DALLA CHIESA, UCCISO 36 ANNI FA DA COSA NOSTRA/ Palermo, le parole del figlio Nando: “Uomo giusto”

- Emanuela Longo

Dalla Chiesa, ucciso 36 anni fa da Cosa nostra: Palermo ricorda l’omicidio del generale, della moglie e dell’agente di scorta. Il commosso messaggio di Mattarella.

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Dalla Chiesa, ucciso da Cosa nostra (Wikipedia)

Piccoli mazzi di fiori bianchi e gialli deposti da gruppi di bambini davanti alla stele dedicata al generale Alberto Dalla Chiesa, ucciso insieme alla moglie e a un agente di scorta dalla mafia il 3 settembre di 36 anni fa. Era presente il figlio Nando che ha ricordato come “la storia la fa la presenza di uomini giusti nelle istituzioni giuste”. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha invece voluto collegare questo attentato a quello di cui cadrà l’anniversario il prossimo 15 di settembre, in cui venne ucciso il sacerdote don Pino Puglisi: “Entrambi sono stati protagonisti del cambiamento di Palermo, del suo affrancamento dal dominio culturale e militare della mafia” ha detto (Agg. Paolo Votes)

LE PAROLE DI RITA DALLA CHIESA

Ricorre oggi, 3 settembre, il 36esimo anniversario della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, rimasto ucciso in un agguato ordito da Cosa nostra e nel quale rimasero coinvolti mortalmente anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. L’eccidio avvenne in via Carini a Palermo dove oggi si celebra la giornata dedicata al ricordo, iniziata con la deposizione delle corone di alloro sul luogo in cui il generale Dalla Chiesa fu assassinato. L’omaggio si è svolto con il silenzio suonato dalla tromba di un carabiniere e alla presenza di importanti personalità, tra cui i sottosegretari Stefano Candiani e Luigi Gaetti e il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri. In prima linea, come riporta Repubblica.it nell’edizione online, anche il prefetto di Palermo, Antonella De Miro, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il primo cittadino Leoluca orlando e l’assessore regionale Roberto Lagalla. Alla cerimonia ha preso parte anche il figlio del generale ucciso dalla mafia, Nando Dalla Chiesa, mentre era assente la celebre figlia, giornalista e conduttrice tv, Rita Dalla Chiesa. “La determinazione con la quale le forze dell’ordine e il governo, come tutti i governi, hanno sempre perseguito i latitanti è totale. Su questo non facciamo un passo indietro. Anzi, sempre la massima determinazione”, ha commentato Cardiani. Rita Dalla Chiesa, invece, in una intervista a Tpi ha commentato la morte del padre, sopraggiunta dopo essersi più volte lamentato di trovarsi in pericolo: “È quando un uomo resta solo che poi il pericolo cresce, lo aveva detto papà a Giorgio Bocca”, ha detto la figlia, facendo riferimento ad un abbandono da parte dello Stato.

OMICIDIO DALLA CHIESA: IL MESSAGGIO DI MATTARELLA

Nella triste ricorrenza del 36esimo anniversario della morte del generale Dalla Chiesa, non poteva mancare anche un intervento da parte del capo dello Stato Sergio Mattarella che alla memoria del prefetto, della moglie e dell’agente di scorta rimasti uccisi ha rivolto un commosso messaggio. “Nella lotta alle organizzazioni terroristiche e mafiose, condotta con inflessibile vigore e nella consapevolezza del rischio estremo cui essa lo esponeva, il generale Dalla Chiesa ha dato esempio eccezionale di fedeltà ai valori della democrazia, di difesa della legalità e dello stato di diritto, sino al prezzo della vita”, ha detto oggi Mattarella. In una nota il capo dello Stato ha aggiunto: “l suo impegno generoso e intelligente ha fatto sì che strumenti e metodi innovativi rendessero più incisiva l’azione della Repubblica contro le più pericolose forme di criminalità”. A sua detta, il ricordo della grande umanità e del rigore morale che hanno sempre accompagnato le azioni del generale Dalla Chiesa continuano a restare vive nella memoria degli italiani. Il presidente, prima di rinnovare la sua vicinanza alle famiglie delle vittime di mafia coinvolte nell’agguato del 3 settembre di 36 anni fa, ha chiosato: “Dal sacrificio suo e delle altre vittime della barbara violenza mafiosa, che susciteranno sempre dolore e indignazione profondi, le istituzioni e la società traggono tutt’oggi energia e determinazione per riaffermare i valori della convivenza democratica, nell’assoluto ed irrinunciabile rifiuto della cultura della violenza, della prevaricazione e della sopraffazione, tipiche di ogni azione criminale”.



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