a calcio mentre è in malattia. Licenziato poi riassunto grazie ad un regio decreto fascista. Il tribunale partenopeo ha dato ragione al dipendente dell’Eav

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Il dipendente in questione deve ringraziare addirittura un Regio Decreto del 1931, dunque risalente ad epoca fascista, per non aver perso il proprio posto di lavoro a Napoli, anche l’Eav, l’ente per cui lavora, dopo aver licenziato e aver subito questa beffa, ha già annunciato che presenterà ricorso. L’uomo era stato infatti in un primo momento licenziato in tronco per essere stato scoperto a giocare a calcio e a fare la spesa al supermercato nonostante si fosse finto malato lamentando delle forti cefalee. Ebbene, il tribunale della città partenopea ha di fatto ribaltato la decisione dell’Eav, annullando il licenziamento nonostante fosse venuto meno il rapporto fiduciario tra dipendente e azienda: non solo, dato che oltre al reintegro l’Eav sarà tenuta pure a pagare le spese e persino un anno di stipendi arretrati. Infatti, il suddetto decreto 148 che riguarda il contratto dei tranvieri, contempla la “simulazione di malattia” che è sì sanzionata come un comportamento non leale ma non incorre certo nel licenziamento. Insomma, per un cavillo il diretto interessato non ha perso il posto anche se l’assurdità della vicenda lascia presumere che la vicenda non si chiuderà così. (agg. di R. G. Flore)

LICENZIATO, POI RIASSUNTO GRAZIE A UN REGIO DECRETO

Prima è stato licenziato, poi, reintegrato. La strana vicenda vede come protagonista un dipendente di Napoli dell’Eav, l’ente autonomo Volturno: l’uomo è stato sorpreso mentre stava disputando una partita di calcetto, nonostante fosse in permesso dal lavoro per malattia. A quel punto l’Eav ha fatto scattare il licenziamento, ma il “calciatore” non si è dato per vinto, citando in tribunale i propri datori di lavoro: il giudice gli ha dato ragione, ritenendo la scorrettezza commessa, non sufficiente a far scattare il licenziamento in automatico. Ma c’è di più, perché i giudici hanno condannato l’azienda a pagare le spese e a risarcire il proprio dipendente con un anno di stipendi arretrati.

L’EAV HA ANNUNCIATO RICORSO

La vicenda risalente all’ottobre dell’anno scorso è raccontata dal quotidiano Il Mattino, che svela come il dipendente in questione avesse dichiarato di essere affetto da cefalea, quando in realtà giocava a calcio e girava i supermercati. Una volta scoperto, l’Eav ha deciso di licenziarlo per aver violato “obblighi di correttezza, lealtà e diligenza in forza del rapporto di lavoro”. Fra le stranezze di questa vicenda, il fatto che il tribunale di Napoli abbia fatto riferimento ad una norma risalente all’epoca fascista per riammettere il lavoratore scorretto, precisamente il regio decreto numero 148 del 1931, in cui la “simulazione di malattia”, veniva considerata “comportamento sleale”, ma non tale da provocare il licenziamento. L’Eav ha annunciato ricorso, e il presidente Umberto De Gregorio, ha parlato di sentenza che “alimenta il senso dell’impunità”.



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